In attesa del famigerato El Niño, che potrebbe aggravare condizioni climatiche già estreme, nasce l’Italia della coesione climatica con temperature simili (26°) nei prossimi giorni a Cortina d’Ampezzo (metri 1224 sul livello del mare!!) ed Agrigento, così come 29-30 gradi sono annunciati sia in Cadore che a Catanzaro (fonte: Meteored-ECMWF).
A segnalare l’anomalia è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come siano preoccupanti le previsioni per le regioni del Centro-Nord. Qui le temperature massime saliranno nel fine settimana oltre i 35° e persino ad alta quota si raggiungeranno livelli di calore pari a quelli delle località di pianura.
TEMPERATURE MITI CONDIZIONANO NEGATIVAMENTE ACCUMULO NEVOSO
Dopo una primavera, che in Europa è stata la terza più calda di sempre (in Italia è risultata la seconda dal 1950: +1,26°) e dopo il secondo Maggio più caldo a livello planetario (fonte: Copernicus-ECMWF) è al Nord, che appaiono più evidenti gli effetti della crisi climatica: le mappe di “Copernicus” sulle anomalie termiche di Maggio e su quelle della primavera meteorologica mostrano temperature medie, mensili e stagionali, diffusamente superiori di 1,5° a Nordovest e su gran parte delle Alpi.
Temperature eccezionalmente miti durante la stagione autunno-vernina hanno condizionato le riserve nivali nelle regioni alpine, facendo mancare, già dall’inizio di Giugno, il prezioso apporto idrico generato dallo scioglimento delle nevi. In Lombardia il deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) si è a lungo aggirato su valori superiori al 60%; in Veneto, la neve era presente già da Maggio in sporadiche chiazze solamente al di sopra dei 2900 metri di altitudine (fonte: ARPAV); nello stesso mese su Piemonte settentrionale, occidentale e meridionale, l’ammanco nello SWE era stimabile tra -67% e -81% (fonte: ARPA Piemonte).
RISALITA CUNEO SALINO
«Facile era ed è prevedere le conseguenze di tale situazione, confermate da quanto sta avvenendo sui corpi idrici del distretto padano ed in quello delle Alpi Orientali: falde sotterranee in costante decrescita. portate dei fiumi ai minimi e risalita del cuneo salino» evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
«La perdurante insufficienza di invasi non ha permesso di raccogliere buona parte della pioggia caduta sul Nord nei mesi di gennaio e febbraio – ricorda Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – Nel solo Veneto, dove il comparto agricolo è già ora in sofferenza, tale quantità, nel primo bimestre dell’anno, è stimabile in poco meno di 1 miliardo di metri cubi d’acqua! Avvio concreto del Piano Invasi Multifunzionali, da noi proposto con Coldiretti ed efficientamento della rete idraulica devono diventare scelte strategiche per il futuro del Paese».
PIEMONTE E VAL D’AOSTA
Nel Nord Italia, i livelli dei grandi laghi, fatta eccezione per quello d’Iseo, sono tornati a scendere al di sotto dei livelli medi storici: il Verbano è pieno al 70,8%, il Lario al 74,7%, il Benaco al 76,4%, il Sebino all’ 87,1%. In calo sono le portate dei fiumi in Valle d’Aosta: la Dora Baltea registra un deficit del 51%, mentre il torrente Lys si attesta a mc/s 2,40 (fonte: Centro Funzionale-Protezione Civile Regione Autonoma della Valle d’Aosta).
In Piemonte, lo stato idrometrico del Tanaro testimonia come la mancanza di neve in quota comprometta, durante la stagione calda ed in periodi di stabilità atmosferica, anche i deflussi dei fiumi più importanti: attualmente nella sezione di Montecastello scorrono appena 11,1 metri cubi al secondo, quando normalmente le portate dovrebbero superare mc/s 106,5 (fonte: ARPA Piemonte) cioè manca circa il 90% d’acqua! Fortemente deficitarie sono anche le portate di Stura di Demonte, Stura di Lanzo, Toce.
LOMBARDIA
In Lombardia, le riserve idriche ammontano a 1686 milioni di metri cubi e sono del 26,5% inferiori alla media storica; la causa principale di tale deficit è da imputare alla carenza di risorsa nivale, che è più scarsa del normale di oltre il 66%. Nel Veneto, positiva è la performance settimanale del fiume Adige, che continua a crescere dopo aver ristagnato per diverse settimane al di sotto della portata necessaria (mc/s 79) all’efficace utilizzo delle barriere antisale; all’appello manca, però, ancora il 46% della portata media, così come ancora in deficit sono la Livenza (-48%), Brenta (-58%), Bacchiglione (-63%), Piave (-39%).
EMILIA ROMAGNA
In Emilia-Romagna sono da segnalare le insufficienti condizioni, in cui versano i fiumi dei bacini più occidentali come Nure e Trebbia, le cui portate risultano addirittura inferiori ai valori minimi storici di riferimento. Infine, fortemente deficitari sono i flussi nel fiume Po che questa settimana, esauritisi gli effetti della perturbazione che aveva investito soprattutto Piemonte e Lombardia, subiscono quantomeno un dimezzamento: mentre a Torino manca il 58% di portata, al rilevamento mantovano di Borgoforte si passa dagli 875,11 metri cubi al secondo di 7 giorni fa agli attuali mc/s 383,25, registrando così un deficit del 76% sulla media storica! A Pontelagoscuro, il Grande Fiume è sceso ben al di sotto della portata di 450 metri cubi al secondo, necessaria a contrastare l’intrusione salina. Autore: Anbi
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