BOSSO: IL NEMICO ARRIVA CON L’ACQUA

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmail«Buxus Didaco» Prego? Diego Bosso si presenta così, tra il serio e il faceto, e lo fa per spiegarti che la sua famiglia coltiva riso nella zona di Oldenico...

GUIDO-BOSSO«Buxus Didaco» Prego? Diego Bosso si presenta così, tra il serio e il faceto, e lo fa per spiegarti che la sua famiglia coltiva riso nella zona di Oldenico dalla notte dei tempi. «Da sempre facciamo seme» precisa con una punta d’orgoglio. Bosso gestisce un’azienda risicola al Torrione di Vinzaglio. La stazione dove scendevano le mondine si trova ad un tiro di schioppo. Non ci sono più i capisquadra ad aspettarle. Nei giorni della monda, su queste sterrate punteggiate dai papaveri, corre solo qualche pick-up, carico di operai cinesi. «La monda manuale è ancora un imperativo per noi moltiplicatori – racconta – anche se è molto onerosa, perché oltre a pagare loro sei impegnato tu. Il nostro è un mestiere che non ammette alcuna approssimazione e questo vale anche per i trattamenti chimici». Bosso è uno dei risicoltori che hanno deciso di raccontare la loro esperienza a Punto Riso. Lavora per una importante ditta di sementi: ne ospita i campi prova. In totale, coltiva 135 ettari di riso, due terzi di seme e uno di prodotto da pila. Non risparmia nella difesa della coltura perché, come dice lui, «è quando la risaia è pulita che devi fare qualcosa»: sottinteso, per evitare la prossima infestazione. Non insegnate a un risicoltore cosa sia la prevenzione, semplicemente perché è “tutto”. Particolarmente, per un moltiplicatore come Didaco Buxus.

Cosa temete maggiormente?

Non c’è un solo nemico. Noi lavoriamo contro le malerbe e contro i costi. Mi spiego: se per risparmiare lesino su un trattamento, devo incrementare la monda manuale e avrò comunque un prodotto peggiore, perché la presenza di erbacce in campo distrae l’operaio, che deve fare attenzione alle piante fuori norma, da estirpare.

Com’è possibile che, dopo tanti trattamenti, nel terreno persista una banca semi così pericolosa?

Perché la banca semi non è più nel terreno, le infestanti arrivano con le acque di irrigazione, che non si possono certo filtrare. E, quel che è peggio, questa selezione evolve nel tempo. Tutti i risicoltori sanno di doversi confrontare con i giavoni ibridi, apparsi in seguito, ma da qualche anno anche la Murdannia è diventata una preoccupazione fissa. E potrei fare un lungo elenco di new entry, più o meno diffuse a seconda della zona.

Quindi?

Quindi è da stolti rischiare. La nostra è un’agricoltura di precisione in sé, nel senso che ridurre in modo sconsiderato i costi di produzione espone veramente il raccolto a rischi fatali. Per la medesima ragione usiamo prodotti ad alto tasso tecnico, come Nominee, e prediligiamo quelli che ci consentono di creare dei mix perfettamente calibrati sulle esigenze di ogni risaia.

La riforma della Pac, con il taglio del contributo al seme, ha accresciuto il vostro rischio d’impresa?

No, perché per noi moltiplicatori il premio comportava un vizio di calcolo, nel senso che il risone era pagato sul lavorato mentre adesso la trattativa è più chiara, si basa solo sui parametri di qualità, malgrado vi sia ancora un’influenza dei diritti storici. Semmai, ci può essere il rimpianto per un’occasione perduta: quei contributi avrebbero dovuto portare allo sviluppo di un sistema cooperativo che permettesse ai risicoltori di selezionare e moltiplicare il proprio seme, una filiera nella filiera, che però non si è mai verificata. (Prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute; per relativa composizione e numero di registrazione si rinvia al catalogo dei prodotti o al sito internet del produttore. Usare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta, prestando attenzione alle frasi e ai simboli di pericolo e alle informazioni sul prodotto. ® Marchio registrato. Informazione pubblicitaria a cura di Bayer CropScience)(24.05.2015)

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