“Di fronte alle grandi esigenze di nuovi utilizzatori idrici come i data center o l’estrazione di terre rare, c’è bisogno di rivedere la Direttiva Quadro Acque in un contesto internazionale, che evidenzia la necessità di autosufficienza nella disponibilità di risorsa” afferma Adriano Battilani, Segretario Generale di “Irrigants d’Europe”, associazione che rappresenta il 75% dei terreni irrigui nel Vecchio Continente.
INFRASTRUTTURE IDRICHE
Al centro del confronto è stato il nesso tra acqua, agricoltura, energia ed ambiente come leva fondamentale per una gestione sostenibile ed innovativa dei territori. Particolare attenzione è stata riservata alle infrastrutture idriche, alla modernizzazione dei sistemi irrigui, al riuso delle risorse e all’adozione di tecnologie digitali per il monitoraggio.
L’iniziativa ha avuto lo scopo di contribuire alla definizione di una strategia europea coerente con Politica Agricola Comune, Green Deal ed interventi per la coesione territoriale, rafforzando competitività, occupazione e stabilità delle aree rurali; serve un piano globale europeo contro fenomeni quali siccità ed alluvioni, che ormai interessano anche le aree centrali ed orientali della UE: è questa la richiesta avanzata dai rappresentanti delle organizzazioni irrigue di Spagna, Portogallo, Francia ed Italia.
IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DI ANBI
«Le opere idriche agricole costituiscono da secoli il vero e proprio sistema vascolare dei territori, cui garantiscono la sicurezza idrogeologica, la produttività e l’abitabilità – evidenzia Francesco Vincenzi, presidente dell’ Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Probabilmente è proprio la difficoltà nel riconoscere l’artificialità di ambienti, che siamo abituati a ritenere naturali, il principale impedimento a vedere riconosciuto in sede comunitaria il cosiddetto Water Aquis, cioè l’importanza strategica delle infrastrutture idrauliche nel Sud dell’Europa, ma non solo. Ora è quanto mai urgente un’indagine approfondita sullo stato delle reti idrauliche multifunzionali, nonché la pianificazione dell’efficientamento delle infrastrutture esistenti e la costruzione di nuove. Ciò offrirebbe anche l’opportunità di valutare, dove sarebbe possibile implementare soluzioni basate sulla natura e misure di ritenzione idrica naturale, secondo gli indirizzi comunitari».
COSTO DEL CLIMA 20 MILIARDI DI EURO
L’ammodernamento delle infrastrutture idrauliche agricole deve proseguire nel Mediterraneo ed in tutta Europa per dare impulso ad un processo già in atto di valorizzazione ad ampio spettro, incentrato sulla sostenibilità, sul ripristino della biodiversità e sulla produzione di servizi ecosistemici. Solo così – conclude Vincenzi – sarà possibile affrontare le sfide del clima rispetto a fenomeni, che negli ultimi tre anni sono costati 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana ed espongono al rischio di una severa riduzione del grado di autosufficienza alimentare e di biomateriali fondamentali per un futuro sostenibile.” Autore: Anbi
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