ESCLUSIVO: IL DECRETO SULL’ETICHETTATURA OBBLIGATORIA

Pubblichiamo il testo del decreto che fa discutere le istituzioni: Lombardia contro Roma, Roma contro Europa...

Eccolo, il decreto sull’etichettatura obbligatoria del riso italiano (SCARICA IL DOCUMENTO) che nessuno aveva ancora visto.  Non è ancora stato pubblicato perché deve ricevere l’approvazione della Corte dei Conti, ma è firmato e protocollato: siamo di fronte alla versione definitiva che il governo ha licenziato dopo un iter rocambolesco, che la dice lunga sulla difficoltà di far accettare a Bruxelles una norma che impone di scrivere sulle scatole di riso lavorato commercializzate in Italia dove è stato coltivato, lavorato e confezionato il cereale che contengono. Sembrerebbe il minimo, per tutelare il consumatore, eppure l’Europa, succube degli interessi industriali e degli importatori, non ha mai voluto accettare quest’impostazione, tant’è vero che la stessa opacità del procedimento, denunciata dall’assessore lombardo all’agricoltura Gianni Fava, dipenderebbe dalla difficoltà del nostro governo di ottenere il visto di compatibilità del provvedimento con la normativa europea.

Come il lettore ricorderà, il decreto sull’etichettatura è stato annunciato nel corso del tavolo di filiera del 13 aprile, poi tenuto nel cassetto, quindi notificato a Bruxelles e il 27 maggio il governo ha annunciato nuovamente di aver “firmato” il testo. In quell’occasione è stato detto anche che l’Italia sta facendo pressione «affinché Bruxelles si decida a fare una norma europea sulla trasparenza dell’origine delle materie prime in etichetta», ammettendo che i rapporti tra Roma e Bruxelles su quest’argomento sono tutt’altro che sereni, al punto che qualcuno ipotizza una procedura d’infrazione contro l’Italia se sarà emanato un decreto senza il visto comunitario.  La lettera di Fava nei giorni scorsi ha scoperchiato il vaso di Pandora, facendo emergere questi dissidi, e ha confermato l’opinione di chi ritiene che le stranezze della procedura seguita dipendano dal fatto che, dopo il 13 aprile, Bruxelles ha fatto sapere informalmente all’Italia che quel provvedimento non era gradito. Per questo, ora, l’approvazione del provvedimento da parte della Corte dei Conti è tutt’altro che un passaggio formale – negli ambienti ministeriali non si escludono neanche dei “ritocchi” del testo – e ciò spiega anche la riservatezza con cui il Mipaaf e il Mise, co-firmatari del decreto trattano questo provvedimento e non hanno voluto diffonderne il testo alla stampa. Anche perché, giova ricordarlo, il decreto sul riso ha un “gemello” che riguarda l’etichettatura obbligatoria della pasta e le cui ricadute economiche sono decisamente superiori.

La redazione di Risoitaliano è riuscita dunque a ottenere il testo definitivo del provvedimento che, rispetto alle bozze circolate, contiene un’unica vera novità: all’articolo 2 – laddove si impone di scrivere in etichetta il paese di coltivazione, di lavorazione e di confezionamento del riso contenuto nella scatola – viene inserita la possibilità di unificare l’indicazione, specificando genericamente il Paese di origine, quando queste tre operazioni siano state condotte nel medesimo Paese. (LEGGI IL DECRETO) (Nella foto grande, il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina)

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