MA SOLO L’INDUSTRIA CRESCE

prezzi

Gli spiragli positivi indicati nella precedente analisi (LEGGI) sembrano allargarsi nelle sedute di borsa lombarde. Gli operatori parlano di un cauto ottimismo per i produttori, con una domanda interessata a pressoché tutti i comparti ai prezzi attuali. Lievi segnali concreti arrivano anche dai listini. Vialone Nano e similari tornano a 45 €/q lordi in entrambe le sedi. CL 007 si allinea a Mortara ai 43 €/q lordi visti in Piemonte, con voci di scambi fino a 45 €/q per questa varietà e le altre pregiate del gruppo Ribe. Per il resto prezzi stabili, con più richiesta che offerta. Calano lievemente i trasferimenti settimanali (VEDI), a 35.967 tonnellate, ma i ritiri in questo inizio di mercato restano ai massimi degli ultimi tre anni.

CON I PREZZI ATTUALI I TRASFORMATORI APPAIONO IN SALUTE

La buona domanda ed il dato elevato rispetto ai due anni precedenti sui trasferimenti da inizio mercato appare favorito anche dal fatto che con i costi attuali della materia prima il prodotto si colloca agilmente sia in Italia sia all’estero. I prezzi attuali, inoltre, sembrano permettere buoni margini ai trasformatori, soprattutto per le vendite nazionali visti i prezzi immutati sugli scaffali rispetto a quando il risone valeva il doppio, e la riconquista di quote di mercato nei mercati esteri, dove negli ultimi anni si erano persi alcuni clienti. Il buon periodo per chi trasforma e commercializza viene avvalorato da una notizia recente. Euricom, gruppo internazionale da 850 milioni di fatturato consolidato, proprietario dei marchi Curtiriso e Flora in Italia, Sonko in Polonia ed Ebly in Francia, ha annunciato accordi vincolanti per l’acquisizione della tedesca Müller’s Mühle (fonte Il Sole 24 Ore).

Restando nell’ambito della competitività dei prezzi attuali, vi proponiamo l‘interessante elaborazione di Ente Risi nelle consuete slide periodiche sull’andamento dei mercati nazionale ed europeo.

La tabella propone un prezzo del risone italiano “per competere nell’UE” che considera il costo del riso lavorato importato con dazio dalla Thailandia e senza dazio dal Myanmar, i noli, il cambio €/$ e una resa alla lavorazione del prodotto nazionale non specificata, ma che si desume vicina al 60%. Nel confronto temporale si nota come il contesto sia migliorato attualmente. I prezzi competitivi risultano oggi 43 €/q lordi contro il Thai e 31 €/q lordi contro il Myanmar. Il confronto non tiene conto delle differenze merceologiche e di salubrità, proponendo un’analisi strettamente economica. Al netto di ciò, mostra che oggi è possibile recuperare mercato, restando però vicini agli attuali prezzi del risone, deludenti per i produttori in quanto sotto i costi di produzione.

«QUEST’ANNO L’ITALIA PUÒ RIPRENDERSI IL MERCATO ESTERO, A PATTO DI NON ALZARE TROPPO I PREZZI»

Sul tema della competitività ai prezzi attuali intervengono Luca e Stefano Pezzoni, mediatori di Reschiriso. «Se quest’anno l’Italia riuscisse a mantenere i prezzi su un range vicino ai livelli attuali, senza scendere ancora ma nemmeno salire in modo estremo, potrebbe essere l’anno in cui riesce a ricollocare buona parte del suo prodotto all’estero. Si riprenderebbero le fette di mercato perse dopo la siccità, anche perché la situazione risicola europea ce lo permette. Quest’anno non c’è la concorrenza così forte che alcuni Paesi europei ci hanno fatto l’anno scorso, stavolta possiamo essere noi a fare il mercato.

Con i prezzi attuali di vendita del risone ci può essere spazio per piccoli apprezzamenti – proseguono i mediatori – ma puntare a livelli eccessivi rischia di essere controproducente nel lungo periodo per tutta la filiera. Con valori del risone prossimi ad 1 €/kg i risicoltori erano contenti, ma abbiamo perso tantissimo mercato, perché il riso italiano per il 40-50% viene esportato. Il Carnaroli o Arborio a 4-5 €/kg al supermercato è solo una parte della coltivazione. In Europa dobbiamo collocare gran parte dei tondi, dei risi da parboiled e dei lunghi B, quindi i prezzi devono restare competitivi perché l’industria riesca a esportarli.

Con i livelli attuali dovrebbe invece essere agevole collocare il prodotto, anche considerando l’andamento del commercio internazionale. Spingere di nuovo i prezzi in alto significa far male a chi commercia, ma in primis a chi produce e deve collocare il prodotto. È sempre difficile riconquistare un cliente, ma se lavoriamo tutti sulla stessa linea, il cliente, ricordandosi del valore del prodotto italiano, fa fatica a non prediligerlo, a meno di enormi differenze di costo come nel 2023». Autore: Ezio Bosso

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