UN RACCOLTO SURREALE

C'è ancora riso in campo: abbiamo intervistato i risicoltori vercellesi
raccolto, mietitrebbia, foto Dell'Orto

Una situazione surreale quella che si sta delineando in alcune aziende risicole, dove la raccolta del riso non è ancora terminata a dicembre ormai inoltrato e il prodotto in campo è ormai del tutto compromesso. Quando a metà ottobre è iniziato questo lungo periodo di pioggia nessuno si aspettava una quantità d’acqua ed una costanza tale nelle precipitazioni, ma da allora ad oggi sono stati pochi i giorni disponibili per la raccolta e, in molti casi, le finestre utilizzabili giornalmente non hanno superato le tre ore. Ciò ha portato alcune aziende, per lo più situate in comuni maggiormente colpiti, a prolungare notevolmente il periodo di taglio, vedendo il proprio prodotto allettarsi, macchiarsi, marcire e, addirittura, germinare in campo, compromettendo quasi completamente il suo valore economico anche in caso di raccolto, finendo per essere considerato al pari di un mangime, valido poco più di 10€ al quintale. Certo questa situazione può sembrare evitabile agli occhi di molti operatori del settore e, in alcuni casi, lo poteva essere probabilmente, ma non si può non considerare la quantità di precipitazioni che abbiamo visto nell’ultimo mese e mezzo come qualcosa di consueto e prevedibile, inoltre non tutte le aziende hanno la stessa struttura (si pensi a chi necessita di un terzista per il taglio, ha dovuto seminare tardivamente per le piogge, coltiva varietà tardive o possiede appezzamenti poco drenanti, sparpagliati e lontani dalla base aziendale) e ciò ha chiaramente influito sullo svolgimento del raccolto e sull’incidenza di questo meteo insistentemente piovoso. 

Fortunatamente in molti casi la giacenza è composta da pochi appezzamenti, trebbiabili in un giorno o poco più, come ci testimonia Quirino Barone, agricoltore vercellese, che spiega: «Fortunatamente ho finito di portare a casa il riso nella mia azienda ma nella mia zona, le Grange, ci sono ancora due/tre agricoltori che hanno delle camere da trebbiare. Si tratta, però, di pochi ettari raccoglibili in circa due giorni di lavoro».

Anche nelle risaie del nord, quelle comprese tra i comuni di Arborio e Santhia, nonostante le maggiori difficoltà di drenaggio delle camere dovute ad una tessitura tipicamente più pesante, sono solamente circa 150ha in totale le giacenze in campo mentre maggiori problematiche si hanno sulla soia, dove per il 70% del seminato non è ancora stato effettuato il raccolto, come ci viene spiegato da un tecnico della zona e confermato da Dario Clerico, agricoltore di Arborio, che spiega: «Ho terminato sabato la trebbiatura del riso e ho ancora 15 ha di soia in campo, che penso trinceremo». 

Nel novarese la situazione sembra essere ancor più positiva, con pochissimi appezzamenti ancora in giacenza, suddivisi in 1 o 2 ha Massimo per le poche aziende che li presentino. Di poco a sud rispetto a Novara vi è però un caso particolare, quello  di Michele Zanotti Fragonara, Sindaco di Confienza, comune della provincia pavese ma assai più vicino al capoluogo piemontese, che ci racconta: «Devo ancora raccogliere circa 600 pertiche (38 ha, ndr) e sabato scorso mi mancava ancora più della metà dell’azienda da trebbiare. Il mio è chiaramente un caso limite anche se ho visto alcuni terreni in attesa di trebbiatura anche a Casalbeltrame e Villata prima dello scorso weekend».

Situazione differente invece nei territori a sud di Vercelli, in particolare nel comune di Asigliano dove parliamo con Calogero Bongiovanni, Vice-Sindaco del piccolo comune, che ci spiega una situazione decisamente più problematica: «Abbiamo intenzione di richiedere lo stato di calamità nel nostro comune, dal momento che vi sono 4/5 aziende che hanno più del 40% del raccolto in giacenza nelle camere, prodotto che anche in caso di raccolta futura risulterà invendibile o di bassissimo valore commerciale. Il prodotto lordo vendibile (PLV) ha subito un danno importante anche per quel che riguarda quello già raccolto nelle settimane precedenti, che spesso presentava problemi alla pulizia e alla lavorazione, diventando in alcuni casi utile solo come mangime, venduto a 12/13 € al quintale o stoccato isolatamente solo se l’impostazione aziendale lo permette, non potendolo mescolare con un riso di qualità normale. Chiaramente la situazione per quello in campo è assai peggiore, e continua a peggiorare vista la grande quantità d’acqua venuta giù anche nell’ultimo fine settimana. Tutto ciò è ovviamente da considerarsi un caso eccezionale, e danneggerà notevolmente alcune aziende se non si tenterà di aiutarle in qualche modo, per questo motivo abbiamo pensato di chiedere aiuto alle istituzioni. La prerogativa regionale per richiedere lo stato di calamità è che il 35% del PLV deve essere compromesso, noi abbiamo situazioni in cui si rispetta questo parametro, tuttavia questo ragionamento non può non considerare il mancato guadagno scaturito dal prodotto raccolto ma fortemente svalutato commercialmente e vogliamo farlo presente. Come comune stiamo raccogliendo le schede di rendicontazione dei danni, che potranno essere depositate per i dieci giorni successivi all’ultimo evento metereologico importante, inizialmente quello del 26 novembre ma ad oggi quello di domenica dal nostro punto di vista. Consigliamo agli agricoltori di evitare di raccogliere il riso in giacenza ormai, poiché crediamo che si finirebbe per incorrere, probabilmente, in rotture dei macchinari utilizzati, in necessità di stoccaggio separato e in sprechi inutili, visto che i grani interi che la macchina porterebbe a casa sono ormai davvero pochi. La regione Piemonte sostiene la legittimità della nostra richiesta e speriamo di ottenere gli aiuti necessari sia per quel che riguarda le giacenze in campo sia per il prodotto già raccolto ma assai compromesso, che, pur avendo un investimento produttivo con fini di guadagno intorno ai 35€/quintale, si vede vendibile ad un prezzo assai inferiore».

Chiaramente quest’ultima testimonianza rappresenta una situazione più complicata rispetto alle altre viste finora, probabilmente dovuta ad un maggiore accanimento metereologico su questa zona e ad una tecnica di coltivazione simile tra risicoltori vicini. Un caso come questo è legittimo che arrivi a richiedere lo stato di calamità, come sottolinea l’appoggio della regione Piemonte, tuttavia non rappresenta tutta la risicoltura nostrana. Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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