Mercato interno ancora in rialzo nelle sedute di inizio settimana. A Vercelli, martedì, oltre alla conferma degli apprezzamenti di venerdì scorso (LEGGI) si registrano due novità ufficiali: il gruppo Arborio è di nuovo a 60 €/q lordi, mentre il gruppo Baldo avanza a 45. Intanto i dati sulle superfici 2026 fotografano oscillazioni fortissime tra le varietà, con il crollo del CL 145 e l’exploit dell’Araldo, mentre l’export di riso resta in calo nei primi sette mesi dell’anno.
RIALZI UFFICIALI PER ARBORIO E BALDO, VOCI PER I LUNGHI B
Proseguono gli apprezzamenti per il mercato interno nelle sedute di borsa di inizio settimana. Lunedì Novara conferma i rialzi di S. Andrea e similari, Gloria e Roma e similari, e propone un passo avanti del gruppo Carnaroli: il Classico si allinea ai 70 €/q lordi delle sedi lombarde, con voci di scambi fino a 75 €/q lordi, mentre i similari tornano a 65. Martedì Vercelli non ha bisogno di variazioni per Carnaroli e similari, che partono già con queste valutazioni. Nella sede di Piazza Zumaglini, oltre all’ulteriore conferma del passo avanti di S. Andrea e Gloria, arrivano due novità ufficiali. Ritornano a 60 €/q lordi il gruppo Arborio e a 45 €/q lordi il gruppo Baldo.
Qualcosa si smuove anche per i lunghi B, quotati con la dicitura nominale a 35 €/q lordi. Nessun venditore è disposto a cedere la merce a questa cifra e circolano voci di scambi a 40 €/q lordi per le varietà più apprezzate. Per il resto scambi agevoli e buona domanda ai prezzi ufficiali in tutti gli altri comparti. Nei ritondi la richiesta è elevata per Selenio a 45 €/q lordi, buona per Centauro, Cerere, CL 18 e Misaki a 40, mentre c’è poca voglia di vendere sulle altre varietà del comparto, che per ora non ricevono offerte superiori ai 35. Tra i lunghi A da parboiled, scambi agevoli per i Provisia a 40 e domanda elevata a 45 per CL 007, Leonardo, Unico e le altre varietà più pregiate.
TANTI ETTARI AD ARALDO QUANTI A TUTTA LA GRIGLIA RIBE
Pubblicati i dati sulle superfici per singole varietà (VEDI), che confermano oscillazioni fortissime per alcune varietà, effetto delle altrettanto forti variazioni di prezzo vissute nella scorsa campagna. Sorprende in particolare il crollo del CL 145, principale rappresentante del gruppo Roma, passato dai 12.848 ettari del 2025 ai 4.800 del 2026. Sul fronte opposto l’Araldo, un tempo distinto dagli altri tondi generici in termini di quotazione e oggi totalmente allineato, che sale da 22.340 a 31.737 ettari. Risulta così essere la varietà nettamente più coltivata, davanti a tutti gli interi comparti dei lunghi A da interno e a un passo dall’intero gruppo Ribe, che raggiunge i 32.119 ettari.
Arrivano, inoltre, conferme poco incoraggianti sul fronte degli scambi con l’estero relativi alla scorsa campagna. Secondo i dati Anacer relativi al periodo gennaio-luglio 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, l’import di riso, considerato nel complesso tra risone, semigreggio e lavorato, segna un aumento di circa 12.800 tonnellate (+6,2%), accompagnato però da un calo di 6 milioni di euro nei valori (-3,2%). Dunque entra più prodotto ma a prezzi inferiori. Peggio l’export, che comprende risone, semigreggio, lavorato e rotture di riso, dove le quantità diminuiscono di 18.800 tonnellate (-4,5%) e il valore scende di 50 milioni di euro (-9,7%).
BRUSTIA (CIA): «SERVONO PREZZI CHE RISPECCHINO I COSTI SOSTENUTI»
Nonostante gli apprezzamenti, molte quotazione dal punto di vista dei produttori restano insufficienti. «Come CIA siamo scesi in piazza già dal 13 ottobre con una serie di manifestazioni a Montecitorio, perché l’aumento dei costi di produzione di quest’anno ha messo in perdita tutti i comparti dell’agricoltura», spiega Manrico Brustia, responsabile Settore Riso e Irrigazione di CIA Piemonte e consigliere dell’Ente Nazionale Risi. «Nella risicoltura abbiamo già avuto un 2025 in cui, per alcuni comparti, i prezzi sono rimasti sotto i costi di produzione per tutta la stagione. Non possiamo permetterci un’altra annata così, c’è il rischio concreto di chiusura per molte aziende.
Auspichiamo che i listini tornino a crescere, anche in relaziona a quanto avviene a livello internazionale. Il costo dei noli è praticamente raddoppiato e l’aumento del petrolio rende più caro importare riso. La speranza è che questo si traduca in segnali di ripresa per i comparti ancora in perdita, come i lunghi A da parboiled ed i lunghi B. La situazione più difficile penso che riguarderà i tondi. Purtroppo, in seguito alle forti differenze di prezzo che abbiamo visto nella scorsa campagna, le semine sono cresciute vertiginosamente. Con quasi 20.000 ettari in più, era prevedibile giungere alla quotazione attuale, che resta però inaccettabile per i produttori, essendo nettamente sottocosto.
Servono prezzi più equilibrati che rispecchino l’aumento dei costi sostenuti. Senza segnali di questo tipo, le semine del prossimo anno saranno ancora una volta orientate dal mercato e ci sarà un ridimensionamento della risicoltura. Non si può pensare di continuare a produrre in perdita». Autore: Ezio Bosso


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