Il 30 luglio, alla vigilia delle vacanze di agosto, sarà convocato il Tavolo di Filiera di Riso, istituito il 12 maggio 2025 con decreto ministeriale ed ampiamente pubblicizzato durante l’evento Risò nello stesso anno a Vercelli.
Cosa verrà portato al tavolo lo possiamo immaginare, ma si riuscirà a trovare una via di uscita alla situazione attuale penalizzata anche dalla congiuntura internazionale negativa?
PROPOSTE CONCRETE CERCASI
La risposta è sì se si passerà dalla denuncia dei fatti e dalle accuse reciproche, a proposte concrete magari anche impopolari. E’ evidente che dobbiamo essere noi a trovare gli strumenti che ci permettano di continuare a lavorare in un mercato profondamente diverso da quello di alcuni anni fa, sia per le regole del commercio mondiale e sia per le mutate condizioni climatiche.
Superare i 200.000 ettari di coltivazione di riso come richiesto anni fa dall’industria, è ancora economicamente sostenibile in ragione anche alle concessioni tariffarie passate, presenti e di quelle future?
Un coinvolgimento reale e responsabile della Grande Distribuzione nelle politiche di filiera, può tutelare sia gli agricoltori che l’industria?
I CONTRATTI DI FILIERA
Si parla di contratti di filiera come strumenti atti a limitare la volatilità dei prezzi. Partendo dai fallimenti passati dovuti non alle incapacità dei proponenti ma alla frammentazione dell’offerta e ad una non piena condivisione da parte industriale, siamo pronti a volere un mercato più organizzato?
Un listino prezzi dei risoni, definito oggi solo tramite confronti verbali tra le parti, non è un tantino anacronistico in un mondo digitalizzato, mentre l’utilizzo di strumenti informatici consentirebbe di avere una fotografia trasparente delle quotazioni oltre al corretto flusso del risone commercializzato?
A conti fatti aver legato l’aiuto accoppiato all’utilizzo delle sementi certificate, di cui la filiera stante i dati ENSE ne faceva già uso in un mercato libero per circa l’80% sul totale impiegato, è stata una scelta corretta o ha determinato una distorsione del mercato delle sementi?
PAC E CONDIZIONALITA’
Qualcuno dirà che così ha voluto l’Unione Europea. Rispondo che sovente tiriamo in ballo la UE come foglia di fico per le nostre mancanze. Un esempio. Se oggi la risicoltura è esentata da alcune pratiche di condizionalità previste dalla UE all’epoca della riforma della P.A.C., è perché nel passato a Bruxelles qualcuno ha spiegato alla Commissione le motivazioni per cui la risicoltura doveva essere esentata.
Forse non era meglio collegare l’impiego della semente certificata magari alla semina tradizionale in acqua, che da un lato genera quelle zone umide riconosciute dalla stessa UE conferendo una tipicità alla risicoltura rispetto alle altre coltivazioni e dall’altro consente il rilascio continuo e graduale di acqua a valle, evitando così che grossi volumi d’acqua inutilizzata giungano ai fiumi come avviene da anni ogni primavera?
RIFORME E INNOVAZIONE
Non sarebbe necessario, visto che le disponibilità idriche sono ridotte ed è mutata la frequenza delle precipitazioni, pensare ad un nuovo sistema di regolamentazione della dispensa irrigua?
Circa i processi di innovazione tecnica come l’uso dei droni in agricoltura, dove è finito il decreto attuativo interministeriale previsto a marzo 2026, senza il quale l’utilizzo dei droni in agricoltura non è legale?
Questi sono solo alcuni spunti personali, che richiedono coraggio e responsabilità da parte di chi oggi riveste ruoli istituzionali di rappresentanza.
Continuare a ripetere che il nostro riso è il più buono, il migliore, che la UE è miope (salvo poi rendersi conto che tale miopia è anche il frutto della nostra assenza o tardiva presenza a Bruxelles nei momenti decisivi), invocare contratti di filiera senza avere una disponibilità strategica di risone da collocare sui contratti, chiedere ed ottenere riconoscimenti internazionali poco o del tutto ininfluenti al mondo agricolo, ha molta presa sui social e fa ottenere tanti like, ma non apportano nessun beneficio al bilancio delle aziende agricole o riserie che siano.
Ma voglio essere fiducioso e pensare che l’autorevolezza di chi il 30 luglio siederà a Roma al tavolo, potrà servire a trovare la giusta strada per il futuro. Autore: Paolo Carrà, risicoltore.
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