Nell’ambito della giornata in campo, Open day, realizzata da Ente Nazionale Risi presso il Centro Ricerche sul Riso di Castello d’Agogna – PV, martedì 8 settembre 2026 a partire dalle ore 15,30 si è tenuto il secondo dei tre previsti Field Day del progetto FERTIRISO.
PROVE VARIETALI RISO RPV
La visita guidata della piattaforma dimostrativa realizzata nell’ambito del progetto a cui hanno collaborato anche i ricercatori delle Università degli Studi di Milano e Torino, costituiva il “piatto forte” della giornata.
Dopo il saluto della Presidente Natalia Bobba si è tenuta la prima delle relazioni tecniche del pomeriggio, cioè la presentazione del campo della Rete di Prove Varietali Riso – RPV – realizzato in collaborazione con il CREA di Vercelli e presentato da Marco Signorelli, tecnico di campagna dell’Ente.
Le varietà presentate erano le stesse già visionate nella giornata in campo di Novara ma con condizioni ambientali completamente diverse in modo da raccogliere dati per ogni varietà in modo completo.
NUOVO CAMPO CATALOGO
La giornata è proseguita con la presentazione di un “campo catalogo” con le varietà costituite e conservate da Ente Risi il cui commento è stato affidato ad Alice Sinetti della sezione di Pavia dell’Ente. Filip Haxhari, genetista dell’Ente ha presentato «il nuovo CL24, un riso con tecnologia e granello di tipo medio, perlato, simile al Padano. Dalla prossima campagna dovrebbe essere in commercio per la prima volta».
PROGETTO FERTIRISO
Poi è la volta di Fertiriso. Il progetto gode del finanziamento di Regione Lombardia nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027. Il terzo e ultimo incontro previsto, nel quale verranno presentati i primi risultati raccolti, si svolgerà il 25 di settembre 2026 sempre a Castello d’Agogna.
A SUON DI SOSTANZA ORGANICA
Fertiriso mira a diffondere nuove metodologie di coltivazione quali l’uso di compost, il sovescio di colture intercalari, la correzione del pH del suolo e l’utilizzo alternato di periodi di asciutta e sommersione – Alternate Wetting and Drying, AWD. Questi studi in particolare potranno diventare sempre più utili in quanto la carenza di acqua di irrigazione, unite al rialzo termico, portano ad un processo di desertificazione, contrastabile anche con l’aumento della fertilità del suolo. Inoltre, le tecniche suggerite e testate nella piattaforma sono orientate a tutelare i tre comparti ambientali che caratterizzano la risaia: suolo, acqua e aria.
I VANTAGGI AGRONOMICI ED ECONOMICI
L’imprenditore risicolo potrà beneficiare di vantaggi economici nel breve periodo, legati all’aumento della produttività e al risparmio di fertilizzante minerale ma, soprattutto, dopo un orizzonte temporale più prolungato, per un miglioramento della fertilità del suolo. Obiettivo del progetto è diffondere buone pratiche agricole che:
- aumentino la fertilità dei suoli;
- riducono l’utilizzo di concimi di sintesi azotati senza compromettere la produttività;
- riducono la contaminazione delle acque da erbicidi;
- riducono le emissioni in atmosfera di gas serra
L’aumento della fertilità chimica e biologica dei suoli valorizza, nel tempo, il patrimonio fondiario dei proprietari e/o conduttori e permette molteplici vantaggi agronomici.
Molte delle prove realizzate nell’ambito di questo progetto a Castello D’agogna su piccola superficie sono poi replicate in pieno campo dai tecnici dell’Ente grazie alla collaborazione di numerosi risicoltori che hanno a cuore il mantenimento della fertilità dei propri terreni per le prossime generazioni.
EFFETTI DELLE BUONE PRATICHE
Gli aspetti su cui le pratiche vanno ad incidere riguardavano:
- Sostanza organica del terreno , disponibilità di nutrienti per il riso e miglioramento dell’attività biologica.
- Confronto tra tecnica convenzionale, e le innovazioni proposte come correttivo calcico e AWD.
- Misurazione dei presidi fitosanitari in acque superficiali e in profondità tramite coppe porose.
- Riduzione della dose di azoto minerale mantenendo la resa produttiva.
Marco Romani, sperimentatore dell’Ente Risi ha dichiarato:«Per mantenere una superficie coltivata a riso tale da soddisfare la domanda europea, occorre utilizzare al meglio le risorse disponibili, Queste prove ci consentiranno di capire meglio come reagire ai cambiamenti climatici e conservare la fertilità dei suoli».
Parallelamente alla piattaforma FERTIRISO è stata illustrata una prova di valutazione del momento di instaurazione della sommersione in condizioni di semina interrata. Sono state messe a confronto la sommersione tradizionale a 4 foglie/inizio accestimento, con quella anticipata alla 2° foglia del riso e con quella, addirittura, alla 1° foglia vera della coltura.
«Dai primi risultati sembrerebbe che la sommersione precoce delle risaie possa favorevolmente essere utilizzata a patto che sussistano condizioni termiche ottimali per la crescita del riso. Solo con gli adeguati andamenti termici, lo sviluppo della copertura vegetale sarà assicurato, evitando il pericolo della proliferazione di alghe e la necessità di un ricorso all’asciutta».
IL COMMENTO DELLA PRESIDENTE BOBBA
La Presidente dell’Ente ha aggiunto:«chi coltiva riso in zone con poca disponibilità di acqua deve essere consapevole che si assume un “rischio di impresa” e che, non sempre, la risaia potrà andare a buon fine».
Da ultimo Enrico Cantaluppi, genetista presso il CRR dell’Ente, ha tenuto una interessante presentazione sulle metodologie applicate nell’incrocio artificiale tra le varietà di riso e il loro utilizzo nel miglioramento genetico utilizzate a Castello D’Agogna.
Come sempre l’incontro è stata un’occasione per incontrare i tecnici del settore. Siamo lieti di poter anticipare ai nostri lettori le “buone notizie” che ci ha comunicato un tecnico intervenuto.
Mirko Guarise, tecnico di FMC ha anticipato che «la mia ditta spera di commercializzare presto un nuovo diserbante per il riso. Il prodotto ha come principio attivo il BIXLOZONE, commercializzato probabilmente col nome di Isoflex®, che consente il contenimento di molte infestanti, in particolare graminacee, sia in pre emergenza che in post emergenza precoce. Speriamo di poterlo rendere disponibile ai risicoltori per le prossime semine, sia da solo che in miscela con un altro principio attivo, la PETOXAMIDE».
«Per il nostro giavonicida di post emergenza a base di TETFLUPYROLIMET, commercializzato col probabile nome di Dodhylex™, bisognerà invece attendere ancora qualche tempo» ha concluso Guarise. Autore: Franco Sciorati
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