STOCCHI: ESISTE UN’ALTRA RISICOLTURA

Uno dei coltivatori storici di riso biologico replica agli articoli di Sarasso proponendo la rivoluzione Ma-Pi

Gli articoli di Giuseppe Sarasso su glifosate e Ogm hanno ispirato una risposta da parte di una storica famiglia di risicoltori biologici, gli Stocchi-Mussa di Rovasenda (Vercelli). Di seguito pubblichiamo la testimonianza di Ugo Stocchi, dell’azienda “Una Garlanda Ssa” in forma di intervista. Risponde Ugo Stocchi.

Innanzi tutto, chi sono gli Stocchi-Mussa?

Siamo una famiglia di risicoltori che da tre generazioni coltiva il riso. Per oltre 40 anni abbiamo praticato, su circa 130 ha, un’agricoltura di tipo intensivo, a monocoltura, con l’ausilio massiccio di prodotti da sintesi chimica.

Perchè avete abbandonato il metodo convenzionale?

Dal 2001, per problemi di salute, ci siamo avvicinati alla Associazione UPM Un Punto Macrobiotico, riuscendo a migliorare, grazie alle diete MA-PI®, il nostro stato di salute. Parallelamente, abbiamo, iniziato a seguire Policoltura MA-PI® ideata dal prof. Mario Pianesi (ideatore e fondatore e presidente dell’associazione UPM) che da oltre 40 anni propone un’agricoltura più naturale e, più in generale un modello di sviluppo sostenibile, che nel 2015 è stato presentato all’Expo di Milano. Tra l’altro, è noto che Pianesi ha stimolato l’apertura della prima azienda biologica d’Italia nel 1975. Pertanto ci siamo interessati al metodo di agricoltura da lui proposto.

In cosa consiste la Policoltura MA-PI® e perché va anche oltre il biologico?

Essa prevede l’utilizzo di semi non ibridi, possibilmente di varietà antiche e autoriprodotte in azienda; la piantumazione di siepi e filari di alberi, arbusti, alberi da frutto, sugli argini e all’interno dei campi; l’osservazione e lo studio dell’ambiente di coltivazione (prendendo come spunto i cicli stagionali delle erbe selvatiche anche non commestibili); la rotazione colturale; il totale abbandono di sostanze estranee all’ambiente di coltivazione, come concimi, diserbi, fungicidi, etc; di lasciare una parte dei campi per permettere l’autoriproduzione spontanea dei semi (il 10% dei campi) e l’abbandono della pratica di bruciatura dei residui colturali dopo la raccolta. La Policoltura MA-PI® è un metodo agricolo che riesce a conciliare il rispetto dell’ambiente con buone produzioni e con spese ridotte.

Voi dite di voler ricostruire l’habitat e abbandonare la servitù dalle multinazionali, ma è una sfida possibile?

I risultati di un recente studio mostrano quanto la filiera agroalimentare Pianesiana, basata sulla Policoltura MA-PI®, riduce di circa il 90% l’attuale consumo di risorse naturali. Quindi la sfida è possibile, anche se all’inizio è stato difficile perché, a differenza dei nostri antenati, non conoscevamo la nostra terra, non l’avevamo mai rispettata, osservata e non avevamo mai compreso i suoi cicli, etc. Molti sono stati i tentativi e le esperienze positive fatte in 16 anni con la Policoltura MA-PI®, e nei fatti oggi le produzioni, in netto aumento, dimostrano la validità di questa scelta agronomica. Possiamo testimoniare che con la Policoltura MA-PI® è possibile mantenere gli standard produttivi e contemporaneamente ristabilire un equilibrio Ambientale, funzionale ad ottenere un raccolto con produzioni adeguate e quindi dei cibi più sani sia per le persone che per la terra, in totale autonomia. Il tutto senza ricorrere a nessun input esterno, ad eccezione del combustibile, che comunque si è dimezzato. A tutto questo aggiungiamo il fatto che tutti i rischi per la salute a cui eravamo sottoposti per l’utilizzo delle sostanze chimiche sono scomparsi. Tutto ciò porta a stimare che, se l’intera popolazione seguisse i regimi alimentari proposti da Mario Pianesi (le 5 Diete MA-PI), i sistemi agroalimentari mondiali potrebbero soddisfare i fabbisogni nutritivi di una popolazione 10 volte maggiore di quella attuale!

Quali sono i riferimenti scientifici di quello che afferma? 

Li elenco: Mancini, L. Food Habits and Environmental Impact: an Assessment of the Natural Resource Demand in Three Agri-Food Systems, Tesi di Dottorato, Università Politecnica delle Marche, 2010; Mancini, L. Conventional, Organic and Polycultural Farming Practices: Material Intensity of Italian Crops and Foodstuffs. Resources 2013, 2, 628-650 (http://www.mdpi.com) Di seguito vedete la risaia nel 1998 e nel 2017.

Quali varietà coltivate?

Grazie agli stimoli di Pianesi,(che tra l’altro è stato nominato idealmente dall’università di Pavia primo agricoltore custode per la sua opera di recupero e conservazione delle varietà antiche), ci è possibile coltivare e moltiplicare varietà di riso antiche come Rosa Marchetti, Originario Chinese, Bertone, Maratelli,, Pierròt, etc… Di seguito vi espongo alcuni esempi di resa in transizione verso la Policoltura MA-PI®

Varietà: Rosa Marchetti

ANNO RESA NOTE
2002 30 q.li 1° anno di coltivazione
2016 45 q.li 15° anno di coltivazione

           Varietà: Originario C.

