MERCATI IN RIPRESA

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Le borse piemontesi consolidano la tendenza positiva emersa a Mortara (LEGGI). Si registrano gli allineamenti agli apprezzamenti visti venerdì per i risi da interno dei gruppi Arborio e Carnaroli, ormai stabilmente sostenuti dalla domanda. Arriva inoltre un nuovo passo avanti ufficiale per i lunghi B, che tornano a 35 €/q lordi, prezzo al quale risultano vendibili tutte le varietà del gruppo.

LUNGHI B A 35 EURO

Il finale di mercato regala spiragli positivi ai risicoltori. Nelle ultime sedute si registra un susseguirsi di apprezzamenti a listino, dopo un lungo periodo di cali o stagnazione. La domanda si mostra disponibile ad acquistare pressoché tutte le varietà disponibili. L’unica eccezione resta il gruppo dei tondi, che anche nelle borse piemontesi arriva alla non quotazione. Fa eccezione Selenio, nominale in entrambe le sedi a 52 €/q lordi. Gli operatori segnalano però difficoltà a concludere scambi anche a cifre inferiori a quella indicata.

A Vercelli la dicitura nominale viene apposta anche ai gruppi S. Andrea/Gloria e Roma. Una scelta che riflette probabilmente la difficoltà dei risicoltori a cedere, ai deludenti prezzi correnti, le partite ancora invendute di questi comparti. Pesa il confronto con Arborio e Carnaroli, protagonisti di un rush nello stesso segmento di mercato, quello dei risi da risotto.

Restano stabili i lunghi A del gruppo Ribe, fermi a 35 €/q lordi. Le varietà di pregio del comparto sarebbero teoricamente quotate a 40 €/q, ma risultano ormai pressoché totalmente esaurite. Da segnalare anche la leggera ripresa di Sunrose, che trova conferma pure nel listino di Vercelli, con scambi che si attestano a 32 €/q. Un quadro che, seppur ancora disomogeneo tra le diverse varietà, conferma la direzione positiva impressa dal mercato nelle ultime settimane, pur rimanendo per molti comparti su livelli di prezzo lontani dalla remuneratività.

«PREZZI DIMEZZATI», L’ALLARME DI CONFAGRICOLTURA

«Oggi la situazione è grave ed è dovuta ai prezzi bassi, in alcuni casi dimezzati rispetto all’andamento normale del mercato – spiega in una nota Giuseppe Signorelli, presidente della Sezione Riso di Confagricoltura Milano, Lodi e Monza Brianza – Per dare un’idea, il Baldo da risotto l’anno scorso si pagava 70 euro, quest’anno 33: praticamente metà prezzo. In sofferenza sono tutti i risi da risotto, e anche i parboiled e i lunghi B registrano un deprezzamento importante, significa che arriveremo all’autunno con una situazione debitoria pesante».

Una crisi che, avverte Signorelli, ha una natura inedita: «In passato i momenti di difficoltà non sono mancati, ma qui siamo di fronte a una situazione completamente nuova, determinata dagli accordi internazionali. Stiamo subendo importazioni massicce sia da Myanmar e Cambogia, senza dazi, sia dall’Estremo Oriente. Questo perché i nostri dazi sono troppo bassi e fermi da 22 anni. Non possiamo sopportare questa concorrenza. E all’orizzonte ci sono nuovi accordi commerciali con Thailandia e Australia. La Thailandia produce venti volte quello che produciamo noi, e lo stesso vale per l’Australia. Sono gli effetti pesantissimi della globalizzazione».

A pesare è anche la dinamica dei costi: «Oltre agli aumenti su fertilizzanti e gasolio, paghiamo carissime le sementi. La semente viene fatta pagare in alcuni casi cinque volte al chilo rispetto a quanto ci viene riconosciuto alla vendita. Uno scandalo, perché la conseguenza, con l’attuale normativa PAC, è che il premio finisce tutto ai sementieri». Si aggiunge poi il nodo dei controlli sulle importazioni, che, secondo Signorelli, resta irrisolto: «L’Europa riesce a controllare in media solo il 3% delle importazioni, tutto il resto entra comunque. Servirebbe una norma per cui chi importa in Europa, se non viene controllato da un ente pubblico, debba rendersi responsabile delle analisi di ciò che importa». Autore: Ezio Bosso

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