LA RISPOSTA MUNDIRISO ALL’IMPORT

Investimento a Vercelli per creare nuove linee di confezionamento destinate alle varietà d'esportazione
Uno dei prodotti Mundiriso

I pacchetti di riso che Ebro Foods commercializza nel mondo nascono a Vercelli ed è proprio nella città piemontese che Mundi Riso si prepara ad aumentare la capacità di confezionamento, con nuove linee per un chilo e mezzo chilo. Ce lo rivela Salvador Loring Lasarte, amministratore unico di Mundi Riso, società di Ebro Foods. «I lavori in corso nell’area recentemente rilevata dal Consorzio Agrario di Vercelli riguardano sei magazzini e un ricovero che saranno dedicati allo stoccaggio del riso. Parliamo di 15mila metri scoperti e mille coperti. Questo investimento non aumenterà la capacità produttiva dell’impianto, ma quella di confezionamento: finora una parte delle confezioni di riso commercializzate nel mondo da Ebro era confezionata all’esterno, mentre ora faremo tutto in casa e soprattutto produrremo riso in pacchetti da mezzo chilo e un chilo, laddove prima si confezionavano a Vercelli solo pacchi più grandi». L’attività dell’azienda è concentrata sui superfici e sugli indica, il segmento che Loring considera più promettente per il futuro: «Sta crescendo anche il consumo di superfino, ma non in Italia» avverte. Attualmente, Ebro Foods, leader nel settore, commercializza nel mondo 65 marchi diversi di riso bianco. L’investimento vercellese può essere letto come una risposta europea (Ebro è socio di Scotti) alle importazioni di riso dai paesi asiatici: dopo le concessioni ai Pma, infatti, sono cresciuti esponenzialmente gli acquisti di riso bianco asiatico in piccole confezioni, anche e, nel recente periodo, soprattutto di tipo japonica. L’ultimo report dell’Ente Risi conferma la tendenza: importazioni di japonica in aumento da Myanmar ed export in discesa (leggi la Situazionedimercato7agosto2020_13660_4678). Evidentemente il colosso spagnolo intravede spazi di mercato da difendere e ampliare. I lavori in corso nello stabilimento eusebiano permetteranno di bonificare l’area dall’amianto e realizzare l’impianto fotovoltaico, composto da 1082 moduli monocristallini da 320 Kwp, che produrrà circa 440 kwh all’anno, migliorando la carbon footprint dell’azienda. L’energia rinnovabile prodotta sarà destinata al consumo interno, per alimentare i macchinari e  gestire l’illuminazione e soddisfare le necessità primarie di energia per la produzione del riso. Con questo intervento verranno ridotte le emissioni per 129 tonnellate di Co2, circa 80 TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio). La società spagnola recupera inoltre la lolla che produce durante la lavorazione del risone, commercializzandola.

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