IL VERDE CHE FA RESA

stay-green

Pensiamo a cosa significa sostenere uno sforzo prolungato negli ultimi metri di una corsa. Non conta soltanto la velocità di partenza, né la quantità di energia accumulata nei primi chilometri. Tutto si decide quando le riserve cominciano a scarseggiare: la capacità di mantenere il passo, di preservare i muscoli efficienti fino al traguardo senza crollare prima del tempo, è ciò che separa chi arrives in fondo a stento da chi vince la gara.

STAY-GREEN, OVVERO RALLENTAMENTO DELLA SENESCENZA CELLULARE

Nel ciclo vegetativo del riso si verifica esattamente la stessa dinamica attraverso il fenomeno noto come stay-green. Questa espressione descrive la proprietà genetica che permette al riso di rallentare la senescenza cellulare, cioè il naturale invecchiamento dei tessuti, e la conseguente degradazione della clorofilla nelle fasi finali dello sviluppo.

Mantenendo la foglia a bandiera turgida e attivamente fotosintetica durante il fondamentale riempimento della pannocchia, la pianta continua a produrre amido e a canalizzarlo verso le singole spighette. Questo comportamento si traduce in un incremento netto del peso e della densità dei chicchi, riducendo al contempo il crollo della struttura, con un impatto diretto, concreto e misurabile sulla resa finale in risaia.

DOPO LA FIORITURA

Quando la fioritura termina e la pianta entra nella fase in cui deve riempire le cariossidi all’interno delle spighette, la fisiologia del vegetale andrebbe incontro a un naturale declino. I pigmenti che catturano la luce solare vengono gradualmente smantellati e i tessuti fogliari perdono vitalità, lasciando spazio alle tonalità dorate che preannunciano la raccolta. Tuttavia, sostenere la funzionalità biologica della chioma in questo passaggio cruciale non costituisce un semplice dettaglio formale, bensì l’elemento fondamentale che stabilisce il confine tra un raccolto modesto e una produzione di altissima qualità.

LA FOGLIA BANDIERA

Il motore principale di questa fabbrica di nutrimento è la foglia a bandiera, ovvero l’ultima foglia che si sviluppa in cima al culmo, situata subito sotto la pannocchia. Per la sua posizione privilegiata, direttamente esposta all’irraggiamento solare, la foglia a bandiera è responsabile di oltre la metà dell’intero sostentamento della pianta in questa fase. Se le sue cellule invecchiano o disseccano prima del tempo a causa delle altissime temperature estive o degli attacchi dei patogeni, la fotosintesi crolla e il flusso di zuccheri verso l’infiorescenza si interrompe bruscamente.

Questo disseccamento precoce ha un impatto devastante sulla pannocchia: le spighette non riescono a completare il proprio riempimento, originando chicchi vuoti, leggeri o deformi, destinati a diventare scarto durante i processi di pulizia ed asportazione. Al contrario, prolungare l’attività metabolica della foglia a bandiera anche solo per una o due settimane permette un nutrimento continuo e ininterrotto, consentendo a ogni singola spighetta di maturare un granello pieno, pesante e omogeneo.

DIFESA FITOSANITARIA E MIGLIORAMENTO GENETICO

Raggiungere questa longevità in campo richiede l’azione combinata di due fattori chiave: il miglioramento genetico e la difesa fitosanitaria mirata.

Accanto alla predisposizione varietale, un ruolo determinante è svolto dalla protezione fitosanitaria e dalla gestione agronomica. L’impiego di fungicidi appartenenti alla famiglia delle strobilurine, e in particolare dell’azoxystrobin — un principio attivo di sintesi ad azione preventiva e curativa —, ha rivelato una duplice efficacia: oltre a proteggere i tessuti dall’attacco dei funghi, questa molecola genera il cosiddetto “effetto salute” sulla fisiologia della pianta. L’azoxystrobin agisce infatti direttamente sulla respirazione cellulare del vegetale, migliorando l’assimilazione dell’azoto e rallentando la degradazione enzimatica dei pigmenti fotosintetici. In questo modo la foglia viene preservata dallo stress ossidativo e la clorofilla continua a lavorare, prolungando la giovinezza funzionale della chioma.

SENESCENZA RITARDATA CONSENTE VIVACITA’ METABOLICA

La senescenza ritardata conserva la funzionalità fotosintetica e riflette in modo decisivo la tenuta meccanica della coltura. Mantenere vitali e attive le cellule vegetali fino al termine del ciclo evita che lo stocco perda consistenza e diventi fragile. Conservando la freschezza e l’elasticità dei nodi e degli internodi, la pianta sviluppa una forte resistenza all’allettamento, ovvero la piegatura o la caduta a terra del culmo sotto il peso della pannocchia o sotto l’azione del vento e della pioggia.

Sul fronte della genetica, il confronto tra le varietà storiche del passato e i costitutivi moderni mostra una profonda evoluzione fisiologica. Le varietà tradizionali erano infatti programmate per una senescenza precoce: completata la fioritura, l’apparato fogliare tendeva a ingiallire e disseccarsi in modo improvviso, lasciando la pianta priva di risorse. Le varietà moderne, al contrario, sono frutto di una selezione mirata a prolungare la longevità funzionale dell’apparato fotosintetico.

In questo contesto si inseriscono le varietà costituite da Eugenio Gentinetta e commercializzate da MI.SE., tutte dotate dello stay-green. Tra queste ricordiamo le più coltivate: Augusto, Caravaggio, Leonidas Cl, Etrusco, Polluce Cl, Enea, Cellini.  Autore: Eugenio Gentinetta (nella foto) e Chiara Pavan, MISE

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