La prevenzione come strumento essenziale per evitare un’altra tragedia come quella che ha colpito la regione di Valencia tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 2024, che ha causato oltre 230 morti e ha danneggiato pesantemente tutte le infrastrutture agricole: per questo l’Associazione degli Agricoltori Valenciani (Ava-Asaja) ha presentato delle osservazioni sul “Progetto di Regio Decreto recante l’adozione di misure per la gestione del rischio di alluvioni”, chiedendo al Governo di considerare le infrastrutture idrauliche come priorità assoluta per ridurre al minimo l’impatto delle alluvioni improvvise.
Tra le richieste, anche la rimozione delle restrizioni previste dalla normativa in materia di riparazione delle strutture e delle infrastrutture agricole, nonché l’introduzione di un meccanismo di compensazione economica nei casi in cui eventi alluvionali straordinari provochino la devastazione di terreni adiacenti ai corsi d’acqua e ne determinino l’inclusione nel Demanio Idrico Pubblico (Dominio Público Hidráulico – DPH).
LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO UNA PROGRAMMAZIONE PUNTUALE
Il Governo limita le misure di riduzione del rischio alluvionale esclusivamente alle restrizioni relative all’uso del suolo, all’adeguamento degli edifici e alle misure di protezione civile. L’associazione agricola chiede invece che, accanto a tali interventi, l’approccio di gestione integrata adottato dal Governo comprenda «L’individuazione, la pianificazione, la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture idrauliche esistenti, programmate o necessarie, finalizzate a ridurre gli effetti delle alluvioni straordinarie e a proteggere le persone, le attività economiche, le aziende agricole e il territorio».
DOPO L’ESPERIENZA DANA 2024
Secondo Ava-Asaja, «Le evidenze scientifiche e l’esperienza della Dana del 2024 evidenziano il ruolo essenziale svolto dalle infrastrutture idrauliche destinate alla regolazione, al controllo delle piene, all’accumulo, alla deviazione, al collegamento e all’interconnessione dei corsi d’acqua nella riduzione del rischio alluvionale, contribuendo ad attenuare le portate di picco, a ritardare la propagazione delle piene e a ridurne la capacità distruttiva».
L’organizzazione agricola richiama, in particolare, il caso della diga di Forata, il 29 ottobre 2024. Secondo l’analisi del Ministero per la Transizione Ecologica, la portata di afflusso massima nel bacino ha superato i 2.016 m³/s, mentre la portata massima rilasciata a valle è stata pari a 1.092 m³/s. Se la diga non fosse esistita, le portate di picco a valle sarebbero state superiori del 25-30%, l’onda di piena sarebbe arrivata con 10-20 minuti di anticipo e la durata delle portate estreme superiori a 3.000 m³/s sarebbe aumentata fino a circa sette ore.
Lo stesso Ministero ha stimato che la presenza della diga di Forata abbia consentito di evitare circa 1,682 miliardi di euro di danni alle attività economiche e abbia contribuito a proteggere circa 5.638 persone, rispetto a uno scenario ipotetico privo della diga.
ZONA DI DEFLUSSO PREFERENZIALE: LE LIMITAZIONI
Il progetto di Regio Decreto introduce significative restrizioni per i nuovi interventi sui terreni rurali ricadenti in una zona di deflusso preferenziale, comprese limitazioni agli interventi di riparazione o riqualificazione qualora tali lavori comportino un aumento della superficie utile o della volumetria degli edifici. A tale riguardo, viene richiesto che tali restrizioni non si applichino alla «riparazione, riqualificazione, ricostruzione o sostituzione di edifici, strutture e impianti agricoli o zootecnici legittimamente esistenti prima dell’entrata in vigore del decreto, quando l’intervento sia finalizzato al ripristino dell’attività preesistente a seguito di danni causati da alluvioni, eventi meteorologici straordinari o altre situazioni di emergenza».
CONCLUSIONI: QUALE COMPENSAZIONI?
L’associazione sottolinea inoltre che la proposta normativa non prevede uno specifico meccanismo di compensazione a favore dei proprietari dei terreni quando eventi alluvionali straordinari, come la Dana del 2024, determinino la perdita permanente di superficie fondiaria appartenente alle loro particelle.
In particolare, l’associazione propone che “qualora, a seguito di eventi alluvionali straordinari, si verifichino modificazioni «morfologiche degli alvei fluviali che comportino l’incorporazione totale o parziale di terreni di proprietà privata nel Demanio Idrico Pubblico e qualora il ripristino delle condizioni precedenti risulti tecnicamente o economicamente non praticabile, tale incorporazione debba essere accompagnata da un’adeguata compensazione economica a favore dei proprietari dei terreni, mediante la procedura di espropriazione per pubblica utilità eseguita dall’autorità competente per il bacino idrografico, sulla base del valore dei terreni antecedente all’evento alluvionale».
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