Nel mirabolante teatro della burocrazia italiana, i bonus non muoiono mai di vecchiaia: vengono soffocati nella culla. Prima si emana un decreto ma ben ci si guarda dal predisporre gli strumenti per applicarlo. Poi, quando emerge una nuova esigenza, si stornano i fondi per finanziare il provvedimento successivo. Così si può annunciare un aiuto due volte, se non di più, senza mai spendere un centesimo.
CREDITO D’IMPOSTA PER FERTILIZZANTI
L’ultima vittima eccellente è il tanto sbandierato credito d’imposta per l’acquisto di fertilizzanti, da non confondere con l’aiuto diretto che passa per il fascicolo aziendale. Introdotto in pompa magna nella scorsa primavera con il decreto all’art.1-Ter al comma 3(e 4,5,6) per salvare le aziende agricole dal caro-concimi, il credito d’imposta, dopo esser stato annunciato e applaudito, è rimasto per mesi in uno stato vegetativo – congelato nei cassetti ministeriali in attesa di decreti attuativi mai pervenuti – per poi essere “terminato” senza troppi complimenti dall’ultimo decreto-legge governativo, quello del gasolio agricolo.
RECUPERARE 40 MILIONI DI EURO
La farsa si consuma con la precisione chirurgica di un colpo di spugna contabile, volto a recuperare 40 milioni di euro da sacrificare sull’altare delle emergenze correnti del comparto: in questo caso, il gasolio agricolo.
Il testo del nuovo provvedimento non usa giri di parole e va dritto al cuore della materia, smontando pezzo per pezzo l’impalcatura giuridica precedente ed eliminando il fondamento stesso dell’agevolazione. Il decreto voluto dal governo all’Articolo 6 “Contributo a fondo perduto a favore degli imprenditori agricoli per i maggiori costi sostenuti per l’acquisto di carburante” al fine di consentire alle imprese agricole di far fronte ai maggiori costi sostenuti per l’acquisto di carburante nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026, alle imprese agricole in possesso dei requisiti di cui all’articolo 8 – ter del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38 crea un aiuto diretto per combattere il caro gasolio agricolo. Ma come lo finanzia?
L’ARTICOLO 9
Il capolavoro normativo si articola con freddezza geometrica all’articolo 9 del nuovo testo. Nel comma dedicato alle coperture economiche scatta la ghigliottina finanziaria. Il testo recita testualmente la revoca del fondo, laddove il comma 2 dell’articolo 9 del nuovo decreto-legge stabilisce: 2. All’articolo 1-ter del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 25 giugno 2026, n. 113, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 3, 4, 5 e 6 sono abrogati;
b) al comma 8, le parole: “300 milioni di euro” sono sostituite dalle seguenti: “260 milioni di euro”.
Prima si illudono le imprese promettendo un ristoro fino al 30% per le spese sostenute nel trimestre primaverile, spingendole a fare calcoli e a conservare fatture, infine, si cancella lo stanziamento perché quei soldi non sono stati spesi. Certo che non sono stati spesi: lo stesso esecutivo che oggi si riprende le risorse ha evitato con cura di firmare i decreti per renderli utilizzabili. Il risultato di questo travaso di fondi è una bizzarra partita di giro: per dare risposte su un fronte, si decide di privare le aziende di un altro supporto. Tanto, diranno al Ministero, a cosa serve il concime? Autore: Laura Burocco, risicoltore
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