L’attuale situazione meteorologica è quanto mai anomala, con oscillazioni tra estremi imponenti che stanno mettendo sotto stress il comparto agricolo.
Se le piogge di questi giorni e le basse temperature hanno portato un oggettivo beneficio alla conservazione delle riserve idriche, di certo non può passare inosservata l’estrema instabilità che sta contraddistinguendo il periodo, non siamo lontani da dinamiche di caos climatico.
UN MAGGIO ESTREMO
Se è vero che le prime decadi di maggio sono da sempre momenti caratterizzati da variabilità potente, di certo gli estremi di queste settimane sono quanto mai anomali. Escursioni termiche di 21 gradi in appena 15 giorni, 3 episodi grandigeni in un mese (di cui uno all’alba), 90 mm di pioggia temporalesca in due settimane (pur se non con picchi particolarmente intensi) sono eventi che segnalano un forte disordine meteoclimatico, favorito dalla sempre più elevata temperatura del Mar Mediterraneo. (Stai prendendo le contromisure?)
ESTREMI DIVENTANO REGOLA
E questi estremi stanno sempre più diventando la regola. E se il freddo di queste ore non è un’eccezione assoluta, la stessa cosa non si può dire dei picchi di calore della prima decade di maggio. Questa enorme variabilità impone sempre più un cambio strutturale e sistemico dei modelli di gestione e uso della risorsa, ponendo al centro la pratica irrigua rispetto agli altri usi produttivi della risorsa acqua.
Non si tratta di una sterile rivendicazione sindacale, ma di un’osservazione prettamente tecnica, in quanto l’agricoltura, soprattutto nell’ambito del terrazzo risicolo, presenta la maggior capacità di riuso, accumulo e restituzione della risorsa irrigua al sistema fluviale sempre più sotto stress. Il water farming può diventare un’opportunità per salvaguardare l’intero bacino del Po, integrando anche il reddito del comparto agricolo, ma per farlo occorre, a partire da Bruxelles, salvaguardare la risicoltura come, tra l’altro, elemento di stabilità irrigua della più ampia pianura irrigua d’Europa. Meno De, più dazi e migliore risicoltura nella valle ampia del Po.
Analizzando in dettaglio:
ANDAMENTO NEVE
L’analisi delle riserve nevose delle 4 stazioni nivometriche posizionate nell’intorno del Monte Rosa evidenzia il 4° peggior accumulo dal 2008 in poi. Solo il freddo dell’ultima settimana ha evitato un dato ancor peggiore.

LAGO MAGGIORE
Il lago Maggiore presenta un livello idrometrico nell’intorno dei 130 cm in lenta salita verso i fatidici 140 cm.
Preoccupa il ridotto accumulo nevoso che condizionerà la risposta degli afflussi nelle prossime settimane, affidando dinamiche di risalita essenzialmente ad eventi di pioggia. Questa preoccupazione è peraltro suffragata dalla lentezza con cui si stanno ricostituendo i volumi stoccati nei serbatoi elvetici.
Si riportano i grafici acquisiti dai siti istituzionali.
Dal sito www.laghi.net:

Dal sito www.uvek-gis.admin.ch/

ANDAMENTO FALDA
L’andamento della falda freatica è in linea con la dinamica attesa con una risalita condizionata più delle piogge che da scelte strategiche o pratiche agronomiche.

Andamento volumi accumulati in falda freatica – dato indicativo.

PIOVOSITA’
Si riporta l’andamento pluviometrico nell’ultimo semestre, riferito al periodo 2022/26, rilevato a Sartirana Lomellina. La costanza della piovosità degli ultimi 3 mesi ha permesso una buona percolazione con impatti positivi sulla falda freatica.

SCALA DI ALLARME
Questa ottava stima da inizio anno della scala di allarme vede un andamento costante rispetto alla precedente grazie al freddo di questi giorni. Lo stato degli accumuli nevosi è prossimo ai minimi, questo porta ad adottare un indicatore 4. Il Lago Maggiore ha un buon riempimento, ma l’esiguità degli accumuli nevosi porta a ritenere coerente un indicatore 3. Con riferimento infine alla falda si ritiene coerente un fattore a 3 su 5.
Questo porta a confermare l’indicatore complessivo della scala di allarme irrigua a 10 su un massimo di 15. Autore: Alberto Lasagna, Confagricoltura Pavia.
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