I PREZZI POTREBBERO SALIRE

Lunghi A

Pubblicati i dati definitivi di Ente Risi sulle superfici a riso 2026 (VEDI). In Italia si sono seminati 2.500 ettari in meno, pari a -1,1%. Il calo, come previsto, non è uniforme, con il gruppo Roma-Baldo in picchiata del 40% e i tondi in forte crescita del 47%. Prosegue intanto la lieve ripresa delle quotazioni sulle borse piemontesi. Martedì a Vercelli due nuovi apprezzamenti portano il gruppo Roma e CL 007 a 45 €/q lordi. L’industria si dimostra disponibile all’acquisto di tutti i risoni alle quotazioni attuali, che restano in molti comparti sotto la soglia di remuneratività per i produttori.

GRUPPO ROMA E CL 007 A 45 €/Q

Prosegue il momento di lieve ripresa delle quotazioni a listino sulle borse piemontesi, in concomitanza con la pubblicazione da parte di Ente Risi dei dati definitivi sulle superfici coltivate a riso nel 2026. Martedì mattina a Vercelli si realizzano due nuovi apprezzamenti, con il gruppo Roma e CL 007 che salgono a 45 €/q lordi. Per i lunghi A da parboiled di pregio la notizia era nell’aria già lo scorso fine settimana (LEGGI), mentre per il segmento in cui CL 145 è la varietà più coltivata la crescita era meno attesa.

Uno sviluppo forse favorito dai dati definitivi sulle semine, che mostrano un netto calo del gruppo Roma-Baldo, -40% rispetto alla campagna 2025. Secondo gli operatori, infatti, si vocifera di scambi a 45 €/q lordi anche per alcune varietà tra i risi commercializzati abitualmente come Baldo, con qualche difficoltà in più per il Cammeo, che nella scorsa campagna era stato la varietà più apprezzata. Un quadro forse condizionato dalla tegola per l’export verso la Turchia, arrivata di recente e principale sbocco del Cammeo. Il Paese ha deciso di applicare un dazio del 45% sul riso importato. Il prezzo è così quasi raddoppiato per gli importatori.

L’INDUSTRIA COMPRA TUTTO

Buona la domanda per i lunghi B, le cui superfici scendono del 16%, con una ridotta concorrenza del prodotto estero, rincarato sia per il prezzo alla fonte sia per il trasporto. Due fattori che fanno ben sperare per l’andamento dei prezzi, necessario visto che per ora si vende in perdita, a 35 €/q lordi. Discorso analogo per i risi in griglia Ribe che, a eccezione di CL 007, si scambiano agilmente a 40 €/q lordi, con superfici in calo del 10%.

Sempre sotto la soglia di remuneratività per i produttori, a 35 €/q lordi, si scambiano anche i tondi generici, che registrano un’impennata delle semine: +47%, ovvero +18mila ettari. La domanda sembra comunque in crescita con l’attuale quotazione, in particolare per Araldo. L’aumento di ettarato interessa tutti i tondi, con circa +1.000 ettari anche per Centauro e Selenio, quest’ultimo molto richiesto dall’industria agli attuali 45 €/q lordi. Nessuna novità a listino e scambi agevoli per Arborio e Carnaroli, le cui superfici crescono rispettivamente del 14,5 e del 17,5%.

In sostanza, ai prezzi attuali l’industria si dimostra disponibile all’acquisto di tutti i risoni, più o meno seminati che siano, spingendosi a spendere qualcosa in più per alcuni gruppi con semine in calo. Un andamento che, come spiegato nella scorsa analisi, testimonia come, a questi prezzi, in molti casi sotto la soglia di remuneratività per i produttori, trasformatori e commercianti lavorino agevolmente. Un fatto che, dopo Euricom la settimana scorsa, trova supporto in Scotti, che mette sul piatto 22 milioni per crescere e costruire il nuovo polo logistico con importanti automazioni.

RIZZOTTI (COLDIRETTI): «SU TUTTI I FRONTI PER DIFENDERE LA RISICOLTURA ITALIANA»

Fabrizio Rizzotti, responsabile del settore riso di Coldiretti Novara, analizza la situazione dicendo: «Nonostante le lievi crescite, restiamo su prezzi di vendita al di sotto della remuneratività, con costi alle stelle. È il momento di movimentare la situazione. Noi di Coldiretti siamo partiti dalla richiesta di una maggior trasparenza nelle scorse settimane. Abbiamo chiesto alle questure, consapevoli che tutto ciò che entra dall’estero deve essere tracciato dallo Stato, i dati relativi agli sdoganamenti di riso nei porti nazionali. Oggi i dati a disposizione sono troppo vaghi. Vogliamo conoscere i numeri reali per capire meglio come agire, sia come aziende sia come sindacato.

È un momento difficile, in cui dobbiamo agire su tutti i fronti. Ad esempio si parla di deflusso ecologico per i fiumi, ma non si pensa che anche togliere l’acqua alle risaie significa distruggere un ecosistema. Dobbiamo ricordare i nostri servizi ecosistemici, la sostenibilità e la salubrità che garantiamo nelle nostre coltivazioni e al tempo stesso lavorare per difendere l’unicità e la qualità della produzione risicola italiana. Non dobbiamo permettere che le nostre eccellenze vengano coltivate altrove. In sostanza, dobbiamo lavorare su ogni fronte per difendere la nostra risicoltura, che nel contesto attuale sembra si voglia smantellare.» Autore: Ezio Bosso

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