ANNO RESA NOTE
2007 37 q.li 1° anno di coltivazione
2016 50 q.li 10° anno di coltivazione

Nel territorio della Baraggia di Rovasenda, le produzioni del riso convenzionale all’ettaro raggiungono una media di 60 q/ha.

Quali sono i principali problemi di questa risicoltura?

I costi di produzione elevati: si è cercato di supplire all’esiguo numero di persone impiegate nel settore Agricolo con l’utilizzo di macchinari, diserbanti e concimi che permettessero produzioni elevate. La degenerazione dell’Agricoltura moderna è stata causata da una logica di profitto scriteriata, poco intelligente perchè non ha tenuto conto che bisognava mantenere e migliorare la prima fonte di redditto (di vita) che è l’ambiente. Sfruttare la terra senza calcolare lo squilibrio che ne sarebbe derivato e che oggi si traduce in terreni desertificati anche in zone da sempre ritenute fertili ( Pianura Padana). In questa situazione e’ impensabile competere con i paesi asiatici che, per la maggioranza, hanno estensioni e manodopera abbondante e sopratutto degli ambienti di coltivazione ancora produttivi e fertili. Quindi più ambiente ancora ricco e più manodopera a basso costo.

Come si fa, allora, a distinguersi dai concorrenti asiatici?

L’applicazione del Modello di Sviluppo Sostenibile Pianesiano in ambito Agricolo con La Policoltura MA-PI®, permette di coltivare senza concimi e diserbanti e con un uso minimo di risorse, questo influisce positivamente  non solo sull’ambiente di coltivazione ma nei settori ad esso collegati che da questo dipendono: l’Agricoltura, l’Alimentazione, la Salute pubblica e l’inevitabile incidenza che si ha sul’ Economia. Tutto questo può essere reso disponibile al consumatore tramite L’Etichetta Trasparente Pianesiana (ETP), ideata nel 1980 da Mario Pianesi, e già presentata al Senato della Repubblica nel 2003 e al Parlamento Europeo nel 2008 e nel 2014. Questo modello si caratterizza per  la volontaria integrazione alle informazioni obbligatorie previste dalla normativa vigente sulla etichettatura. ETP riporta le più importanti informazioni sull’origine e sulle caratteristiche del prodotto (origine e metodo di coltivazione/lavorazione dei singoli ingredienti/prodotti, etc.) e tutti i relativi passaggi della filiera di produzione (compreso il prezzo di acquisto della materia prima all’origine).

Con quali vantaggi?

I vantaggi sono molteplici: 1) facilita i controlli e il lavoro investigativo delle forze dell’ordine; 2) offre una maggiore consapevolizza al consumatore su cosa provoca, nel bene o nel male, ciò che sta scegliendo; 3) educa i produttori a dichiararsi per quello che sono e su ciò che producono (come lo producono, dove prendono le materie prime, quanto le pagano, etc.). Grazie al precedente storico dell’ETP, Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva lo scorso 15 Settembre 2017, il decreto legislativo che reintroduce l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione e o confezionamento in etichetta di tutto il riso venduto in Italia… ( vedi pag. 4 Il Risicoltore Ottobre 2017) a fronte di un riordino delle normative europee in materia di etichettatura alimentari.

Ma un agricoltore può o deve essere un ambientalista? 

Di sicuro la chiave per un cambiamento deve partire da un cambio di mentalità. L’esperienza di questi anni ci ha fatto capire che non c’è Agricoltura senza l’Ambiente; è quindi chiaro ed evidente che se si vuole proseguire a fare i contadini è fondamentale prendere in considerazione e tutelare gli ecosistemi. Anche se non subito, abbiamo compreso che il ruolo dell’agricoltore, è fornire cibo alla popolazione per farla stare in salute e nel contempo custodire e preservare la terra che gli permette di lavorare. Seguendo i consigli di Mario Pianesi, nella annate 2016 e 2017, sono state messe a dimora nella nostra azienda, in 130 ettari di risaie più di 9.200 essenze arboree ed arbustive, distribuite a rete, con una distanza di 10 m fra loro. Tutto ciò premesso grazie a questa esperienza abbiamo recuperato la salute e la gratificazione di questo lavoro, anche economica. Abbiamo reddito per tutte e tre le nostre famiglie.

E’ un approccio possibile per tutti?

Queste soluzioni sono approcciabili da chiunque in modo semplice. Nel nostro caso ci è voluto un po’ di tempo, siamo ancora in una fase di transizione.Auspichiamo quindi, che un numero sempre maggiore di agricoltori decida di provare; diventando parte attiva di questa rivoluzione Agricola, che per l’esperienza vissuta, rappresenta una soluzione concreta, per il ripristino dell’ambiente e per il miglioramento dell’agricoltura, dell’alimentazione, della salute e, di conseguenza, dell’economia per tutte le attuali e future generazioni. La strada è tracciata, la Policoltura MA-PI® fornisce le risposte pratiche a tutte le esigenze di coltivare il riso senza chimica e con spese ridotte al minimo. Noi siamo stati molto fortunati, abbiamo risolto in un colpo solo molti problemi che avevamo, conoscendo Pianesi (che tra l’altro per tutti i consigli e le informazioni che ci ha dato, lo ha fatto sempre gratuitamente).

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Risicoltura
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