«LA NATURA RIFIORISCE NELLA RISAIA BIO»

Gli istituti di ricerca presentano uno studio al workshop di Rovasenda

Uno dei principali poli della risicoltura biologica è il piccolo comune di Rovasenda, nella provincia di Vercelli. Lo si deve essenzialmente alla presenza della famiglia Stocchi, che con l’azienda “Una Garlanda” ha fatto scuola.

Manuele Mussa, marito di Mara Stocchi e contitolare dell’azienda di famiglia, ha presentato quest’esperienza al workshop, organizzato nel Castello di Rovasenda da ISPRA, Arpa Piemonte e Università di Torino, su “Buone pratiche per la biodiversità in risaia”, venerdì 17 gennaio.  «Rendendoci conto di aver semplificato eccessivamente il paesaggio aziendale durante il periodo della rivoluzione verde – ha spiegato – negli ultimi anni abbiamo deciso di cambiare l’impostazione delle nostre camere aziendali. Abbiamo piantumato circa 15.000 alberi lungo gli argini ed in filari all’interno delle camere, per cercare di migliorare l’agrobiodiversità  e richiamare anche le specie che avevano perso il loro habitat, per l’eccessiva pulizia. Abbiamo creato Polyculturae, associazione che ha come finalità quella di recuperare, difendere e promuovere la biodiversità degli agroecosistemi. Collaboriamo con l’Università di Milano e l’Università Politecnica delle Marche, per dare una connotazione scientifica all’associazione e certificare la biodiversità. È stato creato anche un marchio collettivo, chiamato Biodiversitas, gratuito (unico costo sono le analisi da effettuare), che viene rilasciato a chiunque rispetti i criteri imposti del disciplinare. In questo abbiamo inserito diversi indicatori utili a valutare la biodiversità vegetale ed animale dell’azienda, codificati ed oggettivi. Questo marchio può diventare spendibile per le aziende, dando un valore aggiunto utile dal momento che, a mio parere, il biologico sta diventando troppo inflazionato, con molte importazioni a basso costo certificate solo sulla base del prodotto finale (sempre esente da residui nel caso del riso, ndr), che vengono vendute sui nostri scaffali. Inoltre, fornendo maggiori servizi ecosistemici e di paesaggio, credo sia giusto riconoscere un differenziamento ai nostri prodotti, che ritengo si stiano muovendo verso la direzione migliore per ambiente e consumatore».

Studio su Natura 2000

Una visione studiata dalle istituzioni scientifiche, rappresentate al workshop da Susanna D’antoni (ISPRA), Simona Bonelli (DBIOS, Università di Torino) e Enrico Rivella (ARPA Piemonte). Quest’ultimo ha parlato dello studio condotto sui siti Natura 2000: «A causa dell’avifauna acquatica e della presenza dei fontanili, natura e risaia sono in stretto contatto ed ARPA Piemonte ha voluto dimostrarlo. Abbiamo preso campioni di  suolo, acqua e sedimenti, analizzati nei laboratori ISPRA, per valutare la qualità biologica del suolo grazie ai suoi microorganismi; abbiamo anche analizzato gli argini, notando la loro importanza per la preservazione di flora e fauna spontanea in risaia attraverso l’analisi delle differenze tra argini diserbati e inerbiti».

Susanna D’antoni ha precisato a sua volta che «le Direttive europee Habitat e Uccelli sono gli strumenti principali della politica europea per la tutela delle specie e degli habitat che sono minacciati di estinzione o la cui conservazione è importante per i servizi ecosistemici che forniscono (ad es. impollinazione, la purificazione dell’acqua..). L’Italia ha l’obbligo di custodirli in uno stato di conservazione soddisfacente, attraverso l’istituzione di Siti Natura 2000. Le specie e habitat più sensibili ai prodotti fitosanitari sono principalmente legate agli ecosistemi acquatici e presentano in generale una scarsa distribuzione e un cattivo stato di conservazione. In questo contesto nasce il Piano d’Azione Nazionale (PAN), cha ha i seguenti obiettivi: ridurre i rischi degli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità; promuovere l’applicazione della difesa integrata, dell’agricoltura biologica e di altri approcci alternativi; proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata; tutelare i consumatori; salvaguardare l’ambiente acquatico e le acque potabili; conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi».

Il metodo usato

La ricercatrice ha poi spiegato il lavoro svolto: «Il progetto che abbiamo condotto (ISPRA, ARPA e UniTO) è mirato a verificare se le misure 13 e 16 del PAN, specifiche per la tutela della biodiversità, sono efficaci nelle aree protette e nei Siti Natura 2000 e quali sono le criticità per la loro applicazione; individuare un set di indicatori per la verifica dell’efficacia delle suddette misure per il raggiungimento degli obiettivi del PAN; definire protocolli di monitoraggio per la verifica degli effetti dell’uso dei prodotti fitosanitari sulla biodiversità. Abbiamo analizzato tutto questo attraverso il confronto fra indicatori di biodiversità in coltivi biologici e convenzionali. I risultati preliminari mostrano in generale un migliore stato degli indicatori di biodiversità nei campi biologici. Tale differenza è in parte attribuibile all’uso dei prodotti fitosanitari e in parte alle pratiche di gestione dei coltivi, ovvero al mantenimento di habitat per le specie legate agli agroecosistemi. Da questo progetto e dalle interviste e confronti con gli agricoltori si intende definire delle buone pratiche di gestione dei coltivi al fine di attuare le misure del PAN per la tutela della biodiversità».

I risultati

Elena Bonelli, rappresentante di DBIOS (Università di Torino) ha fornito i risultati preliminari sulle indagini faunistiche nei nostri areali, sempre relativamente al PAN ed ai siti Natura 2000: «Abbiamo monitorato, da ormai 4 anni,  l’attività dei pipistrelli, in particolare quella trofica, di anfibi e odonati, per la valutazione delle acque, e di apoidei e farfalle, per la valutazione della presenza del verde. I campionamenti che abbiamo fatto sono stati esaustivi, condotti lungo tutto il periodo di attività, con la massima frequenza. In generale tutti i risultati preliminari che abbiamo ottenuto hanno favorito l’assenza di utilizzo dei prodotti fitosanitari. Gli animali acquatici hanno dimostrato sensibilità anche ai movimenti dell’acqua, dimostrando l’utilità della creazione di canali o bacini di conservazione della fauna nella risaia. Queste, inoltre, svolgono un ruolo fondamentale per la preservazione di questi animali, essendo l’unico habitat di sopravvivenza per loro rimasto. Anche i pipistrelli hanno dimostrato di favorire i terreni biologici, in particolare per l’attività trofica (nutrimento), poiché possono trovare un maggior numero di prede rispetto ai terreni trattati. Farfalle e apoidei hanno confermato la tendenza, mostrando una presenza più massiccia in terreni bio, a causa della presenza di un maggior numero di piante a loro utili per il polline, soprattutto su argini inerbiti. Voglio ricordare che le risaie sono la sede di preservazione di molte specie faunistiche protette, per questo motivo svolgono un ruolo importante che dobbiamo coadiuvare al meglio con le nostre pratiche, al fine di favorirne questa caratteristica; le risaie biologiche hanno dimostrato di farlo al meglio». (Seguirà un approfondimento dei temi tecnici affrontati al convegno) Autore: Ezio Bosso 

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Risicoltura
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