Il sito AgroPages riporta che l’industria dei fitosanitari in Cina ha superato i 41,67 miliardi di dollari americani di fatturato e che 5 delle 119 aziende cinesi che producono fitofarmaci hanno superato i 1.266 milioni di euro di entrate.
FABBRICA DI PRODOTTI FITOSANITARI
Il paese del dragone si conferma “fabbrica del mondo” anche per quanto riguarda i fitopresidi da impiegare in agricoltura sia in termini di prodotti commerciali che di precursori per la sintesi del prodotto finito. Quindi la Cina rappresenta un attore fondamentale anche per la protezione e la difesa dei raccolti globali. Chiaramente, questa valanga di prodotti viene utilizzata in tutto il mondo, ma due dei principali acquirenti sono rappresentati dall’India e dal Pakistan che li utilizzano principalmente sulle loro sterminate coltivazioni di riso.
Nel grafico seguente, fornito dal ministero dell’Agricoltura Indiano, è possibile verificare come il consumo di antiparassitari sia notevolmente aumentato negli ultimi anni nei diversi Stati che compongono la federazione indiana. Anche se sono dati di alcuni anni or sono si evince che negli stati più poveri si tende ad usare pochi prodotti, mentre quelli più ricchi aumentano fortemente l’utilizzo.

In complesso, oltre il 75% degli agricoltori indiani utilizza trattamenti chimici, inclusi fungicidi, per proteggere le risaie. La percentuale esatta varia a seconda della regione, ma anche solo per combattere le malattie fungine come il brusone, in India molto diffuso, almeno un prodotto di sintesi viene usato su 2 risaie su 3.
INDIA TRADIZIONALE
Bisogna tuttavia ricordare che grandi estensioni di riso coltivato in India non sono trattate chimicamente, ma con un forte ricorso a pratiche tradizionali o meccaniche per il controllo delle infestanti a causa della mancanza di disponibilità economica per l’acquisto dei prodotti o per l’eccessiva frammentazione delle proprietà.
Inoltre circa il 50% della superficie totale coltivata a riso in Asia subisce trattamenti con insetticidi. In India e Pakistan uno dei grandi flagelli delle coltivazioni sono infatti gli insetti. Di conseguenza i prodotti per contenerli costituiscono oltre la metà dell’intero mercato agro chimico indiano e, il riso, insieme a cotone e ortaggi, assorbe circa il 90% dei pesticidi utilizzati nel Paese. Situazione simile nel Pakistan. Stando ai dati forniti da Ente Risi nella sua relazione sulla situazione di mercato del mese di maggio 2026, le importazioni di riso di provenienza indiana sono molto aumentate andando a pareggiare quelle di provenienza pakistana.

Dai dati traspare che una quota importante del riso lavorato dalla nostra industria di trasformazione o in commercio in Europa, deriva da risaie indiane o pakistane coltivate con l’impiego di questi fitofarmaci.
Si potrebbe obiettare che anche il prodotto italiano utilizza fitopresidi nella coltivazione e quindi non dovrebbero esserci disparità di trattamento. Ma è proprio così? Analizziamo innanzi tutto gli erbicidi in uso in India e Pakistan stando ai dati reperibili sul web.
DISERBO IN PAKISTAN
In Pakistan i diserbanti di più largo impiego sono simili a quelli di uso comune da noi, ma sarebbero ancora autorizzati numerosi prodotti molto conosciuti dai risicoltori un poco più anziani, in particolare: Oxadiazon, Fenoxaprop, Bispyribac – sodium e Propanil. Per inciso quest’ultimo in uso in moltissimi paesi.
ERBICIDI IN INDIA
Secondo le fonti on-line il principale erbicida in uso in India è il Pretilachlor, principio attivo utilizzato anche in Italia e Pakistan. Tuttavia diversi altri prodotti diserbanti sono in uso in India e vietati in Europa sul riso. In particolare il Cynmethylin, Flucetosulfuron, Pyrazosulfuron e Triafamone. In totale ben 195 molecole, infatti, sono vietate in UE, mentre solo 56 lo sono in India.
CINMETHYLIN E FLUCETOSULFURON
Analizziamo questi prodotti. Il Cinmethylin è un diserbo di pre-emergenza, agisce per bloccare lo sviluppo delle malerbe prima della loro germinazione. In India è autorizzato per l’impiego nei campi di riso trapiantato e, in alcuni casi, in semina diretta. Controlla efficacemente le graminacee infestanti annuali come il giavone e alcune erbe a foglia larga. Il Flucetosulfuron è un erbicida appartenente alla famiglia delle sulfoniluree e viene impiegato per il controllo selettivo ed efficace di erbe a foglia larga, ciperacee e giavone. E’ utilizzato sia nel riso trapiantato sia nel riso a semina diretta.
Per i migliori risultati nel riso trapiantato, è generalmente applicato tra 2 e 3 giorni dopo il trapianto. Essendo un prodotto di largo uso, in India è commercializzato da varie aziende. In Europa, l’uso e la registrazione del flucetosulfuron non sono autorizzati, ma la molecola rimane di largo impiego nei mercati asiatici per la protezione delle risaie.
