LE MANI SULL’ACQUA?

colature

La politica vuole mettere le mani sull’acqua irrigua? E’ il sospetto che viene a chi ha ascoltato l’assessore all’agricoltura del Piemonte Paolo Bongiovanni a Risò. Sarà per la tribuna molto politica in cui sono state pronunciate – una kermesse organizzata a Vercelli solo da istituzioni controllate dal partito di Giorgia Meloni e che ha celebrato l’amicizia tra l’Ente Risi e il ministro Lollobrigida – sarà per il contenuto inequivocabile delle parole dette, ma molti agricoltori sono preoccupati.

LE PAROLE DELL’ASSESSORE

Per prima cosa i fatti. Bongiovanni ha annunciato una riforma del sistema irriguo: «Firmeremo il primo protocollo condiviso fra Regione Piemonte e Regione Lombardia per la ricerca sul riso, visto che lavoriamo anche con la Lomellina, terra Idraulica cui siamo uniti attraverso il più grande distretto irriguo d’Europa, la Coutenza Canali Cavour, il cui nome certifica la grandezza dell’operazione.

Oggi abbiamo una legge che ha troppi anni: nel mese di novembre porterò in Commissione dopo decine di anni la riforma del sistema di gestione irrigua. Un lavoro complesso perché va a cambiare situazioni ferme da anni ma ormai non più rinviabili». Nel dirlo, di fronte al ministro Lollobrigida e al presidente Ettore Prandini, l’assessore è parso metter le mani avanti, sottolineando che la Coldiretti è favorevole a questo cambiamento. Prandini non lo ha smentito.

CONFEDERAZIONI DIVISE

Qualcuno, dalle parti di Confagricoltura, al contrario è balzato sulla sedia, immaginando che la politica voglia metter le mani sull’acqua e quindi anche sul riso. A pensar male si fa peccato, ma i lettori ci ricordano che per due volte gli assessori delle due Regioni hanno cercato di entrare nel cda dell’Ente Risi…

Comunque, nello stesso intervento, Bongiovanni, forse per indorare la pillola ai risicoltori in sala, ha aggiunto che «per accelerare i pagamenti dovuti alle aziende agricole, troppo spesso in passato lento e tardivi, ho dato mandato al nostro ente pagatore Arpea di instaurare un rapporto sperimentale con l’ente pagatore nazionale Agea: spero diventi definitivo sulla gestione della Domanda unica per efficientare i pagamenti, anticiparli e ridurre i costi». Una promessa bella ma che dovrà essere corroborata dai fatti. Il caos della domanda Pac che ha richiesto ben due rinvii, infatti, è scoppiato proprio in Piemonte e l’ultima promessa dell’assessore, che tempo fa si è presentato a Vercelli per rassicurare le aziende risicole escluse dalle graduatorie dello sviluppo rurale (leggi l’articolo), è stata smentita dai fatti.

DUE TESI A CONFRONTO

Ma cosa vuol fare esattamente la Regione Piemonte con le irrigazioni? Intende approvare una legge che trasformi le associazioni irrigue in consorzi di bonifica, ne riduca il numero (aumentandone l’estensione) e inserisca dei rappresentanti delle istituzioni nei consigli d’amministrazione. Chi vuole può leggervi un tentativo di razionalizzare la gestione; chi vuole può leggervi un tentativo di moltiplicare le poltrone della politica… ma la legge ancora non c’è e quindi attendiamo altri elementi per farci un giudizio. Tra quelli emersi dalla presentazione della strategia regionale alcuni autorizzano a ben pensare e altri a pensare malissimo.

SE NON CAMBI RESTI A SECCO

I consorzi irrigui piemontesi hanno soprattutto una base associativa: ne sono un esempio tanto l’Est quanto l’Ovest Sesia, che sono enti privati con finalità pubbliche, mentre i consorzi di bonifica, come quello della Baraggia, sono enti pubblici economici in forma associativa. La governance, attualmente e soprattutto nelle associazioni, è saldamente in mano agli agricoltori, attraverso un sistema elettivo che si basa su piccoli distretti irrigui.

Chi sostiene la razionalizzazione ha buon gioco a sostenere che il sistema è datato (peraltro, l’Aios fu concepita da Cavour, ma non pare proprio uno strumento “datato”); tuttavia, chi paga l’acqua si chiede per quale ragione la gestione quotidiana di questo bene prezioso debba passare dal territorio all’ufficio di un politico. Come dicevano gli antichi, in cauda venenum: Bongiovanni non l’ha esplicitato ma si dice negli uffici regionali che stanno lavorando a questa ipotesi che le associazioni potranno decidere liberamente se cambiar pelle o meno, ma sappiano che i soldi la Regione li darà solo ai consorzi di bonifica. Quindi, o ci si trasforma in consorzi di bonifica o si resta a secco. Prepariamoci a un lungo dibattito. Autore: Paolo Viana

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