«IL RISO DEV’ESSERE PAGATO IL GIUSTO»

Carrà (Ente Risi) interviene sulle polemiche europee tra industria e agricoltori
Paolo Carrà

Le parole di Miguel Minguet, riportate da Risoitaliano, hanno provocato uno sconquasso. Intanto i mercati, però, si muovono (quello italiano molto meno) e si guarda al futuro. Alla Pac post 2020, ad esempio… Temi caldi che affrontiamo in quest’intervista esclusiva al presidente dell’Ente Nazionale Risi Paolo Carrà.

Cosa pensa delle dichiarazioni di Miguel Minguet, secondo cui esiste un cartello industriale che vende il riso di Myanmar come se fosse europeo?

Le dichiarazioni del rappresentante del settore riso AVA-ASAJA spagnolo e vicepresidente del Copa-Cogeca, il risicoltore Miguel Minguet – risponde il presidente dell’Ente Nazionale Risi Paolo Carrà – confermano e rafforzano quanto è stato chiesto durante l’ultimo Forum del Riso Europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso 8 ottobre: la necessità che la Commissione si attivi ed approvi la procedura di esclusione del Myanmar dai Paesi EBA a seguito della violazione dei diritti umani, confermata anche da una recente risoluzione ONU. Inoltre si proceda ad una revisione del regolamento sulla clausola di salvaguardia che prenda in considerazione i danni provocati agli agricoltori e non solo alle industrie e che venga attivata in modo automatico quando le importazioni superano determinati livelli.

Chi lucra sulle importazioni? 

Minguet evidenzia come la stessa industria spagnola abbia aggirato la clausola introducendo in Spagna riso iaponica proveniente dal Myanmar, andando ad ingolfare il mercato. Significa che una certa industria europea da un lato predica la salvaguardia della filiera e dall’altra affonda i produttori. Quando abbiamo chiesto la clausola per il riso indica, non esistevano i presupposti tecnico giuridici per chiederla anche per lo japonica. Ora mi pare che sussistano i presupposti per estendere la clausola anche allo japonica.

In Italia, l’Airi ha appena comunicato le sue richieste di semina agli agricoltori, invocando un aumento dell’ettarato, ma i mercati sembrano andare in direzione opposta. Cosa succederà?

In Italia oggi il prezzo di vendita delle varietà japonica in generale consente di avere una buona remuneratività rispetto all’indica, che invece ha quotazioni stagnanti da tempo. Sicuramente l’indica risente di influenze del mercato internazionale che influisce anche sul prezzo. Attenzione però a non ricadere, come nel passato, nell’errore di scegliere cosa seminare in base ai listini. Per le prossime semine se non verrà mantenuto il giusto equilibrio tra japonica ed indica, il rischio è di assistere progressivamente ad un ingolfamento del mercato dello japonica con effetti negativi sui prezzi di vendita come già avvenuto in un recente passato. Per mantenere l’equilibrio non basta però appellarsi al senso di responsabilità dei produttori. L’industria ha il pallino in mano e deve saper garantire a quest’ultimi una giusta remunerazione secondo uno spirito di vera filiera. Equilibrio nelle superfici ed equilibrio nei prezzi.

Uno dei nodi del rapporto industria-agricoltura è la questione dell’etichettatura… 

E’ vero, nell’articolo che avete pubblicato sempre Minguet parla della questione etichettatura, altro tema del Forum. Il 20 aprile in Italia scade l’attuale norma sull’etichettatura che prevede l’indicazione del Paese di coltivazione. Il nuovo Regolamento Europeo non verrà in aiuto a quanto i produttori e la stessa industria ha chiesto all’8 di ottobre, ossia l’indicazione obbligatoria europea dell’origine, in quanto il regolamento esclude i prodotti monoingredienti come è il riso. Vi è la necessità pertanto, alla luce anche di quanto si sta discutendo a Bruxelles sull’etichettatura a semaforo, di accelerare l’iter per un’etichettatura europea chiara e trasparente come ormai tutti i paesi dell’area mediterranea, stanno invocando. Questo in un’ottica di dare una informazione chiara al consumatore. In attesa della conclusione dei lavori, varrebbe forse la pena riconsiderare la proroga di quanto attualmente vige in Italia.

Su tutte queste considerazioni grava la discussione della Pac post 2020. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi con Cornacchia, Magaraggia e Lenucci. Quali sono le previsioni dell’Ente Risi?

