Negli ultimi anni abbiamo capito che la siccità favorisce le malerbe resistenti ai diserbi: non parliamo delle “solite resistenze” da contrastare con la rotazione, ma di un fenomeno più ampio e invasivo che deve portarci a modificare il nostro modo di lavorare.
SUBITO DOPO LA SEMINA
Da sempre sappiamo che la produttività ce la giochiamo nei primi giorni dopo la semina. È in questa fase cruciale che giavoni (Echinochloa spp.) e ciperacee (Cyperus difformis, Cyperus esculentus, Schoenoplectus mucronatus…) possono compromettere in modo irreversibile il potenziale produttivo della coltura. Le resistenze agli erbicidi (ALS e ACCase e altri meccanismi d’azione) stanno trasformando le “vecchie” infestanti in una emergenza nell’emergenza.
GIAVONI E CIPERACEE
Partiamo da giavoni e ciperacee, che rappresentano una delle principali criticità: la crescente diffusione di ceppi resistenti agli erbicidi, associata alla riduzione dei principi attivi, crea un progressivo aumento della pressione infestante negli areali risicoli. Le infestazioni più dannose sono quelle che si instaurano nelle fasi precoci del ciclo colturale: competono con il riso per luce, acqua, nutrienti e spazio, quando la pianta non ha ancora completato il proprio accestimento. Questa competizione precoce può comportarne una riduzione significativa, ma anche ridurre la biomassa e la capacità fotosintetica. Tutti capiamo che ciò vuol dire meno produzione, anche a livelli che mettono in pericolo la sostenibilità economica della risicoltura. Non solo per gli effetti sulla resa: alte densità di infestanti compromettono anche la qualità, perchè portano a una maturazione eterogenea, aumentano le impurità e rendono più complicate le operazioni di raccolta e post raccolta.
IL RISCHIO
Le popolazioni resistenti di giavoni e ciperacee tendono inoltre ad accrescere la banca semi del terreno, favorendo la perpetuazione dell’infestazione negli anni successivi e rendendo sempre più complessa la gestione agronomica delle risaie. Questo fenomeno riduce la sostenibilità tecnica ed economica dell’attività risicola, aumentando il rischio di perdite ricorrenti e la dipendenza da strategie di controllo sempre più integrate, che limitano la libertà dell’imprenditore agricolo di utilizzare anche la propria esperienza, oltre ai necessari principi attivi.
LA SOLUZIONE
Per questi motivi, il contenimento delle infestanti difficili e resistenti nelle prime fasi di sviluppo della coltura rappresenta un obiettivo prioritario per garantire la produttività, la qualità della granella e la sostenibilità a lungo termine della filiera risicola italiana. FMC farà due cose per aiutare i risicoltori italiani: introdurremo sul mercato italiano nuovi diserbi contro le infestanti resistenti – su Risoitaliano abbiamo parlato nei mesi scorsi di Isoflex, che agisce contro giavoni, digitaria e loietto – e investiremo nella formazione dei nostri clienti, perché abbiano chiaro il quadro malerbologico e chimico. E come sta cambiando. Autore: Mirko Guarise, EMEA Herbicides Product Manager – Rice Specialty Crops & Dessicants FMC Agro Italia Srl
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