«STATO DI CALAMITA’»

deflusso

In tutta la Regione manca l’acqua, con la portata dei fiumi e i livelli della falda che risultano nettamente inferiori ai valori tipici stagionali. L’emergenza, quindi, è tangibile e per questo vanno attivate tutte le possibili misure straordinarie per supportare le imprese agricole.

E’ quando denuncia Coldiretti Piemonte con una specifica lettera inviata al governatore, Alberto Cirio, e agli assessori all’Agricoltura e allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Paolo Bongioanni e Marco Gallo.

TEMPERATURE ESTREME E SICCITA’

Il perdurare di temperature superiori alla media e la sempre più crescente siccità stanno determinando una situazione generalizzata di marcata difficoltà e di concreto rischio di compromettere, sia in termini quantitativi, che qualitativi, le produzioni, con gli imprenditori che sono costretti a scelte drastiche di turnazione e selezione dei campi da mantenere attivi.

BENE LO STATO DI EMERGENZA MA…

«Bene che la Regione abbia attivato lo stato d’emergenza, ma la situazione è talmente critica che necessita ogni ulteriore iniziativa per consentire di sostenere e supportare le nostre imprese – evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Diversi comparti sono a rischio in tutto il territorio piemontese per cui è urgente arrivare al riconoscimento ministeriale dello stato di calamità naturale così da permettere la gestione, anche in deroga alle attuali disposizioni normative, dell’emergenza in atto. Servono provvedimenti utili a semplificare l’attivazione delle cause di forza maggiore e definire le procedure e le modalità attraverso cui effettuare la ricognizione dei danni subiti dalle aziende agricole».

«Specificatamente, poi, per le imprese montane e per gli allevamenti che hanno animali in alpeggio, stante il rischio di demonticazione anticipata, abbiamo richiesto che possano essere mantenuti, in relazione alle diverse misure riconducibili alla politica agricola comune, sia i relativi sostegni, che l’indennità prevista per le attività svolte in aree svantaggiate. Come già più volte ribadito, è però necessario – concludono – lavorare con una programmazione e pianificazione per ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua al fine di incrementare la capacità di stoccaggio e non arrivare sempre ad operare in emergenza».

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