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Con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea si complica anche il mercato del cereale

«Con l’uscita del Regno Unito dall’UE, i settori agricoli non possono che rammaricarsi per la perdita della partecipazione britannica all’elaborazione del futuro dell’Ue e delle sue politiche agricole. Sebbene rispettiamo appieno la decisione dei cittadini britannici, deploriamo ancora profondamente il risultato che ci ha portati alla situazione odierna. Riconosciamo i notevoli sforzi dei negoziatori europei e britannici per garantire la ratifica dell’accordo di recesso e la dichiarazione politica, in quanto rappresentano un importante passo in avanti per le relazioni future. L’Ue e il Regno Unito devono fare in modo di evitare lo scenario da “precipizio” alla fine del periodo di transizione, che risulterebbe devastante per gli agricoltori e le cooperative agricole da entrambe le sponde della Manica». Lo scrive il segretario della Copa-Cogeca, la federazione europea della associazioni e delle cooperative agricole Pekka Pesonen in un comunicato sulla Brexit. E aggiunge: «Gli agricoltori e lo loro cooperative ora si aspettano che il processo di negoziato sui rapporti futuri venga gestito rapidamente ma ordinatamente, prendendosi il tempo necessario per giungere a un risultato di alta qualità. In questo periodo, l’Unione europea deve difendere la propria integrità, nonché il mercato unico. Speriamo di poter mantenere stretti rapporti con gli agricoltori britannici e che da ambo le parti primeggino gli interessi della comunità agricola».

«In vista dell’avvio dei negoziati per un futuro accordo commerciale a marzo – prosegue il documento -, i membri del Copa e della Cogeca auspicano che l’UE e il Regno Unito mantengano rapporti commerciali che siano i più stretti possibile, preservando nel contempo il valore del mercato europeo e le rigorose norme di produzione che caratterizzano il nostro sistema agricolo. Qualunque divergenza di dette norme nel Regno Unito minerebbe la possibilità per i negoziati di mirare all’esenzione da dazi. È dunque essenziale che l’accordo futuro fornisca garanzie contro la concorrenza sleale e protegga l’integrità del mercato unico dell’Ue. Ricordiamo che attualmente circa il 15% del riso acquistato dal Regno Unito è italiano. L’uscita di Londra dall’Ue, soprattutto senza l’accordo e le clausole transitorie, sarebbe dunque negativa per il riso italiano ed europeo che con 4 paesi fra i primi 10 copre il 40% del totale e verrebbe sostituito dai grandi esportatori mondiali. Nel 2018, la Gran Bretagna ha importato riso per un valore di 480 milioni di dollari, di cui oltre 268 milioni acquistati fuori dai confini europei (Dati Eurostat). Nel 2017, le esportazioni agroalimentari dell’Ue27 nel Regno Unito hanno raggiunto quota 41 miliardi di euro mentre le esportazioni del Regno Unito verso l’Unione hanno raggiunto i 17 miliardi di euro».

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