«E’ L’ORA DI ESSERE UNITI»

Giuseppe Ferraris (Copa-Cogeca): la Pac deve continuare ad essere "agricola" prima che "ambientale"
Giuseppe Ferraris

«Se agiremo in modo coeso supereremo tutti gli ostacoli che ci porrà la Commissione Europea nel rinnovo della PAC – cosí Giuseppe Ferraris, Presidente del gruppo di lavoro Riso del Copa-Cogeca, sottolinea la necessità e l’impegno alla collaborazione con tutta la filiera per riuscire a difendere al meglio gli interessi della risicoltura europea, in questo momento che la vede “in stato di assedio” –. Mi congratulo per la buona riuscita del convegno del Banco Bpm e di Risoitaliano, a Novara, e a questo proposito ricordo che PAC significa Politica Agricola Comune e non Politica Ambientale Comune. Con questo voglio significare – aggiunge – che gli agricoltori sono disponibili a produrre rispettando tutte le richieste di salvaguardia dell’ambiente (purché siano remunerate). I risicoltori vogliono dare ai consumatori un prodotto completamente garantito per quanto riguarda la salubrità: è chiaro che per fare questo devono poter chiudere i bilanci delle loro aziende in modo positivo. La PAC è, e deve continuare ad essere, la politica che appoggia gli agricoltori europei nella loro capacità di raggiungere gli obiettivi, tra cui quelli degli accordi internazionali, quali lo sviluppo sostenibile».

Quale posizione terrà il Copa-Cogeca?

In primis il Copa e la Cogeca si oppongono fermamente ai tagli sulla PAC proposti: il bilancio della PAC rappresenta ancora un investimento vantaggioso per tutti i cittadini europei e deve continuare ad esserlo in futuro, senza tagli. A tal proposito, devono essere garantiti finanziamenti supplementari sufficienti per permetterle di raggiungere i suoi obiettivi e le sue priorità. Abbiamo ripetutamente chiesto un bilancio più ambizioso per l’UE. Infatti, gli stanziamenti finanziari originati da una combinazione di contributi degli Stati membri e di risorse proprie possono finanziare adeguatamente le vecchie e le nuove sfide così come le priorità politiche dell’Unione. Questa richiesta è stata condivisa anche dal Parlamento europeo.

Le proposte attuali chiedono una riduzione significativa dei fondi per lo sviluppo rurale e del tasso di cofinanziamento dell’UE, cosa comporterebbe tutto questo?

Oltre a creare disequilibri tra gli Stati membri questo inciderà pesantemente sul raggiungimento non solo degli obiettivi della PAC ma anche sugli impegni assunti dall’UE a livello internazionale. La politica di sviluppo rurale deve fornire gli strumenti finanziari sufficienti per permettere all’agricoltura e alla silvicoltura di mantenere e creare occupazione nelle zone rurali. Le misure che prevedono sostegno agli investimenti, zone soggette a vincoli naturali, gestione del rischio, organizzazioni di produttori, servizi di consulenza e per l’ulteriore sviluppo della bioeconomia devono avere un ruolo ancora maggiore in futuro. Le misure agro-climatico-ambientali devono essere più attraenti e adatte alle pratiche di lavoro sul campo, alle necessità locali e alle circostanze effettive degli agricoltori e dei proprietari forestali. L’esclusione del sostegno per le zone soggette a vincoli naturali dallo stanziamento del 30% dei fondi destinato agli interventi mirati a obiettivi specifici legati al clima e all’ambiente non può essere accettata dal Copa e della Cogeca. Data l’importanza delle zone soggette a vincoli naturali per l’ambiente e per evitare l’abbandono dei terreni, questa ammissibilità deve essere reintrodotta.

La semplificazione è la chiave per garantire il buon funzionamento della Pac, ma verrà attuata?

La PAC deve diventare più semplice da utilizzare e amministrare e il suo sistema di controlli e sanzioni deve essere semplificato, soprattutto per i suoi beneficiari: ad oggi le proposte non sono esaustive e il nuovo modello di attuazione è una componente particolarmente preoccupante. Per quanto riguarda il modello di attuazione e i piani strategici della PAC, l’elemento più importante è la salvaguardia del carattere comunitario della politica. Infatti, in quanto politica comune dell’UE, la PAC deve basarsi su norme europee comuni. Tuttavia, riconosciamo la necessità di fornire agli Stati membri un certo grado di flessibilità, in particolare relativamente alle definizioni. Nel definire i loro piani strategici, gli Stati membri devono garantire un approccio equilibrato ai tre pilastri della sostenibilità, rispecchiando adeguatamente i cambiamenti e gli sviluppi nelle condizioni, strutture e situazioni di mercato negli Stati membri. Pertanto dovrebbe essere possibile adattare i piani strategici di conseguenza. La trasparenza nel processo di preparazione e adozione dei piani strategici della PAC deve essere garantita e gli aiuti devono essere riservati agli agricoltori attivi, vale a dire coloro che contribuiscono alla sostenibilità del settore e forniscono beni pubblici e crescita. Tuttavia non crediamo che applicare gli stessi criteri in tutta l’UE per il livellamento avrà un impatto positivo poiché l’obbligo di livellamento non è né un approccio benefico né equo per garantire “una distribuzione più equa dei pagamenti”, in quanto tutte le aziende agricole, indipendentemente dalle loro dimensioni e strutture, devono far fronte a una pressione economica significativa. Per quanto concerne la convergenza esterna, è necessaria una maggiore armonizzazione del livello comparativo dei pagamenti diretti fra gli Stati membri, prendendo in considerazione le diverse condizioni, per contribuire alla redditività delle zone rurali in tutta l’UE.