Siamo in un momento della politica europea abbastanza complesso. Fino a quando non verrà conclusa la Brexit, la questione bilancio europeo non potrà essere definita. Abbiamo al momento una proroga dell’attuale P.A.C. il che significa che fino al 2021 o forse 2022, nulla dovrebbe cambiare. Sbaglieremmo però a pensare che nel frattempo le cose non vadano avanti. Alcune certezze oggi le abbiamo. Alcuni Paesi Europei vogliono limitare il budget destinato all’agricoltura per finanziare politiche più sociali a favore dell’intera collettività europea. Scompare il greening che rientrerà nelle regole della condizionalità. La nuova P.A.C. avrà impegni maggiori per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile.

Cosa succederà ai titoli?

Entriamo in un argomento delicato e molto tecnico. Avremo una “convergenza esterna”, in pratica la riduzione del budget dei pagamenti diretti che dovrebbe attestarsi intorno al 4% ma questo dipenderà dal negoziato sul bilancio. Altro discorso sono il futuro dei titoli storici. Prima di tutto scompare il sistema di “convergenza all’irlandese” che, ricordo, evitava che il taglio del valore dei titoli scendesse oltre ad una certa soglia. Due solo le possibilità a discrezione di ogni Paese. La prima, deleteria per tutti i settori che hanno valori dei titoli alti come il riso, è quella di sopprimere i titoli e passare ad un sistema in base al quale si dichiarano le superfici soggette a pagamento e si distribuisce su di esse il budget che verrà previsto. Questo sistema determinerebbe una forte contrazione dei valori attuali dei nostri titoli. La seconda soluzione, più plausibile al momento e meno impattante, è quella di operare una “convergenza interna”. Significa cioè tagliare il valore dei titoli alti ed incrementare il valore dei titoli bassi affinchè quest’ultimi raggiungano un valore pari almeno al 70% della media. Quindi sia chiaro, non avremo più quella sorta di rete anticaduta che avevamo con la “convergenza all’irlandese”. E’ verosimile pertanto che i nostri titoli subiranno un taglio, di quanto dipenderà dal budget agricolo e da come questo verrà attribuito alle varie tipologie di pagamento diretto tra cui i titoli, nonché dalla distribuzione a livello nazionale dei titoli stessi e del loro valore.

Altre “belle” notizie?

Circa l’aiuto accoppiato oggi pari a circa 150,00 €/ha, esso dovrà essere rimodulato e riattribuito. Avremo poi il taglio dei pagamenti diretti del primo pilastro; un meccanismo inaccettabile che danneggia esplicitamente le imprese che percepiscono maggiori importi, vale a dire quelle aziende ben strutturate come lo sono le aziende risicole italiane. Anche qui nulla è stabilito ma al momento la Commissione ha previsto fino a 60 mila euro nessun taglio, da 60 a 75 mila euro almeno il 25%, da 75 a 90 mila euro almeno il 50%, da 90 a 100 mila euro almeno il 75%, oltre i 100 mila euro il 100%; parliamo cioè del famigerato capping  dove le spese che verranno detratte dall’ammontare oggetto del “taglio”, sempre secondo le proposte della Commissione, saranno quelle relative alle retribuzioni dichiarate. Ad onor di cronaca c’è già chi ha ipotizzato di proporre la deduzione di solo la metà di tali spese detraibili.

In soldoni?

In soldoni, i 721 euro ad ettaro circa che un’azienda risicola storica percepisce oggi, sommando aiuto di base, greening e aiuto accoppiato, salvo rare eccezioni sembrano destinati inevitabilmente a subire un taglio per effetto di quanto ho detto sopra.

Il rischio è che il settore del riso prenda una vera e propria batosta?

Sicuramente l’attuale proposta di riforma sarà molto impattante per il nostro settore. Da parte nostra, anche se è ancora tutto molto incerto, abbiamo già iniziato a seguire i vari passaggi a Bruxelles sul tema riforma e organizzeremo tavoli tecnici con la filiera per suggerire insieme a loro soluzioni che siano meno impattanti per il nostro settore. Noi lavoreremo per anticipare le decisioni a Bruxelles, sollecitando tutte i rappresentanti politici nazionali ed europei a difendere la risicoltura italiana ed europea. Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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