Le sedute di mercato di Novara e Vercelli non propongono novità sui prezzi, mentre si confermano gli apprezzamenti per il Cl 007 e per i Lunghi B già visti nelle sedi lombarde (LEGGI). La domanda resta buona e i risicoltori, a meno di necessità, sono poco disposti a cedere il prodotto alla gran parte dei prezzi attuali, in quanto al di sotto dei costi di produzione.
LUNGHI B A 39 €/Q, MA IL RIFERIMENTO DEL COMPARTO RESTA INCERTO
Sulle piazze di Novara e Vercelli la domanda risulta ancora vivace e i risicoltori, salvo necessità, non vendono alla maggior parte dei valori attuali. Un equilibrio tra le parti che apre spiragli di possibili apprezzamenti. Per quanto riguarda i lunghi B il riferimento di prezzo appare incerto. Vercelli quota 39 €/q lordi, in linea con Mortara di venerdì, mentre Novara lunedì si è fermata a 38. Dopo gli scambi a 40 €/q di martedì scorso, venerdì i compratori a quel livello erano spariti. In questo inizio di settimana gli operatori riferiscono offerte dell’industria tra 37 e 38 €/q, ma la Borsa vercellese ha comunque scelto di allinearsi a Mortara.
In ogni caso l’offerta si dimostra poco propensa a cedere la merce a queste cifre. Stesso atteggiamento per i Tondi generici e del “gruppo” Centauro, che non ricevono proposte superiori a 35 €/q lordi nel primo caso (in qualche scambio con rese ottimali si è parlato di 37) e 40 €/q lordi nel secondo. Fermi a 40 €/q lordi anche i lunghi A da parboiled Provisia, cifra su cui si attestano ufficialmente anche i medi generici, con voci di scambi fino a 45 €/q lordi in sala di contrattazione. Anche i 45 €/q lordi di Selenio e dei gruppi Baldo, S. Andrea e Roma non sono ben visti dai risicoltori, che cedono a questi valori solo per necessità aziendali. Per Selenio la richiesta resta elevata.
Va un po’ meglio per il Cl 007 e per gli altri Ribe di pregio, ormai prossimi a stabilizzarsi a 50 €/q lordi, con le quotazioni tutte allineate a 48 €/q lordi. Mercato stabile per i risi da risotto più pregiati: Arborio a 60 €/q lordi e Carnaroli tra i 65 €/q lordi dei similari e i 75 del poco scambiato Classico.
CHIÒ: «RIALZI NECESSARI MA NON BASTA»
«Il rialzo è necessario ma non basta». Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco, descrive un settore attraversato da «smarrimento». «Siamo ben lontani da una valutazione sufficiente per gestire gli attuali costi di produzione. Nel periodo di raccolta abbiamo acquistato il gasolio per essiccare il riso a 1,50 €/l, e il carburante è solo l’ultimo tassello di una lunga lievitazione dei costi. Questo mentre le remunerazioni sono rimaste su livelli considerati soddisfacenti sei anni fa. In particolare mi riferisco ai lunghi A da parboiled, che proprio nella campagna 2020/2021 hanno avuto un prezzo medio di 40 €/q lordi. Lo stesso prezzo di oggi, peccato che i costi siano totalmente differenti.
Sul tavolo restano i soliti punti, che dibattiamo da anni, a cominciare dalle importazioni. Nel 2025 rispetto al 2024 si parla di un aumento del 46% e oltre, ed è sulla mitigazione di questo dato che va messo il focus, a maggior ragione se parliamo di lunghi B. Negli ultimi anni vi è poi il contesto climatico, che ha creato sempre più difficoltà e ridotto di molto la produzione in molte aziende».
CONTRIBUTI SUL GASOLIO, CHIÒ: «NON È UN AIUTO IN PIÙ, SERVE CHIAREZZA»
Quanto alle misure varate nell’ultima settimana, con i nuovi contributi sul gasolio, Chiò accoglie «con positività» la scelta del governo di intervenire con un contributo monetario e non con un credito d’imposta sulle fatture da giugno a ottobre. Il nodo è però la provenienza dei fondi, spostati dalla dotazione pensata in precedenza per sostenere l’acquisto dei fertilizzanti: «La ringraziamo da una parte e la lamentiamo dall’altra. Capisco che la coperta sia corta ma quanto sbandierato non si tratta di un aiuto in più, bensì di una somma prevista in una forma e destinata ad altro. Questi sono segnali che richiedono maggior chiarezza. Il risultato è poca fiducia in un sistema in cui l’agricoltore è il bersaglio perfetto: costi in aumento, valore del prodotto estremamente basso, crisi idrica e scelte che dipendono da variabili mondiali.
Una prima risposta penso possa passare dalla trasparenza sui dati, a partire da provenienza e quantitativi delle importazioni. La trasparenza e la chiarezza devono dominare su qualsiasi dinamica decisionale, e devono valere per tutti i prodotti, non solo per il riso. L’agricoltore deve poter scegliere e decidere, e la stessa possibilità deve averla il consumatore». Autore: Ezio Bosso


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