Ecco come parla sul Resto del Carlino della campagna risicola Massimo Piva, risicoltore e presidente di Cia-Agricoltori Italiani a Ferrara: «la trebbiatura è avviata da una decina di giorni, con circa il 30% delle superfici già raccolte, ma la dinamica dell’annata appare molto chiara e purtroppo già segnata.
CONDIZIONAMENTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
L’andamento climatico, infatti, non ha risparmiato neanche il riso. Gli sbalzi termici e il caldo persistente hanno bruciato da soli un 20% della produzione sul campo, a cui si aggiungono i danni localizzati della grandine che nelle aree più colpite hanno raggiunto picchi del 70-80%. Oltre alla perdita di prodotto in campo, registriamo un calo compreso tra il 5% e il 10% della resa alla lavorazione industriale».
FINO A CALI PRODUTTIVI DEL 50%
«Chi prima otteneva una resa del 65% oggi fa fatica ad arrivare al 60%, e chi lo scorso anno toccava performance del 66-67% si ritrova attualmente al 60%. Nel complesso, stimiamo che a fine campagna mancherà circa il 40% – che può arrivare al 50% per alcune varietà – della produzione complessiva».
IL COMMENTO DI PIVA
«Ed ecco cosa pensa dei listini. «Sul fronte prezzi – continua Piva – pesa come un macigno la presenza delle scorte dell’anno precedente, particolarmente ingenti per il gruppo Baldo-Cammeo, che arriva a circa 280.000 quintali di giacenza. I listini attuali vedono il Carnaroli classico a 70 euro al quintale, i simil Carnaroli a 60 euro, il gruppo Arborio arriva a malapena a 55 euro mentre i tondi sono fermi tra i 35 e 40 euro, con la sola eccezione del Selenio, destinato alla ristorazione giapponese, quotato tra i 40 e 45 euro».
«E qui devo sottolineare un fatto che se non è speculativo, sicuramente è poco ’etico’. Le riserie che offrono ai produttori che hanno urgente necessità di svuotare i magazzini per fare posto al nuovo raccolto, quotazioni che non coprono i costi di produzione. Una situazione grave, che non tutela la qualità del riso italiano, visto che il problema non è solo a Ferrara anche nelle zone produttive vocate del Nord Italia, e che rischia di mettere in crisi l’ennesimo comparto della nostra economia agricola. In sostanza e ancora una volta – conclude Piva – le problematiche climatiche e di mercato sono interamente sulle spalle degli agricoltori».
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