«Il deflusso minimo vitale da garantire va definito in base alla disponibilità reale dei fiumi. L’obbligo arriva da una normativa europea e ha le sue motivazioni se si fa una valutazione asettica. Tuttavia, il problema di fondo è che è pensato per i grandi fiumi dei Paesi del Nord. Qui in Italia molti fiumi sono diventati, invece, solo enormi torrenti».
Pensiamo alla Dora Baltea: si gonfia con le piogge e con la neve ma in altri periodi va facilmente in crisi idrica. Quindi bisogna trovare una sintesi tra l’utilizzo della risorsa e il benessere del fiume. Benessere da preservare non facendo prevalere l’una o l’altra parte. Serve un sistema generale di azioni precise». Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue) ha fatto questa dichiarazione il 23 agosto a La Repubblica di Torino.
AGGIORNARE LE LEGGI AL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Sullo sfondo, l’emergenza irrigua sfiorata anche quest’anno e non perché fossimo nelle condizioni del 2022, ma perché la gestione della minor acqua che c’è si scontra con la burocrazia europea e nazionale che sembrano non capire che le leggi vanno aggiornate al cambiamento climatico. Sul terreno c’è la questione del deflusso ecologico, che impone di lasciar fluire dai fiumi al mare preziose risorse idriche anche quando le campagne soffrono la sete. (Cosa semineremo adesso?)
LE RICHIESTE DI ANBI
Anbi chiede di costruire piccoli invasi e siamo d’accordo. Ma molto prima va disinnescata l’assurda guerra di carte bollate che incombe sul deflusso ecologico e minaccia di cancellare con una sentenza della Corte Costituzionale sia le deroghe che le sperimentazioni sul deflusso, che stanno impegnando molti consorzi irrigui e costituiscono l’unico paracadute per fronteggiare gli effetti della siccità. Siamo riusciti a entrare in possesso del documento (scarica Mase richiesta impegno) con cui il Ministero dell’Ambiente – inopinatamente retto da un piemontese che queste cose dovrebbe capirle – stoppa i tentativi della Regione Piemonte, minacciando di portare di fronte alla consulta un provvedimento legislativo che ha l’unico demerito di voler aggiornare le norme al cambiamento climatico.
Urge una mobilitazione esplicita di agricoltori e cittadini: i pesci devono vivere, ma non si può sprecare acqua preziosa che potrebbe essere utilizzata dai campi prima di esser consegnata al mare. Le leggi sono fatte per l’uomo e non l’uomo per le leggi.
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