«L’INDUSTRIA NON VALORIZZA IL RISO ITALIANO»

Denuncia di Coldiretti all'assemblea di Pavia: perché non si riesce a chiudere un contratto di filiera con le riserie?

Filiera: un Paese, l’Italia che lavora verso un obiettivo. Questa è la linea che Coldiretti Pavia ha ribadito durante l’Assemblea Provinciale 2019, tenutasi presso “Granai Certosa” (Pv), insieme ad alcuni dei principali esponenti della cooperazione. Dopo i saluti ed i ringraziamenti del sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi e del Presidente provinciale Vittorio Poma, Fabio Bonaccorso ha animato la tavola rotonda su Filiera Italia cui aderiscono grandi nomi dell’agroalimentare Made in Italy: oltre a Coldiretti per la parte agricola, tra i soci promotori ci sono Inalca/ Cremonini, Ferrero e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica), e poi Farchioni, Ocrim, Olma, Giorgio Tesi Group, Donnafugata, Cirio agricola, Bonifiche Ferraresi, Maccarese, Terre Moretti e Amenduni, ecc..

La riflessione è partita dal ruolo dei Consorzi agrari nella Filiera: «siamo nati per far crescere l’agricoltura ed innovare» ha spiegato Marco Crotti, Presidente Terrepadane, «e se questa è l’attività storica, oggi abbiamo una sfida: come poter valorizzare al meglio il nostro prodotto. Oggi noi stiamo investendo sui contratti di filiera, si è lavorato troppo in maniera indistinta, senza avere un filtro su quello che il mercato chiede: facciamo seminare varietà che trovano soddisfazione nel mercato, garantendo i risicoltori. La trasparenza è la chiave, il nostro margine è quello di arrivare direttamente al consumatore». (SEI PRONTO SE ARRIVA IL BRUSONE?)

Quando si parla di trasparenza il gap di miglioramento può essere riassunto in tre macro-operazioni: “Pac, Etichettatura, Mercato”, come ha scandito Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Lombardia. I giganti dell’agroalimentare hanno interesse ad entrare in filiera per il Made in Italy, ha continuato Voltini: « e noi dobbiamo essere consequenziali ed aumentare l’export, cercando di ottenere un vero rappresentante in Europa per il nostro settore». Si è parlato anche di riso: «Innanzitutto, è buona cosa ricordare che il valore dell’agroalimentare in Italia ricopre il 12% del Pil nazionale – ha detto il Presidente di Coldiretti Pavia Stefano Greppi – quindi ci si rende immediatamente conto che siamo di fronte a qualcosa di anacronistico: in provincia di Pavia l’export si aggira sui 20 milioni e siamo la provincia risicola più importante d’Italia ma, non siamo riusciti a chiudere un contratto di filiera con l’industria. Cosa manca? Manca evidentemente la volontà di valorizzare il prodotto, garantendo un reddito all’agricoltore e la qualità al consumatore. L’individualismo regna ancora troppo nel nostro settore e noi come Coldiretti abbiamo il dovere di fornire gli strumenti per un percorso gratificante».

Cosa fanno le Istituzioni? «Se vogliamo parlare di domanda e offerta entrambe le questioni devono essere rappresentate: le filiere devono essere a 360°, il governo ha messo a disposizione 500 milioni di euro per i contratti di filiera. L’obiettivo è sempre uno: il Made in Italy, quello che conta non è il marchio ma il prodotto» ha detto il Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, che ha ribadito l’importanza e la necessità di una battaglia sull’etichettatura. «L’atteggiamento del consumatore che sceglie italiano è una nuova via da sfruttare, forse anche alla luce di tutto quello che arriva dall’estero, perché il prodotto italiano è un prodotto controllato. Bisogna aumentare i 42 miliardi di euro di export, esportare di più vuol dire strutturarsi in un modo diverso: I consorzi funzionano perché ti danno qualità, controllo, produzione ma, bisogna rivedere le regole, soprattutto quelle sanitarie. È stato concesso dall’Unione Europea al Vietnam di esportare 80.000 t di riso lavorato a dazio zero» ha aggiunto  Centinaio, «più che una questione di dazi è una questione di regole, se c’è una reciprocità si può combattere ad armi pari sul mercato, in caso contrario si parte da una concorrenza sleale» ha concluso. . (SEI PRONTO SE ARRIVA IL BRUSONE?)

Infine le cooperative: veri e propri microrganismi di filiera. Ma quanto valgono le regole di queste ultime nella filiera? «Dobbiamo astrarci dal pensiero che “regola” voglia dire “sanzione”: è in realtà un indicazione per ottenere un determinato risultato», ha sottolineato Gherardo Colombo, ex magistrato ed attuale Presidente UeCoop: «le regole permettono di fare affidamento sugli altri che cooperano con noi. Quando mi viene chiesto se ce ne siano troppe, la risposta è Sí, perché c’è poca fiducia. La cooperazione è essenziale per riuscire a stare insieme nel modo più positivo possibile. Mettendoci insieme, infatti, evitiamo di escluderci vicendevolmente verso un sistema di competizione che secondo me è diventato un sistema selvaggio». Autore: Martina Fasani
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Risicoltura
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