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FERTILIZZANTI DA APOCALISSE

da | 21 Ott 2021 | NEWS

foto aerea_aratura Carisio_Giotto Droni

Il caro fertilizzanti provocato dall’incremento dei costi energetici assume toni apocalittici nella testimonianza di Carlo Cerutti, dirigente della Fallarini Agricoltura, che spiega «la proiezione su febbraio è di un ulteriore incremento di tutti i fertilizzanti. È difficile stimare una percentuale ma il rischio è dietro l’angolo e il mercato in acquisto si fermerà. Il rincaro energetico ha già impattato fortemente ed impatterà soprattutto sui fertilizzanti azotati, ma non solo. Ci sono poi i costi maggiorati dei noli navali e dei trasporti su strada . Circa un mese fa la Cina ha dichiarato ufficialmente di non essere più esportatrice di fertilizzanti. Altro colpo al bilanciamento della domanda ed offerta.  Alcuni produttori nel frattempo hanno sospeso le produzioni di azoto per eccesso di rialzo o sospeso i listini di vendita. La soia potrà essere un’alternativa in una politica di rotazione aziendale non solo agronomica, ma non la soluzione. La scelta di attendere gli eventi diventa quasi obbligatoria ma si correrà il forte rischio di non trovare il prodotto nel momento del reale bisogno. La speranza condivisa e l’augurio è che le quotazioni del risone recuperino quella percentuale di incremento di valore ottenuta da mais, soia, frumento in questi ultimi mesi. Magari rallentando l’attuale offerta di risone sul mercato. Ciò permetterebbe di ammortizzare l’incremento dei costi descritti».

Cerutti non è l’unico a pensarla così: «Non c’è mai stato finora un incremento così rapido in tempi brevi e sembra destinato a non arrestarsi. Gli agricoltori aspetteranno a comprare i fertilizzanti almeno fino a marzo-aprile ed intanto si è già attivato un blocco del circuito. Tutto parte dal rincaro del carburante ma poi di conseguenza si ripercuote su tanti prodotti con derivati di idrocarburi. E intanto già oggi i fertilizzanti sono prezzati quasi al doppio: se fino a qualche mese fa l’urea veniva venduta 35 euro al quintale, oggi costa 60 euro e le aziende agricole non sono pronte a pagare gli aumenti del mercato» commenta il perito agrario Fabio Lanfranchini, di Studio Pulsar. 

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