Calano i tondi anche a Mortara, come avvenuto martedì a Vercelli (LEGGI), in un listino in cui scompaiono le voci nominali mentre gli operatori affermano che si registra un lieve aumento della domanda in sala di contrattazione. Anche Milano, martedì pomeriggio, registra il calo dei tondi ed altri allineamenti, pur mantenendo alcuni valori lievemente più elevati rispetto alle altre sedi.
TONDI IN FLESSIONE, CRESCE L’INTERESSE PER LUNGHI B E GRUPPO ROMA
Si conferma dunque il calo a 45 €/q lordi dei tondi e a 55 €/q di Selenio. Nonostante questo, gli operatori definiscono complesso trovare acquirenti anche a queste cifre per tali risi. Le industrie hanno ridotto bruscamente la richiesta per i tondi, forse anche a causa della consapevolezza del pressoché certo aumento di superficie investita che si è registrato per questo gruppo nelle semine 2026. Questo elemento, seppur non ancora confermato dai dati, inizia a pesare sul mercato.
Cresce invece la disponibilità di acquisto per altri comparti, in particolare i lunghi B ed il gruppo Roma. In entrambi i casi, tuttavia, l’offerta economica reale resta ferma a 30 €/q lordi, nonostante i listini lombardi propongano cifre lievemente maggiori e senza la dicitura nominale. Restano invece scambiati agilmente ai prezzi ufficiali i similari di Carnaroli ed i lunghi A tipo Ribe, comparti che continuano a mostrare una tenuta migliore rispetto al resto del listino. Sul fronte dei trasferimenti, la settimana procede a ritmo consueto, con 29.594 tonnellate movimentate in sette giorni (VEDI). Rimangono però elevate le giacenze per il momento dell’annata, un elemento che limita le speranze di apprezzamento da qui al nuovo raccolto. Una nota positiva arriva invece dai prezzi all’estero, tutti in crescita nell’ultimo periodo, segnale che potrebbe offrire qualche margine di sostegno al comparto nei prossimi mesi.
COLDIRETTI PAVIA: «SERVE UN PREZZO GIUSTO PER I RISICOLTORI»
«Quello che a noi interessa veramente è che ai risicoltori italiani venga riconosciuto un prezzo giusto, che sia almeno superiore ai costi di produzione. Costi che sono schizzati alle stelle proprio mentre i prezzi crollavano ai minimi storici». Così Silvia Garavaglia, Presidente di Coldiretti Pavia, interviene sulla situazione del riso italiano. «Le cause della grave crisi che sta vivendo il settore risicolo sono molteplici. Nel nostro evento SOS RISO, che abbiamo organizzato ormai quasi un mese fa, le abbiamo affrontate tutte nel dettaglio. In primis abbiamo parlato delle importazioni selvagge in crescita costante nell’arco dell’ultimo decennio.
In questo senso, Coldiretti e Filiera Italia hanno inviato una lettera ufficiale ai Commissari europei al Commercio e all’Agricoltura. Nel documento è stato chiesto che il riso venga formalmente riconosciuto come “prodotto sensibile” e venga totalmente escluso dall’ambito di liberalizzazione e da qualsiasi concessione tariffaria nel quadro dell’accordo in discussione tra UE e Thailandia».
I problemi principali, secondo Coldiretti, sono la reciprocità e l’aumento dei controlli sul riso importato. «L’abbiamo già chiesto con forza più volte e torniamo a chiederlo con ancora più forza oggi: bisogna applicare immediatamente il principio di reciprocità in tutti gli accordi commerciali internazionali. Chi vuole vendere riso in Europa deve produrlo rispettando gli stessi standard ambientali, fitosanitari e sociali imposti ai produttori europei. I risicoltori italiani e pavesi – conclude il Presidente di Coldiretti Pavia – operano sotto disciplinari di produzione tra i più severi al mondo. I loro concorrenti asiatici no. Questo non è libero mercato, è una distorsione della concorrenza che mette a rischio il futuro di un intero settore». Autore: Ezio Bosso

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