Cosa pensa degli Eco-schemi?

La nuova architettura verde e specialmente la condizionalità rafforzata devono permettere un certo grado di variabilità in seno all’UE in modo da non mettere a repentaglio l’attuazione uniforme. Il Copa e la Cogeca ritengono che l’aumento significativo dei requisiti della nuova condizionalità rafforzata con una riduzione simultanea del bilancio della PAC è inaccettabile. Necessitiamo di maggiore chiarezza in merito alle pratiche agricole che saranno incluse negli eco-regimi e di garanzie che non ci saranno compromessi sulle misure agro-climatico-ambientali collaudate del 2° pilastro. Il livello di requisiti aggiuntivi che dovranno rispettare (oltre agli obblighi della condizionalità rafforzata) gli agricoltori che parteciperanno agli eco-regimi è preoccupante e potrebbe portare ad un aumento dei costi. Il Copa e la Cogeca chiedono anche di mantenere il sostegno al reddito di base per la sostenibilità come una parte fondamentale del 1° pilastro. Affinché ciò sia possibile, una percentuale significativa di almeno il 60% della dotazione del 1° pilastro deve essere dedicata a questo sostegno. Abbiamo ripetutamente sottolineato l’importanza di due pilastri forti nella PAC e non sono a favore di trasferimenti eccessivi tra i pilastri (principalmente dal 1° al 2° pilastro).

E quanto alle altre restrizioni?

Sosteniamo la priorità attribuita ai giovani agricoltori e al rinnovo generazionale e crediamo che debba essere messo a disposizione un sostegno di lungo termine ai giovani agricoltori per permettere loro di avviare e sviluppare le proprie aziende. Inoltre è necessario garantire la certezza giuridica (in merito alla politica di concorrenza) per gli agricoltori affinché possano lavorare collettivamente per raggiungere i loro obiettivi economici, rafforzare la loro posizione in seno alla catena di approvvigionamento alimentare e migliorare il loro potere negoziale. In questo contesto si potrebbe prevedere una revisione della politica di concorrenza. Il sistema di allerta precoce dovrebbe offrire maggiori orientamenti agli agricoltori e consentire la correzione di errori involontari nella procedura di presentazione delle domande di aiuto. Infine la riserva di crisi dovrebbe fornire un’assistenza sufficiente al settore in caso di perturbazioni del mercato, eventi meteorologici estremi e l’impatto delle decisioni politiche. Tale riserva dovrebbe operare al di fuori del campo di applicazione del quadro finanziario pluriennale, con una dotazione finanziaria sostanzialmente più ampia e un chiaro meccanismo di attivazione.

Quali proposte verranno fatte?

Innanzitutto bisogna mettere a punto un meccanismo per la stabilizzazione del reddito degli agricoltori di fronte alla volatilità del mercato: studiare le possibilità di attuazione di misure di gestione del rischio potrebbe essere una soluzione e cercare di favorire una maggiore fluidità e organizzazione dell’offerta attraverso la graduale immissione del prodotto sul mercato con l’introduzione di un sostegno allo stoccaggio presso le strutture dei risicoltori e delle loro cooperative. Poi va senza dubbio prestata particolare attenzione ai controlli doganali al fine di proteggere il mercato europeo dalle frodi che appaiono nelle linee tariffarie, ad esempio in caso di importazioni dubbiose di riso Basmati e di “triangolazioni”. La trasparenza del mercato è essenziale e l’attuazione di misure è indispensabile, ad esempio tramite la diffusione di un pannello di controllo e la creazione di osservatori dei prezzi su tutta la filiera. La tracciabilità è necessaria e in particolare è indispensabile applicare a livello dell’UE, l’etichettatura obbligatoria del paese di origine. In merito alla politica commerciale è necessario applicare il principio della reciprocità delle importazioni. Non va dimenticato che il riso importato è prodotto in condizioni ben diverse rispetto al riso europeo che deve rispettare norme europee elevate nel rispetto dell’ambiente o in termini di limitazione dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari, si devono monitorate le importazioni, in particolare i fenomeni di “triangolazioni”, il prodotto pre-confezionato per il consumo, le frodi nelle linee tariffarie, ecc. In termini di ricerca e sviluppo, andrebbero rafforzate la ricerca e l’offerta di formazione e di consulenza agli agricoltori, affinché possano impiegare adeguati mezzi tecnici per produrre in modo economico, pur nel rispetto della massima sicurezza del prodotto per il consumatore». Autore: Martina Fasani

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Risicoltura
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