EST SESIA SOTTO ACCUSA

Numerose lamentele per la penuria d'acqua, ma c'è chi sostiene che non è colpa dell'ente

Le lamentele giunte in redazione in merito alla disponibilità irrigua, in particolare quella gestita da Est Sesia, sono sempre più numerose. Gli agricoltori che lamentano ritardi, inadempienze o imperfezioni coprono di fatto l’intero territorio di competenza di quest’ente di bonifica. Partendo dalle zone più a nord, nei pressi di Novara, abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di penuria, nonostante, a detta degli agricoltori, siano state effettuate semina in acqua e peste in pre semina, singole o doppie, al fine di impermeabilizzare il terreno, avendo dunque minori necessità idriche.

I bacini

La disponibilità a monte, ad oggi, è in linea con i regimi stagionali, sia per quel che riguarda il Canale Cavour sia circa la derivazione del Lago Maggiore. L’acqua, tuttavia, non sembra riuscire ad irrigare in modo puntuale tutte le camere e secondo molti imprenditori agricoli ciò si deve a un’errata gestione della risorsa idrica. Non è semplice ottenere delle dichiarazioni, segno che il settore non ha ancora maturato una cultura della trasparenza adeguata (della serie: «se metti il mio nome non vedo più una goccia d’acqua»), ma le indicazioni che riceviamo sono circostanziate. Secondo queste ricostruzioni, il flusso irriguo non sarebbe quello ottimale anche a causa di una manutenzione dei canali che sarebbe peggiorata negli anni.

La pulizia dei fossi

La pulizia dei fossi sarebbe stata ridotta al numero minimo di passate, rischiando esondazioni, rallentando i flussi d’acqua e rendendola anche più difficoltosa e duratura per gli operatori, costretti a chiudere i canali, in cui viene fatta la lavorazione, per tutta la durata della stessa (ad esempio sono giunte notizie di fossi asciutti per una settimana in questo periodo afoso). Effettuando così raramente il taglio dell’erba si favorisce anche l’erosione degli argini, dovuta ai bruschi cambi di livello nei corsi d’acqua. L’impossibilità di utilizzare alcuni diserbanti vicino ai fossi, inoltre, ha reso ancora più difficoltosa la gestione dei bordi, in alcuni casi lasciati completamente al ciclo della natura, che ha reso possibile la nascita di alberi spontanei. Questi, non venendo potati o controllati, finiscono per cadere in acqua e se non vengono sgomberati, neanche in seguito alle innumerevoli segnalazioni degli agricoltori, diventando ostacolo per le imbarcazioni usate per la manutenzione, costrette ad aggirarli. Ovviamente, l’erosione dei bordi comporta quella dei terreni. (STAI CONTROLLANDO IL BRUSONE?)

Guai in Lomellina

Scendendo più a sud le problematiche si acuiscono; in Lomellina, in aggiunta ai problemi sopra citati, sono in molti a denunciare una continua riduzione delle portate, tanto da arrivare all’asciugamento delle camere in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui ciò è assai dannoso per la crescita della pianta di riso, con la conseguenza di rese minori. L’opinione degli agricoltori è che ciò dipenda dal tentativo dell’Est Sesia di tagliare al minimo le spese di gestione e a diminuire l’impegno richiesto agli operatori: logico che gli agricoltori, che finanziano tale attività, si imbestialiscano. Queste tensioni si riflettono ovviamente sui delegati, eletti dagli agricoltori e portatori degli interessi degli stessi, che a breve dovranno essere rieletti, insieme a tutto il Consiglio d’Amministrazione di Est Sesia.

«Colpa delle semine in asciutta»

Insomma, è un’estate caldissima, ma ci sono agricoltori che difendono l’operato dell’Ente, come Nino Chió, il quale ci spiega così il suo punto di vista: «Est Sesia opera da sempre nella maniera migliore nel suo compito di gestione dell’acqua e non di produzione dell’acqua. Per quel che riguarda i consumatori più a sud nel territorio del consorzio,  non possono lamentarsi, poiché quella che si vive era stata una conseguenza più che preannunciata nel caso in cui si fosse scelto di seminare per lo più in asciutta, com’è accaduto. Inoltre, negli anni sono state bonificate marcite e boschi, effettuando le semine interrate sempre più tardivamente, anche dopo la prima metà di maggio. Tutto questo fa sì che le falde non vengano ricaricate e che non si sviluppi la rete di coli e fontanili, indispensabile in molte di quelle zone risicole. Chiaramente la semina a fila interrata invoglia l’imprenditore, in virtù delle molteplici semplificazioni e migliorie che porta in molti ambiti della coltivazione, ma quando si modifica un equilibrio tutti noi sappiamo che vi possono essere esternalità negative, come quelle che stanno vivendo i lomellini. Insomma, non possiamo accusare Est Sesia per conseguenze delle nostre scelte. Se tutti riducessero almeno al 50% della superficie aziendale la semina in asciutta, magari attuandola all’inizio di aprile e non all’inizio di maggio, credo che la situazione sarebbe nuovamente nella norma. Riguardo alle problematiche di manutenzione non ne ho mai risentito nella mia zona di servizio Est Sesia; so che hanno avuto maggiori oneri lavorativi in seguito alle restrizione sui prodotti fitosanitari ma credo che sia normale amministrazione. Auspicherei, infine, che la Comunità Europea, pensando alla PAC 2020, possa imporre il greening a tutti gli agricoltori, forzando un ritorno alle rotazioni in almeno un 25% della superficie aziendale, così come le altre colture. Ciò potrebbe risolvere queste situazioni di carenze idriche, equilibrando le richieste attraverso l’adozione di colture con bisogni elevati in diversi periodi dell’anno (es. Soia), e porterebbe altri benefici come l’abbattimento di alcune resistenze e della saturazione di mercato, diminuendo l’offerta». Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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