RODOLFI: LA NOSTRA GUERRA AL BRUSONE

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BRUSONE2Il brusone è lo spauracchio estivo dei risicoltori italiani e da qualche anno è diventato il pericolo numero uno. L’unico programma di rilevazione del rischio è il progetto Lotta al brusone della Provincia di Vercelli, coordinato dall’Università di Pavia. Nei giorni scorsi abbiamo seguito passo per passo l’evolversi della situazione, che ha condotto alla segnalazione del massimo livello di rischio in tutte le postazioni, ubicate in località risicole del Vercellese e del Novarese. Oggi facciamo il punto su questo problema con Marinella Rodolfi, ricercatrice dell’ateneo pavese e coordinatrice scientifica del progetto. 
Dottoressa Rodolfi, in base alla Vostra esperienza e agli attuali valori di rischio quale grado di infestazione dobbiamo attenderci per le prossime settimane?
In questa fase della stagione vegetativa del riso, sono essenzialmente le condizioni meteorologiche a determinare l’intensità della malattia in campo. Veniamo da prolungate settimane caratterizzate da temperature non elevate (valori massimi nettamente superiori ai 30*C sono stati registrati per brevi periodi, se non singole giornate), alti valori di umidità minima e massima dell’aria (estremamente favorevoli alle esigenze di vita del fungo patogeno), e, fatto non trascurabile, violenti episodi di grandine e precipitazioni intense (causa di ferite fogliari che si tramutano in vie di ingresso preferenziali per il fungo). Se tutto ciò dovesse continuare a manifestarsi anche nella seconda metà di agosto, le perdite produttive potrebbero essere importanti sull’intero territorio risicolo di Lombardia e Piemonte. 
Quali sono le fenomenologie del brusone più dannose per le varietà italiane e perché?
Il rischio di infezione da brusone, nel mese di agosto, è potenzialmente più pericoloso rispetto a quello del mese di luglio poichè l’attacco del fungo è diretto al “collo” della pianta, invece che alle foglie. Intensi episodi di brusone fogliare, in anni precedenti, non sono stati seguiti da altrettanto intense infezioni al collo; pertanto, il brusone di luglio non si è tradotto in perdite di resa significative. Può succedere anche la situazione opposta: in Piemonte, a luglio, molti campi e molte varietà non hanno manifestato brusone fogliare, ma non per questo potranno essere totalmente resistenti al “mal del collo”. Con questa infezione, il fungo impedisce alla pannocchia di ricevere nutrimento, quindi di “riempirsi”. Il risultato è una pannocchia biancastra, vuota e leggera, improduttiva.
Ricordiamo le contromisure che può prendere il risicoltore italiano…
Pratiche agronomiche adeguate, e soprattutto equilibrate concimazioni azotate, sono indispensabili in stagioni critiche come l’attuale; anche le varietà meno sensibili, se mal controllate, possono cedere all’attacco del fungo. L’intervento chimico diviene però essenziale per impedire l’ingresso del fungo nel tessuto vegetale, soprattutto quando la risaia è sottoposta ad elevata pressione infettiva. 
Il progetto Lotta al Brusone ha consentito di ampliare le conoscenze scientifiche su questa fitopatologia?
Il progetto permette proprio di sapere -con precisione e in tempo reale – qual è la pressione infettiva cui è sottoposto un areale risicolo e l’informazione divulgata costantemente può supportare e accompagnare i risicoltori per l’ottimizzazione della strategia gestionale dei propri campi. (14.08.14)
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Risicoltura
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