PYRAZOSOLFURON
Il Pyrazosulfuron è invece un erbicida selettivo, sistemico, di post-emergenza, sviluppato per il controllo delle infestanti in risaia trapiantata. Appartiene al gruppo della sulfoniluree e lavora a una dose molto bassa per eliminare le infestanti a foglia larga e le ciperacee dal campo entro 15-20 giorni dalla distribuzione. Questo erbicida è più efficace quando applicato 0-15 giorni dopo il trapianto, mentre le infestanti sono ancora nella fase di 2-4 foglie. L’acqua viene mantenuta sul campo durante il trattamento come si faceva da noi una volta con le solfoniluree.
TRIAFAMONE E TRICICLAZOLO
Il Triafamone, infine, è un erbicida selettivo ad azione sistemica. Sul mercato indiano viene solitamente venduto in formulazione premiscelata con Ethoxysulfuron. Risulta efficace contro graminacee, ciperacee, Cyperus e infestanti a foglia larga. Si applica in post-emergenza precoce, quando le infestanti sono allo stadio di 1-3 foglie, circa 8-12 giorni dopo il trapianto o la semina. Tuttavia, come abbiamo visto, l’impiego di fitopresidi in India e Pakistan, ma nel sud est asiatico in generale, riguarda principalmente i fungicidi: tra questi il più diffuso è il Triciclazolo.
Si tratta del fungicida più discusso ed è completamente vietato nell’Unione Europea dal 2016. Nonostante ciò, tracce di questo principio attivo vengono spesso rilevate nei controlli sul riso Basmati proveniente dall’India. Ovviamente, essendo il riso Basmati quello di maggior pregio mercantile i risicoltori indiani lo usano prima che sugli altri tipi di riso. Nei campioni di riso indiano analizzati in passato in dogana, sono stati anche trovati residui di fungicidi come l’Esaconazolo e il Carbendazim, entrambi non ammessi o limitati severamente in Europa. Molti altri prodotti sono utilizzati contro i parassiti fungini, come per esempio le strobilirine, autorizzate anche da noi. Tuttavia il più diffuso è di gran lunga il Triciclazolo.
FOCUS INSETTICIDI
Come ricordato precedentemente i paesi asiatici utilizzano in risicoltura anche molti insetticidi efficaci contro i numerosi insetti parassiti delle coltivazioni e dei magazzini. Il clima caldo umido è molto favorevole allo sviluppo di vari tipi di insetti, alcuni dei quali parassitizzano il riso che va protetto con appropriati principi chimici. Tra le molecole in uso vengono indicate da internet: il Clorantraniliprole, l’Imidacloprid, il Fipronil, l’ Emamectin Benzoate e l’ Acephate. Alcuni di questi, sebbene legali e ampiamente diffusi in India, sono severamente vietati in Europa sul riso, sollevando periodicamente critiche e allerte alimentari.
DIFFERENZE DELLE LEGGI ASIATICHE ED EUROPEE IN MATERIA FITOSANITARIA
Per quanto riguarda quindi la preservazione delle coltivazioni con mezzi chimici, la principale differenza tra le coltivazioni asiatiche e quelle europee è rappresentata dal più largo impiego di fungicidi e insetticidi, con trattamenti ripetuti più volte oltre che dal tipo di prodotti che vengono ammessi dalle leggi asiatiche mentre sono vietati in Europa. Il divario tra le normative europee e quelle asiatiche continua a sollevare polemiche da parte delle associazioni di categoria e dall’Ente Nazionale Risi. Tuttavia i risicoltori asiatici continuano, quando possono, a proteggere i loro raccolti con prodotti ammessi dalle loro leggi quando necessario, come del resto giusto.
Alcuni importatori e trasformatori europei hanno iniziato un’ attività di sensibilizzazione verso i produttori locali, portata avanti in particolare dal governo del Pakistan, per indurli all’utilizzo di fitopresidi ammessi dalle normative europee, differenziando così la propria produzione destinata all’esportazione dal consumo nazionale. Per ora si tratta di piccole quantità, frutto di accordi specifici.
ITALIA GARANZIA DI QUALITA’
Risulta chiaro che, almeno al momento, i consumatori più attenti dovrebbero orientarsi verso il riso prodotto in Italia o in Europa, dove le normative sull’utilizzo degli agrofarmaci sono tra le più rigide al mondo.Sarebbe quindi evidente, per una serena scelta del consumatore, che l’etichettatura sull’origine dei prodotti alimentari ormai chiesta a gran voce da molti paesi diventi sempre più diffusa.
Come già ricordato in un nostro precedente articolo sui PFAS, la UE sta avviando una politica di miglioramento dei controlli sulle importazioni. Tuttavia la distanza tra i prodotti in alcuni dei principali paesi extraeuropei fornitori di riso dell’Italia e la nostra legislazione nazionale ed europea autorizza qualche dubbio sulla qualità del prodotto di importazione. Risulta quindi necessario poter distinguere chiaramente. Autore: Franco Sciorati
Fonti dell'articolo:
https://www.intechopen.com/chapters/44741
I pesticidi vietati nel riso europeo potrebbero essere ammessi in quello indiano importato
https://horizonepublishing.com/index.php/PST/article/view/6210
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