L’ENTE RISI ANALIZZA IL DECRETO ROTAZIONI BIO

A colloquio con Marco Romani sul sovescio e entra novità. Il parere di Carnemolla (FederBio)
Marco Romani

Lo scorso 9 aprile è uscito il tanto agognato Decreto di modifica parziale del DM 6793 del luglio 2018. Si tratta del Decreto 09/4/2020 n° 3757 (scarica il DMRotazioni), che modifica l’articolo 2 del DM precedente, il quale nella scorsa annata agraria aveva penalizzato alcune situazioni aziendali nel biologico, circa il discorso rotazione. Ciò era avvenuto poiché il sovescio non era considerato coltura principale, ai fini del calcolo degli avvicendamenti, ma visto come una buona pratica agricola intercalare tra due colture. 

Il Decreto, che entra in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sembra risolvere finalmente questa criticità che aveva dato vita ad una lunga trafila istituzionale. Noi di Riso Italiano abbiamo iniziato ad affrontare il tema nel maggio 2019, quando sono sorte le preoccupazioni dei risicoltori bio per la possibilità di ricevere multe nel caso non si fosse rispettata la rotazione imposta, se non si fosse considerato il sovescio, possibilità reale per molti tra i produttori di riso biologico, inconsapevoli del decreto al momento della creazione del piano agronomico per la campagna allora in corso (leggi articolo). La posizione delle Regioni risicole era di mantenere questa limitazione, ma venne concessa una deroga per la campagna 2018/2019, su richiesta, tra gli altri, di Confagricoltura e FederBio. Pochi mesi dopo, però, entrambi gli enti passarono al “contro attacco”, richiedendo che il sovescio fosse considerata coltura principale. Si passò in seguito attraverso un momento di incertezza, in cui vi furono disaccordi su più fronti, fino al presente,  in cui sembra che la situazione sia stata risolta da alcune correzioni che, come spiega Paolo Carnemolla di FederBio: «Fanno si che ora i sovesci, con le caratteristiche di durata della coltura e del miscuglio, siano equiparati a coltura principale anche nel caso della rotazione con riso.»

Per essere più chiari, le modifiche apportate reintroducono il sovescio nel calcolo delle rotazioni colturali, in particolare questo verrà riconosciuto se effettuato con una specie leguminosa, sia in purezza che in miscuglio e dovrà essere mantenuto sino alla fase fenologica di fioritura, per almeno 90 giorni prima della semina della coltura principale successiva. (Campagna diserbo 2020)

Riportiamo di seguito la parte relativa ai fini di rotazione in risicoltura biologica del nuovo art. 2, modificato dal Decreto 3757, evidenziando in grassetto le modifiche: 

“Art. 2. 

Produzione vegetale 

Comma 2) In caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie è coltivata sulla stessa superficie solo dopo l’avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi.

Comma 4) In tutti i casi di cui ai commi 2 e 3, la coltura da sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata, e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva. (Precedentemente: In tutti i casi previsti, il ciclo di coltivazione della coltura da sovescio ha una durata minima di settanta giorni.)”

Anche in seguito a queste modifiche, tuttavia, non sono mancate le critiche. Marco Romani, responsabile del settore agronomia dell’Ente Risi, ci ha parlato di alcuni limiti che ha ritrovato nel testo della modifica. Il ricercatore ha spiegato: «Ritengo che quanto sia stato concesso alla risicoltura biologica non sia in linea con le sue necessità agronomiche. Il vecchio decreto imponeva che dopo i tre anni a riso, venissero coltivati per gli anni successivi, due colture principali di cui una leguminosa. Oggi, con il nuovo decreto, una delle due colture principali in successione  al riso, può essere sostituita da un sovescio di coltura che permanga in campo per 90 giorni. Una rotazione di questo tipo renderebbe impossibile ottenere un buon raccolto di riso, a causa di una riduzione progressiva della produttività e della crescita della pressione infestante più invasiva, ad esempio quella legata ai giavoni, come ho potuto constatare più volte nel corso dei miei studi nell’ambito del progetto di ricerca Riso Biosystem. La produzione biologica è ancor più difficile da standardizzare di quella convenzionale, la legislazione che la riguarda deve ricordare ciò, ma credo che queste concessioni siano troppo ampie». (Avviso: Campagna diserbo 2020)

Il ricercatore prosegue poi delineando la sua proposta, dicendo: « reputo che la rotazione più adatta in risicoltura biologica, per essere sostenibile agronomicamente (riuscendo anche a prevenire in modo migliore le frodi, ndr), debba essere impostata su tre punti cardine: la coltivazione del riso deve essere effettuata 3 anni su 5 al massimo, per non più di due anni consecutivi e con un forte incentivo alla coltivazione di soia nella rotazione. Questa pianta, infatti, si adatta perfettamente agli ambienti tipicamente risicoli del nostro areale, permette di reintegrare l’azoto nel terreno grazie alle sue proprietà azotofissatrici. Essa può essere seminata tardivamente e sarchiata, consentendo un buon controllo meccanico delle infestanti. Inoltre elude il rischio di ottenere magri raccolti, come capita spesso con cereali autunno-vernini o con il mais, a causa dei frequenti ristagni idrici nella zona risicola che portano a crescite stentate». 

Romani passa poi a parlare nello specifico della modifica sui sovesci, spiegando: «Il sovescio in agricoltura biologica, ma anche in quella convenzionale, è assolutamente positivo per l’aumento della fertilità dei suoli. Nelle coltivazioni biologiche la semina di colture intercalari da sovescio, specialmente se di leguminose, dovrebbe essere la prassi. Bisogna tener presente, inoltre, che anche le colture intercalari da sovescio vanno incontro ai limiti di crescita sopracitati per mais e cerali autunno-vernini. Ritengo che i 3 punti elencati precedentemente, dunque, debbano essere i fondamenti per la risicoltura biologica e, allo stesso tempo, dare indicazioni capaci di fornire all’azienda vantaggi agronomici ed economici». Autore: Ezio Bosso

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