A CACCIA DI BIOSTIMOLANTI IN RISAIA

biostimolanti

L’Università Cattolica di Piacenza sta studiando nuovi biostimolanti per il riso che derivano da microrganismi della risaia. Ne ha parlato il professor Edoardo Puglisi, ordinario di microbiologia agraria, presentando con ISA & RD, lo spin off dell’ateneo e i prodotti che nascono dalla collaborazione con Terrepadane.

LA RIZOSFERA FA LA DIFFERENZA

La presentazione è avvenuta ieri a Castello d’Agogna. «L’agricoltura deve affrontare sfide sempre nuove: dagli effetti dei cambiamenti climatici alla necessità di ridurre gli input chimici senza compromettere la sostenibilità economica del settore. Una parte della soluzione a queste sfide può venire dal suolo: è infatti ormai noto che la salute e la produttività delle piante non dipendono soltanto da fertilizzanti e pesticidi, ma anche, e soprattutto, dalla presenza e dall’attività di migliaia di specie di batteri e funghi che instaurano con la pianta rapporti di simbiosi in grado di favorirne la nutrizione e la difesa da funghi e insetti dannosi» ha spiegato il direttore del consrozio Terrepadane, Pietro Tagliabo, presente all’incontro con il responsabile riso Angelo Ceruti. 

INTERAZIONE MICROORGANISMI E PIANTE

La Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel campus di Piacenza, studia le principali colture agrarie, riso compreso, per sviluppare soluzioni sostenibili. In questo ambito, il gruppo di ricerca coordinato da Puglisi – che è di Pavia – indaga da oltre vent’anni le interazioni tra microrganismi e piante. Il gruppo ha isolato e caratterizzato numerosi batteri e funghi utili, tra l’altro, a ridurre lo stress idrico delle colture. Il passo successivo è portare questi risultati fuori dal laboratorio, fino alle aziende agricole, con ISA R&D. 

RISO PRODUTTIVO E RESISTENTE

Nel 2025 Università Cattolica, ISA R&D e il Consorzio Agrario Terrepadane hanno avviato un secondo progetto, finalizzato alla ricerca e alla validazione di un biostimolante microbico per il riso. Il lavoro è coordinato dalla dott.ssa Maria Elena Antinori, ricercatrice e responsabile dell’area microbiologica di ISA R&D.

«L’obiettivo è duplice: migliorare e stabilizzare le rese e, al tempo stesso, rendere le piante più resistenti agli attacchi di nematodi e funghi patogeni come Magnaporthe oryzae, responsabile del brusone. Finora sono stati isolati oltre 400 microrganismi potenzialmente benefici, prelevati da campioni di suolo, radici, foglie e granella di riso. Molti di questi sono già stati testati in laboratorio per valutarne la capacità di fissare l’azoto, solubilizzare il fosforo, produrre fitormoni e contrastare la crescita dei funghi patogeni. I candidati più promettenti saranno ora sperimentati prima in sistemi modello con la pianta e poi in campo. L’obiettivo di questo percorso di scale-up è arrivare al lancio del prodotto sul mercato dopo la stagione 2027» recita una nota. Terrepadane fattura 220 milioni, ha 11.000 clienti e 2.000 soci.

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