Maurizio Tabacchi, Greta Masserano, Sergio Cerioli, Diego Greppi e Alvaro Lopes Schwanke hanno presentato i loro studi su risi ibridi e resistenze al recente convegno inaugurale della rete Eurice: il tema delle resistenze calamita l’attenzione di tutti i ricercatori.
PIU’ RISO, PIU’ INFESTANTI RESISTENTI
«La coltivazione del riso tollerante agli erbicidi in Italia – hanno comunicato – è progressivamente aumentata negli ultimi 20 anni, rappresentando oltre il 60% della superficie totale coltivata a riso nel 2024. Parallelamente, è aumentata anche la resistenza delle erbe infestanti. Le specie che più preoccupano la risicoltura da questo punto di vista, a causa del numero limitato di modalità d’azione disponibili, appartengono alle Alismataceae, Cyperaceae e a due infestanti graminacee, il riso crodo e l’Echinochloa spp. (giavone comune).
Dal 2006, il numero di popolazioni di giavone comune resistenti agli inibitori ALS in Italia ha superato le 130 e le popolazioni con resistenza multipla agli inibitori ALS e ACCase sono aumentate drasticamente, superando le 80 nel 2020. In Italia sono autorizzate quattro tecnologie per il riso tollerante agli erbicidi. Clearfield® e Provisia®, introdotte rispettivamente dal 2006 e dal 2017, sono le più diffuse.
Queste tecnologie sono resistenti all’Imazamox, un inibitore ALS, e al Cycloxidim, un inibitore ACCase, rispettivamente. Nel 2020, RiceTec Inc., azienda leader mondiale nella produzione di sementi di riso ibrido, ha brevettato una nuova resistenza all’Imazamox, registrata come FullPage®, e un’altra tecnologia, chiamata Max-Ace®, con ibridi resistenti al Quizalofop-p-ethyl. Queste due tecnologie si stanno espandendo nell’area risicola italiana negli ultimi tre anni, incontrando l’interesse e la soddisfazione degli agricoltori, sia per l’efficacia nel controllo delle erbe infestanti che per l’enorme potenziale di resa in granella. Gli ibridi FullPage® e Max-Ace® sono al momento solo a granella lunga B, ma le resistenze genetiche di RiceTec stanno iniziando a essere introdotte anche nelle varietà, grazie alla collaborazione con l’azienda Norverisi. È molto probabile che queste tecnologie di resistenza diventeranno ampiamente disponibili in futuro».
RISI IBRIDI TOLLERANTI PRINCIPI ATTIVI
Ma la situazione non è esente da rischi e il principale sono le resistenze. Nel caso degli ibridi si ripropone il problema emerso con i risi convenzionali tolleranti a imazamox e cycloxidim – quello della diffusione di popolazioni di infestanti resistenti – e si ripropone la strategia di contenimento. Se da un lato Basf ha lanciato Maxia per contrastare le resistenze (e anche il programma Crescere di Corteva si propone di accompagnare il risicoltore nelle varie fasi della difesa, anche allo scopo di contenere questo “effetto indesiderato”) anche chi produce riso ibrido deve fronteggiare la stessa minaccia attraverso la “gestione” di semente, prodotti e tecniche.
Ecco cosa scrivono i ricercatori: «Sebbene queste nuove tecnologie offrano una grande opportunità per la coltivazione del riso, è anche vero che ottimizzarne la gestione è essenziale per mantenerne l’efficacia a lungo termine e per limitare i problemi legati alle resistenze che si sviluppano a seguito del loro uso ripetuto e scorretto.
TECNOLOGIA MAX-ACE
«Per queste ragioni, dal 2022 una collaborazione tra Ricetec Inc., Isidro, Norverisi e Adama sta promuovendo lo sviluppo della tecnologia Max-Ace®, con l’obiettivo di ridurre il più possibile l’insorgenza di resistenze multiple e incrociate agli inibitori ALS e ACCase nelle popolazioni di erbe infestanti del riso e di prolungare il più possibile l’efficacia di questa tecnologia, integrandola in un sistema di rotazione con altre tecnologie di resistenza. I semi ibridi Max-Ace® hanno iniziato a essere commercializzati nel 2024, e è iniziato un supporto tecnico e monitoraggio per gli agricoltori.
