ROTAZIONI BIO ANCORA INCERTE

Analizziamo lo schema di decreto approvato dalla Commissione Agricoltura della Camera

Torniamo a parlare di rotazione nella coltivazione di riso biologico in seguito all’ approvazione della Commissione Agricoltura alla Camera, avvenuta il 4 dicembre, dello Schema di Decreto che intende modificare il Decreto Ministeriale 18 luglio 2018, relativo agli obblighi rotazionali in agricoltura biologica (leggi lo schema di decreto). Abbiamo già ampiamente discusso di questo documento controverso  che rischia di vincolare eccessivamente le scelte aziendali dei risicoltori biologici. La nuova modifica non è direttamente relativa al comma 3b dell’articolo 2, quello strettamente inerente al riso che recita: «il riso può succedere a se stesso per un massimo di  tre  cicli seguiti  almeno  da  due  cicli  di  colture  principali  di   specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa» e questa è la brutta notizia, in quanto se si segue la lettera della disposizione nulla cambia rispetto al DM. Tuttavia poco oltre si chiarisce la dicitura “coltura principale” attraverso la modifica del comma 4 dello stesso articolo. Questo precedentemente fissava a 70 giorni minimo la permanenza di un sovescio in campo mentre ora si dice che “in tutti i casi di cui i commi 2 e 3 la coltura sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva». Il punto è: per il riso vale l’articolo 3b comma 2 o anche per il riso come per i seminativi vale il comma 4 ? In questo secondo caso, la risicoltura vedrebbe la propria rotazione più classica accettata, come ipotizza Giuseppe Sarasso, noto agronomo vercellese, che spiega: «Confrontando il decreto e la modifica dovrebbe essere consentito di comprendere anche il sovescio nel conteggio delle colture principali, non considerandolo più coltura intercalare, rendendo la rotazione utilizzata in risicoltura biologica adatta al decreto e cancellando la possibilità di un obbligo di attesa pari a due anni tra una semina di riso e l’altra. La successione biennale composta da riso e soia (o altra coltivazione), con un sovescio dopo il raccolto della soia e prima del riso, è dunque sicuramente permessa in ogni annata, prevedendo due “colture principali” tra riso e riso». Per aver la certezza di quale sia l’interpretazione corretta e ufficiale si dovrà attendere la firma del Ministro, che ancora non c’è.

Va peraltro rilevato che le richieste di associazioni e sindacati interessati erano di eliminare la dicitura “coltura principale”, alla ricerca di una maggiore semplificazione, che è stata invece resa ancor più restrittiva. Confagricoltura e FederBio chiedevano che non fossero imposti paletti agronomici nella direttiva che, invece, ora li comprende sia riguardo alla durata di permanenza (“90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva”) sia riguardo il tipo di semina da effettuare, che deve essere composta, unicamente o in miscuglio, da una leguminosa. Correzioni che lasciano con l’amaro in bocca, pensando anche ad altri grandi settori di coltivazione biologica nella nostra penisola, come ci spiega Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio: «le istituzioni non hanno fatto ciò che era stato richiesto, cioè di sostituire la dicitura “coltura principale”, che rischia di essere intesa come quella che occupa il terreno per più tempo in campo, con “ciclo colturale”, questi erano gli accordi che erano stati presi a giugno, in seguito all’ultima riunione. Oltre a mantenere la dicitura, i legislatori hanno inserito la specifica su maggese e sovescio, rendendo queste due pratiche conteggiabili, al contrario, ad esempio, delle coltivazioni in secondo raccolto, qualcosa di assurdo! Dal nostro punto di vista non deve contare  il tempo di permanenza di una pianta sul terreno ma il suo ruolo a livello ecologico e agronomico nella rotazione. Crediamo questo sia un passo in avanti parziale, relativo solo ai sovesci, poiché non vengono comprese nella norma un sacco di coltivazioni intercalari o di seconda semina erroneamente, effettuando decisioni agronomiche che devono competere unicamente l’agricoltore e non le istituzioni. È un concetto di rotazione lontanissimo da quello proposto dalle Istituzioni Europee, per le quali l’avvicendamento colturale deve permettere la fertilizzazione e il contenimento naturale delle infestanti, in questo modo ci stanno chiedendo un’altra cosa, assai più vincolate. In ogni caso è un fatto importante, per cui FederBio chiede di approvare ora questa modifica e, successivamente, riaprire subito il tavolo tecnico per poter consentire anche i secondi raccolti». Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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