Torna a vedersi un apprezzamento a listino nella seduta di venerdì a Mortara, relativo alla voce Caravaggio e Similari, che sale a 62,5 €/q lordi. Gli operatori riferiscono di scambi anche a prezzi maggiori per i similari di Carnaroli e non solo. Cala Selenio a 52 €/q lordi, con tutte le altre voci dei tondi stabili ma nominali. Totalmente invariato il listino emesso a Milano martedì pomeriggio, sulla falsa riga di quanto avvenuto in precedenza in Piemonte (LEGGI).
SIMILARI SU, SELENIO GIÙ
Una notizia buona e una cattiva, dunque, nel listino emesso nella Lomellina, dove sembra apparire un lieve spiraglio positivo per i risicoltori. L’apprezzamento dei similari di Carnaroli, a detta di molti operatori, non è sufficiente a rappresentare i prezzi reali raggiunti in positivo allo scambio per questo comparto. Le contrattazioni, in più di un caso, si sarebbero chiuse al di sopra della nuova quotazione ufficiale. Sempre tra i risi da interno, segnali incoraggianti, per il momento ancora ufficiosi, anche per il gruppo Roma. Buone notizie anche per i lunghi B, che tornano ad essere scambiati stabilmente ai 32 €/q lordi a listino, con voci di prezzi superiori per le consuete varietà più apprezzate del comparto.
La notizia negativa ufficiale è il calo di Selenio, in parte già annunciato vista l’impossibilità di trovare compratori a 55 €/q lordi nelle sedute precedenti. Una resa alle leggi del mercato, con la quotazione che arretra di tre euro attestandosi a 52 €/q lordi. Un destino simile sembra profilarsi all’orizzonte anche per gli altri tondi, invariati ma nominali, con gli operatori che segnalano offerte massime inferiori al prezzo ufficiale. Stabili gli altri comparti, con qualche difficoltà a trovare compratori per i lunghi A in griglia Ribe.
Nota dolente i trasferimenti settimanali, che procedono a rilento con 25.251 tonnellate di risone uscite dai magazzini dei produttori in sette giorni (VEDI). Le giacenze restano ai massimi degli ultimi anni, con 283.388 tonnellate ancora da trasferire. Un dato che non può non prefigurare riporti importanti per la prossima campagna, come già avvenuto nel 2023, quando il risone nei magazzini era poco meno di quello attuale a pari data.
NESSUN PASSO AVANTI ALL’INCONTRO DI FILIERA ORGANIZZATO DA ENTE RISI
Non arrivano segnali di distensione dal fronte istituzionale. Il comunicato diffuso da Coldiretti Piemonte, all’indomani dell’incontro tra produttori e trasformatori convocato mercoledì 24 giugno da Ente Risi a Castello d’Agogna, dipinge uno scenario di crisi senza precedenti. Un settore sull’orlo del baratro, con prezzi in calo tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo del 2025, costi di produzione insostenibili e importazioni estere sempre più aggressive.
La confederazione ha già scritto al Ministero chiedendo la convocazione di un Tavolo nazionale di crisi e annuncia che non parteciperà alla formulazione del listino della Borsa di Vercelli finché non arriveranno risposte concrete. Il nodo centrale, per Coldiretti, resta quello della reciprocità. Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale, affermano come non sia più tollerabile importare riso prodotto senza rispettare gli stessi standard europei. Si chiede inoltre una programmazione seria sulle infrastrutture idriche e sulla realizzazione di invasi, tema che si intreccia drammaticamente con la siccità in corso in alcuni areali risicoli.
Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega al settore risicolo, era presente all’incontro. Ai nostri microfoni parla della delusione per un confronto che ha prodotto poco o nulla. «Dal mese di febbraio in poi abbiamo assistito a un tracollo del prezzo del risone sul mercato – afferma Guerrini -. A questo si aggiunge ora carenza idrica e caldo anomalo, che rischiano di tradursi in ulteriori perdite. Il morale dei risicoltori è sotto i tacchi, e non potrebbe essere altrimenti. Dall’industria mercoledì è arrivato un riconoscimento formale del disagio che c’è nel comparto, ma nessun impegno concreto. Ci hanno riferito che al prossimo consiglio di Airi affronteranno il problema dell’assenza di remuneratività per i produttori. Una promessa, senza che ieri sera sia stato discusso nulla di specifico in termini di cifre.»
GUERRINI: «PUNTIAMO SUI CONTRATTI DI COLTIVAZIONE MA NON A 32 €/Q»
«Il riso italiano è da sempre considerato il migliore per qualità e sicurezza – prosegue il presidente di Coldiretti Vercelli e Biella – eppure queste doti non più vengono remunerate. Di questo ne soffre tutto il comparto e con esso l’indotto. Leggere questi prezzi mentre si avvicina il periodo di raccolta è preoccupante. Ho veramente paura che a fine anno ci saranno delle grosse sorprese in relazione alle scelte aziendali dei risicoltori, in negativo.
Quello che abbiamo proposto noi rappresentanti dei produttori è di incentivare i contratti di coltivazione, cercando di trovare una forbice su un prezzo remunerativo sia per l’industria che per il risicoltore. Francese, persona che stimo, ci ha spiegato come non siano molti i risicoltori che prediligano questa strada, con solo il 2,5% di risone venduto tramite contratto. Certo, questo non sorprende quando le proposte di contrattualizzazione che leggiamo oggi per il lungo B sono a 32 €/q. Siamo a circa 15 €/q sotto i costi di produzione. Se non troviamo un modo per valorizzare seriamente il nostro prodotto, non mi sorprenderei a vedere la risicoltura scendere sotto i 200mila ettari.
Riguardo alle importazioni, invece, deve intervenire la politica, che per il momento non si è mostrata molto vicina alle nostre istanze. La richiesta che abbiamo fatto di istituire un tavolo di crisi del settore non è stata ancora recepita. I nostri rappresentanti dovrebbero difendere maggiormente le produzioni alimentari italiane. Servono dazi importanti su certe tipologie di riso che entrano nell’Unione europea senza tariffe doganali, nonostante contesti produttivi decisamente diversi.» Autore: Ezio Bosso




