RIFORMA SENZA CONSORZI?

Riforma consorzi

Non sono passate ventiquattro ore e Confagricoltura Piemonte aggiusta il tiro sulla riforma dei consorzi irrigui. Dopo che abbiamo dato la notizia che il sindacato aveva sdoganato la riforma Bongioanni e abbiamo diffuso i testi che rivoluzionano il mondo dei diritti sull’acqua (leggi i testi), ecco che Anbi Piemonte alza un muro.

NO ALLA RIFORMA SENZA I CONSORZI

«Il sistema irriguo piemontese va aggiornato e reso più efficiente, ma il riordino deve nascere dal confronto con i consorzi e prevedere risorse e strumenti adeguati». È la posizione espressa dall’assemblea di ANBI Piemonte, rappresentanza dei consorzi irrigui operanti sul territorio regionale subalpino, riunita a Vercelli per esaminare il Disegno di legge regionale n. 161 sul riordino del sistema irriguo regionale.

Non è un caso che la riunione si sia tenuta a Vercelli: l’associazione Ovest Sesia è una delle più grandi e di quelle che affronterebbero un cambiamento più profondo se la riforma fosse quella voluta da Palazzo Lascaris.

FORTE PERPLESSITA’

«La riforma interviene su un sistema di grande rilievo per l’agricoltura piemontese, articolato su una
rete irrigua di circa 20 mila chilometri di canali, che serve centinaia di migliaia di ettari di territorio
agricolo. Il DDL prevede nuovi ambiti irrigui regionali, un unico gestore per ciascun ambito, una
Strategia regionale e Piani di ambito, rafforzando contestualmente le funzioni regionali di indirizzo,
programmazione, vigilanza e controllo» dice Anbi Piemonte. E non è tutto.


«L’Assemblea ha espresso forte perplessità per il metodo seguito nella predisposizione della riforma,
presentata al Consiglio regionale senza un preventivo e strutturato confronto con ANBI Piemonte e
con i Consorzi direttamente interessati» recita la nota. Evidentemente a qualcuno non è piaciuta la procedura dilettantesca se non autoritaria di scrivere una riforma in una stanza e calarla come un maglio sul territorio.
«L’assemblea si è pronunciata in modo unanime: non mettiamo in discussione l’esigenza di
aggiornare e rendere più efficiente il sistema – dichiara il presidente di ANBI Piemonte Vittorio
Viora – ma una riforma di questa portata deve partire dalla conoscenza concreta dei territori, delle
reti e delle realtà consortili. Il Piemonte presenta sistemi irrigui profondamente diversi tra loro,
costruiti nel corso di secoli, che non possono essere ricondotti a un nuovo modello senza un confronto
approfondito con chi li amministra e li gestisce».

I PUNTI CRITICI

Tra gli aspetti sui quali ANBI Piemonte chiede un approfondimento figurano i criteri di delimitazione
dei nuovi ambiti irrigui e di individuazione dei gestori, la salvaguardia dell’autonomia organizzativa
e patrimoniale dei Consorzi, il regime delle concessioni, i poteri regionali di vigilanza e sostituzione
e gli oneri collegati ai nuovi Piani di ambito. Particolare attenzione viene posta sulla gestione delle infrastrutture appartenenti al demanio regionale e, soprattutto, sugli obblighi di manutenzione straordinaria.

RISORSE PROPORZIONATE ALTRIMENTI…

ANBI Piemonte ritiene necessario chiarire puntualmente responsabilità e competenze e accompagnare eventuali nuovi obblighi con risorse finanziarie adeguate. «Il punto non è soltanto stabilire chi dovrà gestire l’acqua – aggiunge Viora – ma mettere i gestori nelle condizioni concrete di farlo. Affidare nuove funzioni, manutenzioni e responsabilità senza prevedere risorse proporzionate rischia di trasferire il costo della riforma sui Consorzi e, in ultima analisi, sulle imprese agricole».

L’Assemblea ha inoltre sottolineato la necessità di tutelare la centralità dell’uso agricolo dell’acqua in una fase nella quale cambiamento climatico, siccità e crescente variabilità delle disponibilità idriche rendono sempre più strategica la capacità di accumulare, conservare e distribuire la risorsa alle imprese quando serve.

ANBI PRESENTE!

ANBI Piemonte rivendica pertanto il proprio ruolo di rappresentanza dei consorzi irrigui piemontesi
e chiede di essere formalmente coinvolta nell’esame del DDL in Consiglio regionale, nelle audizioni
della Commissione Agricoltura e nella definizione dei regolamenti attuativi, degli ambiti, dei criteri
di individuazione dei gestori, della Strategia regionale e dei Piani di ambito.

GRUPPO DI LAVORO PER APPROFONDIRE

L’Associazione avvierà ora un approfondimento tecnico, economico e giuridico del provvedimento
attraverso un gruppo di lavoro con i consorzi, i loro direttori, giuristi, tecnici e consulenti, finalizzato
alla predisposizione di osservazioni puntuali e proposte di modifica da sottoporre al Consiglio
regionale.

Verrà inoltre richiesto un confronto con il presidente della Regione e con l’assessore competente e
sarà promosso il dialogo con le organizzazioni professionali agricole, anche per valutare le possibili
ricadute economiche della riforma sulle imprese. «ANBI Piemonte è pronta a dare un contributo costruttivo – conclude Viora – e si aspetta un confronto costruttivo, perché la riforma del sistema irriguo non può essere efficace senza il coinvolgimento di chi quella risorsa la governa, la distribuisce e la garantisce ogni giorno al territorio e all’agricoltura».

CONFRAGRICOLTURA PRENDE LE DISTANZE DA BONGIOANNI

Una presa di posizione talmente dura che Confagricoltura è intervenuta per aggiustare il tiro e prender le distanze dalla riforma Bongioanni: «Una revisione dell’attuale impianto legislativo e normativo può essere utile – ha detto il presidente Enrico Allasia – ma deve essere valutata sulla capacità di garantire maggiore sicurezza nell’approvvigionamento e un servizio migliore alle aziende agricole, senza aumentare burocrazia e costi».

Per Confagricoltura Piemonte alcuni principi sono irrinunciabili: gli agricoltori devono mantenere un ruolo centrale nella governance; devono essere salvaguardati i consorzi efficienti e il patrimonio di competenze e infrastrutture costruito sul territorio; devono essere garantite continuità del servizio, sostenibilità dei costi e tutela degli investimenti e dei patrimoni consortili. Dovranno inoltre essere chiariti il regime delle concessioni, comprese quelle relative a pozzi e fontanili, e gli oneri per la manutenzione straordinaria delle infrastrutture demaniali».

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