Le prove e le attività su larga scala condotte finora hanno mostrato risultati promettenti ma indicano la necessità di adottare un approccio più preciso e mirato per ottimizzare il controllo del riso crodo e del giavone comune. Sono state condotte prove sul campo con erbicidi con trattamenti a parcelle randomizzate nel 2022 e 2023. Le future direzioni di ricerca mirano a indagare:
• gestione delle popolazioni di giavone comune non perfettamente controllate con erbicidi in combinazione con la tecnologia Max-Ace®;
• comprensione delle migliori rotazioni delle tecnologie esistenti applicabili;
• definizione delle migliori miscele di erbicidi applicabili a seconda delle erbe infestanti e dei biotipi presenti».
MONOCOLTURA E USO FREQUENTE STESSI MECCANISMI D’AZIONE FAVORISCE RESISTENZE
Il problema è sollevato, sempre ad Eurice, anche da Laura Scarabel, Andrea Milani, Maurizio Sattin e Silvia Panozzo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I ricercatori hanno sottolineato che in generale «la resistenza appare principalmente dove la monocoltura o le rotazioni colturali a breve termine e l’uso frequente di erbicidi con lo stesso modo d’azione (MoA) sono pratiche comuni. Il ritiro di molti erbicidi dal mercato dell’Unione Europea a causa di una rigida regolamentazione e la scarsità di principi attivi con un nuovo MoA hanno ulteriormente ridotto le opzioni chimiche disponibili.
Le varietà di riso tolleranti all’inibitore dell’acetolattato sintasi (ALS) imazamox (Clearfield® e FullPage®) o agli inibitori dell’acetil CoA carbossilasi (ACCase), cycloxydim (Provisia®) o quizalofop P ethyl (Max-Ace®) sono state sempre più adottate dagli agricoltori perché controllano efficacemente il riso crodo e le erbe infestanti a emergenza tardiva in post-emergenza.
ATTENZIONE AL FLUSSO DI GENI
Tuttavia, questa tecnologia richiede una gestione adeguata per evitare il rischio di trasferimento del tratto che conferisce tolleranza al riso crodo o alle varietà di riso convenzionali coltivate nelle vicinanze. Solo 4 anni dopo l’introduzione della prima varietà di riso tollerante all’inibitore ALS, sono state trovate popolazioni di riso crodo resistenti all’ALS.
Recentemente, un biotipo di riso crodo altamente resistente agli inibitori ACCase usati nel riso è stato trovato in un campo. Campo che era stato coltivato con una varietà Provisia® per un paio d’anni. Altri biotipi di infestanti recentemente trovati hanno riguardato le specie Digitaria sanguinalis, Panicum dichotomiflorum e Oryza sativa (riso crodo) altamente resistenti agli inibitori ACCase, e Ammannia coccinea resistente agli inibitori ALS. Ad oggi, undici specie infestanti appartenenti a otto generi sono colpite e sono coinvolti cinque MoA di erbicidi.
SPECIE INFESTANTI RESISTENTI A MoA
Particolarmente preoccupante è la comparsa di specie infestanti resistenti a più di un MoA, come Echinochloa spp. con resistenza multipla agli inibitori ALS e ACCase e Alisma plantago-aquatica esistente agli inibitori ALS e all’erbicida auxina-mimetico florpyrauxifen-benzyl. Ciò riduce le opzioni chimiche disponibili e rendono il loro controllo quasi impossibile senza l’introduzione di pratiche agricole.
La gestione delle popolazioni di erbe infestanti resistenti è generalmente più complicata per le specie infestanti che producono semi a lunga vita come Echinochloa spp. o specie infestanti che producono organi rizomatosi perenni come nel caso di Cyperus esculentus e Bolboschoenus maritimus. Si tratta di specie che hanno recentemente sviluppato resistenza agli inibitori ALS. La sostenibilità della produzione di riso è a rischio».
La notizia è tratta dal materiale diffuso all’incontro inaugurale di Eu-Rice, il gruppo di ricerca promosso dal professor Aldo Ferrero (leggi l’articolo).
Puoi seguirci anche sui social: siamo su facebook, e linkedin. Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu.


