PRE-EMERGENZA A RISÒ

In una risicoltura sempre più condizionata da giavoni (Echinochloa spp.), ciperacee, riso crodo e popolazioni resistenti, il trattamento di pre-emergenza o pre-semina non rappresenta più soltanto un’opzione tecnica, ma costituisce il fondamento di una strategia di gestione sostenibile delle infestanti.

Se ne parla in questi giorni a Risò, la manifestazione dedicata al prodotto vercellese. Ieri nella città di sant’Eusebio, a salutare la premier Meloni, c’era anche Mirko Guarise (EMEA Herbicides Product Manager – Rice Specialty Crops & Dessicants FMC Agro Italia) che sta organizzando un percorso formativo per risicoltori, diretto a predisporre strumenti tecnici contro le resistenze.

Le esperienze di campo e la letteratura internazionale – ha spiegato – mostrano come ridurre la pressione infestante fin dalle prime fasi del ciclo sia il modo più efficace per proteggere la coltura, preservare l’efficacia degli erbicidi e mantenere elevata la produttività.

LA SELETTIVITA’

«Il primo vantaggio del pre-emergenza è la selettività. Gli erbicidi residuali – dichiara – vengono applicati prima che coltura e infestanti entrino in competizione diretta, consentendo di controllare le infestanti quando sono più sensibili e riducendo il rischio di danni alla coltura associati a trattamenti tardivi. Inoltre, molte soluzioni di pre-emergenza presentano una finestra di utilizzo più ampia e meno dipendente dalle condizioni operative rispetto ai trattamenti di post-emergenza».

LA PERSISTENZA D’AZIONE

Un secondo elemento chiave è la persistenza d’azione. Le infestanti più problematiche del riso, in particolare Echinochloa spp., emergono spesso in più ondate. I trattamenti residuali permettono di intercettare le prime emergenze e limitare le nascite successive, riducendo la densità infestante nelle settimane critiche della coltura.

Questa protezione precoce è particolarmente importante perché la competizione nelle prime fasi vegetative ha un impatto sproporzionato sulla resa finale. «La gestione precoce delle infestanti è determinante anche dal punto di vista produttivo. In condizioni di forte infestazione da giavoni e altre graminacee, sono state riportate perdite di resa comprese tra il 30 e il 70%, mentre in situazioni estreme l’interferenza delle infestanti può causare riduzioni superiori all’80% della produzione.

In prove recenti su riso a semina diretta, infestazioni non controllate hanno provocato perdite fino al 90-92% della resa rispetto ai testimoni mantenuti puliti» è il commento del manager FMC.

RESISTENZE A ALS E ACCASE

Questi dati assumono un significato ancora maggiore alla luce della crescente diffusione dei sistemi gestione delle infestanti utilizzando varietà tolleranti agli ALS e alle ACCase con soli erbicidi di post molto specifici. Queste tecnologie hanno rappresentato una svolta per il controllo del riso crodo e delle graminacee, ma si basano sostanzialmente sull’utilizzo di erbicidi soggetti allo sviluppo di resistenze (i.e., inibitori dell’ALS, inibitori dell’ACCase e Auxinici).

L’esperienza internazionale ha dimostrato che un impiego ripetuto e poco diversificato di questi meccanismi d’azione comporta una forte pressione selettiva e favorisce l’evoluzione di popolazioni resistenti. Sono già stati documentati casi di ridotta efficacia e comparsa di biotipi resistenti attraverso pressione selettiva e flusso genico tra riso coltivato e riso infestante.

ABBASSARE LA PRESSIONE

«In questo contesto, il ruolo del pre-emergenza diventa strategico – suggeriva ieri Guarise a un gruppo di risicoltori convenuti a Risò -: abbassando la pressione infestante iniziale, diminuisce il numero di individui esposti agli erbicidi di post-emergenza e quindi la probabilità di selezionare nuovi biotipi resistenti. Inoltre, l’integrazione di molecole con differenti meccanismi d’azione consente di distribuire la pressione selettiva su più target biologici, aumentando la durata tecnica delle soluzioni disponibili».

DIVERSIFICAZIONE DELLE STRATEGIE

La risicoltura moderna necessita quindi di un approccio basato sulla diversificazione delle strategie: pre-semina, pre-emergenza, post-emergenza precoce e post-emergenza tradizionale devono essere considerati momenti complementari e non alternativi. Allo stesso modo, la disponibilità di diversi MoA rappresenta una risorsa fondamentale per gestire infestanti difficili e resistenti, preservare l’efficacia delle tecnologie HT e garantire la sostenibilità economica e agronomica della coltura nel lungo periodo.

«E’ chiaro che il futuro del diserbo del riso non dipende da un singolo erbicida o da una singola tecnologia, ma dalla capacità di combinare diversi meccanismi d’azione, diversi momenti di applicazione e diverse pratiche agronomiche in un programma integrato di gestione delle infestanti» ha concluso il tecnico.

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