AGRICOLTURA INTEGRATA IN PIEMONTE

Rese disponibili le nuove norme tecniche: ecco cosa comportano per chi fa riso
Semina del riso in risaia

La Regione Piemonte ha reso disponibili in queste ore le norme tecniche di agricoltura integrata 2020. Sono obbligatorie per le aziende che aderiscono alla misura 10.1 del PSR – produzione integrata (ecco il link in cui sono riportate per intero). In generale, per la produzione agricola integrata volontaria (così come intesa dall’art. 20 del D. Lgs. n. 150 del 14 agosto 2012) la Regione Piemonte fa riferimento agli impegni previsti da specifiche norme tecniche redatte in conformità alle Linee Guida Nazionali di Produzione Integrata e approvate con Determinazione Dirigenziale del Settore Fitosanitario e Servizi tecnico-scientifici n. 159 del 1 aprile 2020. (Sai come difendere il riso?)(Sai come difendere il riso?)

Le limitazioni per il riso

Per la risicoltura vengono indicati come limitazioni o consigli per le pratiche agronomiche i seguenti punti:

  • non è ammessa la bruciatura di stoppie e paglie ad eccezione dei terreni a riso in cui il dato di analisi relativo al contenuto in sostanza organica sia maggiore del 5 % o degli appezzamenti in cui venga praticata la minima lavorazione.
  • non è consentito il ricorso a materiale proveniente da organismi geneticamente modificati (OGM). Devono essere utilizzate sementi “certificate”. E’ consentito l’utilizzo di seme sano di produzione aziendale per varietà iscritte alla ”Sezione varietà da conservazione” del Registro Nazionale delle varietà di specie agrarie e ortive.
  • sono consigliate, eventualmente non tutti gli anni, pratiche di minima lavorazione.

In risicoltura è  ammessa la monosuccessione per un massimo di 5 anni, al termine dei quali è necessario avvicendare con una coltura diversa. Le rotazioni colturali che prevedono un’alternanza del riso sono tutte ammissibili purché la coltura alternativa al riso abbia al massimo un ristoppio. Nelle situazioni in cui la riuscita di una coltura diversa dal riso sia difficile, è consentito proseguire con la monosuccessione se, per almeno 2 anni su 5, su tutta la superficie a riso, viene adottato almeno uno dei seguenti interventi alternativi di mantenimento della fertilità del terreno: realizzazione di un sovescio o esecuzione della sommersione invernale della risaia.(Sai come difendere il riso?)

La concimazione del riso

Riguardo alla fertilizzazione si ricorda che:

  • l’azienda deve disporre delle informazioni relative alle caratteristiche chimico-fisiche del terreno che ospita il seminativo tramite l’effettuazione di analisi;
  • l’azienda è tenuta a redigere un Piano di Concimazione (vedi Allegato I) o, in alternativa, ad adottare il modello semplificato secondo le Schede a Dose Standard;
  • il riscontro delle operazioni di concimazione è dato dalla scheda di magazzino e dalla scheda “Registrazione degli interventi”.
  • la distribuzione di concimi azotati minerali deve essere frazionata per apporti superiori a 100 kg/ha ed  il valore massimo di azoto efficiente da apportare alla coltura è 160 kg/ha, come riportato nella tabella 1 dell’allegato 1 “Fertilizzazione”. La tabella 2 dello stesso riporta l’asporto di N, P e K in seguito alla raccolta di 70 q/ha di risone (identificata come produzione media) e la tabella 3 riassume gli apporti minerari derivanti dai differenti fertilizzanti organici utilizzabili.
  • nei casi di asporti di potassio (K2O) inferiori ai 100 Kg/ha (per es. paglie lasciate in campo/bruciate) deve essere privilegiata la distribuzione in copertura dell’elemento per evitarne la lisciviazione e la parte in presemina deve essere assente o ridotta a meno del 30% del totale ammesso;
  • gli asporti delle colture intercalari vanno tenuti in considerazione; gli apporti di elementi nutritivi  non possono comunque superare le asportazioni. Gli apporti alla coltura da sovescio sono inclusi nel conteggio degli apporti fatti alla coltura seguente il sovescio.

Ricordiamo inoltre che i piani di concimazione a preventivo (schede a dose standard o bilancio), eventualmente corretti nel corso dell’annata, le registrazioni degli interventi (da compilare entro 7 giorni dall’esecuzione dell’operazione) e le schede di magazzino per ciascuna annualità devono essere redatti, conservati per almeno 3 anni e tenuti a disposizione dell’autorità preposta al controllo.

L’uso degli agrofarmaci

Riguardo all’utilizzo di prodotti fitosanitari vi riportiamo l’obbiettivo che si propone l’agricoltura integrata: «La difesa fitosanitaria deve essere attuata impiegando, nella minore quantità possibile (quindi solo se necessario e alle dosi minori), i prodotti a minor impatto verso l’uomo e l’ambiente scelti fra quelli aventi caratteristiche di efficacia sufficienti ad ottenere la difesa delle produzioni a livelli economicamente accettabili e tenendo conto della loro persistenza. Quando sono possibili tecniche o strategie diverse occorre privilegiare quelle agronomiche e/o biologiche   in   grado   di   garantire   il   minor   impatto   ambientale,   nel   quadro   di   una   agricoltura sostenibile. Il ricorso a prodotti chimici di sintesi andrà limitato ai casi dove non sia disponibile un’efficace alternativa biologica o agronomica». Questa definizione viene riportata nell’allegato 2, dove vengono ribaditi i concetti chiave delle difesa della coltura in agricoltura integrata, quali ad esempio l’obbligo di taratura delle irroratrici ogni 4 anni. Scarica allegato_2

Tenendo conto di ciò, i prodotti fitosanitari permessi nella risicoltura sono riportati nelle schede dedicate alle colture erbacce (da pagina 44 a pagina 49), dove sono elencati i prodotti utilizzabili per ogni avversità in ogni momento del ciclo colturale e le rispettive limitazioni di dosaggio, superficie trattabile, numero di trattamenti effettuabili e modalità d’impiego.

Nell’allegato 4 viene evidenziato che gli operatori  agricoli e il sistema  di assistenza  tecnica alle aziende agricole  sono invitate a segnalare eventuali  manifestazioni  di sospetta resistenza al Settore Fitosanitario e Servizi tecnico-scientifici. In questo documento sono anche riportate le indicazioni generali per ridurre il rischio di resistenza a prodotti fitosanitari diserbanti e tutti i meccanismi di azione di fungicidi e insetticidi presenti in commercio. Scarica allegato_4

In seguito alla richiesta pervenuta da parte degli Enti erogatori dell’assistenza tecnica , inoltre, sono stati autorizzati in deroga alcuni principi attivi per 120 giorni, tra cui il florpyrauxifen benzyl (fino al 10 luglio 2020) e il napropamide (fino al 7 luglio 2020).

Riguardo all’irrigazione: nel caso di coltivazione in sommersione non è richiesto il rispetto dei volumi massimi di adacquamento; nel caso di coltivazione in asciutta è necessario registrare date e volumi di irrigazione (se misurabili con strumenti ordinari) e il dato di pioggia.

Infine, parlando della raccolta, solo nel caso di adesione all’applicazione del marchio SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), i prodotti devono essere sempre identificati al fine di permetterne la rintracciabilità, in modo da renderli facilmente distinguibili rispetto ad altri ottenuti con modalità produttive diverse.

Chiudiamo proponendovi l’allegato 5 in cui sono contenute le schede di registrazione. Autore: Ezio Bosso

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