Nessuno, tuttavia, parla diffusamente della semina in asciutta e dei motivi tecnico-economici per cui in alcuni casi si predilige questa tecnica di semina, rispetto a quella in acqua. Vorrei metterli in evidenza, ribadendo tra l’altro che il riso prodotto, a prescindere da come si coltiva, è da difendere e la sua produzione da incentivare per fare sopravvivere la risicoltura italiana e i suoi produttori. Come detto, molti agricoltori preferiscono la semina in asciutta per diversi motivi, i cui principali sono i seguenti.
(Nota tecnica)
ECONOMIA AZIENDALE
La semina in asciutta permette, dal punto fi vista imprenditoriale, un risparmio nelle lavorazioni, rispetto alla semina tradizionale. Utilizzando la semina tradizionale, quando si entra a lavorare in campo, è necessario usare le ruotine di ferro ed, essendo in ambiente acquatico, si ha una maggiore costo in usura dei macchinari. Inoltre, per preparare il campo all’utilizzo, è necessario pestarlo e lisciarlo, il che comporta un maggiore consumo di gasolio. Senza contare che serve una persona addetta al controllo dell’acqua un mese in più, rispetto all’utilizzo della pratica della semina in asciutta. Quindi, le lavorazioni in asciutta sono più veloci e, di conseguenza, meno costose; in aggiunta, con i moderni macchinari, la lavorazione di semina è molto precisa anche con dose ridotte di seme.
ACCESSO ALL’ACQUA
Circa fino all’anno 2000, gli agricoltori novaresi hanno sempre avuto accesso all’acqua per irrigare il riso, una risorsa proveniente soprattutto dal ghiacciaio del Monte Rosa, anche a fine giugno/inizio luglio, cioè in un periodo essenziale per la crescita del riso. Ora, a causa del cambiamento climatico, non c’è più questa disponibilità d’acqua perché il ghiacciaio del Monte Rosa, dal quale dipendiamo, è quasi completamente scomparso, facendoci dipendere solo dalle piogge che riempiono il lago Maggiore, il quale ci dà l’acqua per irrigare.
Posso testimoniare che nel 2022, con la grande crisi idrica, visto che nella nostra zona furono chiuse le bocche per circa tre settimane consecutive, allo scopo di portare l’acqua fino in Lomellina (una zona con terreni prettamente sabbiosi, dove fino a 20 fa il riso era certo meno coltivato di oggi) dalle risaie seminate in acqua si produssero solo 35 quintali a ettaro, contro i 60 delle risaie in asciutta. Ciò si deve al fatto che un riso seminato in asciutta, avendo radici più profonde, sopporta meglio un periodo prolungato di assenza d’acqua.
TEMPI DI IRRIGAZIONE
In passato, la semina acqua avveniva prima rispetto ad oggi a causa dell’utilizzo di diserbanti ora vietati per l’ambiente e la mancanza di sostanze attive utilizzate nella semina in acqua è sicuramente una motivazione forte che allontana gli agricoltori. Inoltre, le varietà seminate con questa tecnica dovevano essere irrigate già a fine marzo, tant’è che la semina era ai primi di maggio. Teniamo conto che, stando alle stime dell’Est Sesia, le falde si alzano dopo circa un mese dalla sommersione.
Ora, visto che la maggior parte delle varietà in acqua verrebbero seminate nella prima decade di maggio, l’acqua verrebbe immessa nelle camere di risaia durante l’ultima decade di aprile. Con la pratica dell’asciutta, invece, le varietà vengono seminate anche alla metà di aprile, quindi l’acqua viene immessa nelle risaie circa un mese dopo. Naturalmente, questi tempi possono variare anche sensibilmente in relazione alla precocità o tardività delle varietà che si seminano, quindi il timing di richiesta dell’acqua irrigua è più elastico di quello che si dice. Autore: Marco Baglione, risicoltore novarese