L’Ente Risi ha riunito i rappresentati dei sindacati europei (Copa-Cogeca e Ferm) per trovare una posizione unitaria contro la proposta della Presidenza danese dell’Unione europea di istituire un meccanismo di salvaguardia automatica nell’ambito della revisione del Regolamento (UE) n. 978/2012 (Sistema di Preferenze Generalizzate – SPG).
SOGLIA A 200 MILA TONNELLATE
In una nota, si legge che «il settore concorda sulla necessità di fissare una soglia di 200.000 tonnellate (base riso lavorato) per le importazioni totali relative ai codici doganali 1006 10, 1006 20 e 1006 30 nel loro complesso. Questo quantitativo rappresenta il massimo sopportabile dalla filiera risicola europea già gravata da massicce importazioni a dazio zero e a prezzi insostenibili mentre da parte sua assiste ad un aumento dei costi di produzione. Tale quantitativo sarà ripartito tra i Paesi beneficiari in base ai trend storici di importazione».
DAZIO FINO AL 5%
«Qualsiasi incremento applicato dalla Presidenza danese alla soglia base di 200.000 tonnellate, come livello che dimostra un danno provocato alla risicoltura comunitaria dalle importazioni dai Paesi Meno Avanzati a dazio zero, non dovrà superare il 5%. Un aumento superiore metterebbe a rischio il mercato del riso prodotto in Europa. Dal momento in cui scatta la clausola di salvaguardia automatica si applicherà il dazio fino alla fine dell’anno civile in corso, per ripartire l’anno successivo con un quantitativo di 200.000 tonnellate senza altra maggiorazione».
Le parti rifiutano all’unanimità la clausola de minimis come limite minimo al di sotto del quale la salvaguardia automatica non potrà essere attivata. L’obiettivo è impedire la concessione di soglie (circa 95.000 tonnellate stimate) ai PMA che storicamente esportano piccoli quantitativi verso l’UE, evitando in tal modo il rischio di triangolazione delle merci». In breve, 200mila tonnellate rappresentano il Piave del riso, la soglia di importazioni esenti da dazio che non può essere superata. (Nella foto, la presidente dell’Ente Risi Natalia Bobba)
IMPORTAZIONI SELVAGGE
In settimana, la Coldiretti era tornata a intervenire sul tema, sottolineando che «le importazioni selvagge di riso straniero fanno crollare i prezzi di quello italiano con i produttori nazionali che si vedono pagare quasi la metà rispetto a pochi mesi fa, con cifre precipitate al di sotto dei costi di produzione. A lanciare l’allarme è la Coldiretti dopo l’avvio della raccolta».
QUOTAZIONI TRICOLORE AL RIBASSO
«Le quotazioni all’origine del riso tricolore per le varietà più note come il Carnaroli o l’Arborio sono quasi dimezzate, passando indicativamente da 1-1,10 euro al chilo a 60-70 centesimi, nell’attuale campagna, nonostante una produzione di poco sopra i livelli dello scorso anno». Gli arrivi di riso straniero, sono «aumentati del 10% nei primi sette mesi del 2025, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, per un totale di 208 milioni di chili. Una situazione aggravata dal fatto che il 60% di tutto il riso importato in Italia gode di tariffe agevolate – afferma Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo -. Restano, oltretutto, preoccupanti le ultime notizie sull’evoluzione dei negoziati sulla revisione del Regolamento sul Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) che rischia di portare ad una clausola di salvaguardia che, seppur basata sull’automatismo, potrebbe rivelarsi totalmente inefficace per la tutela del riso europeo. Infatti, se applicata nelle modalità proposte, si attiverebbe solo al superamento di oltre 600mila tonnellate di riso base lavorato, una quantità assolutamente inaccettabile e inutile a difendere la filiera nazionale».
QUESTIONE MERCOSUR
«Non dimentichiamo che anche nell’intesa col Mercosur mancano reciprocità e regole comuni – evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Come è necessaria anche la cancellazione della regola sull’origine del codice doganale, per dare vera trasparenza ai consumatori e tutelare i produttori di riso italiani ed europei, imponendo l’obbligo dell’origine in etichetta su tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea. A rischio è il futuro di un settore che detiene il primato europeo con l’Italia che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della Ue di cui è il primo fornitore, con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo. Il Piemonte conta 8 milioni di quintali, circa 1900 aziende per un totale di 117 mila ettari».
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