QUELLI CHE RISEMINANO TRA VERCELLI, BIELLA E CASALE

Inizia una campagna difficile. Il meteo impone a molti di riseminare. Parlano i risicoltori

I risicoltori sono giunti pressoché al termine delle semine, ma con molti problemi causati dalle piogge e dall’abbassamento delle temperature. Abbiamo svolto un’indagine sul campo, partendo dal territorio di Vercelli, Biella e Casale, per capire che campagna ci attende. Teniamo innanzi tutto conto che i territori più nord-occidentali dell’area a riso sono tra i più fortunati dal punto di vista idrico, mentre i terreni più a sud, tra Vercelli e Casale, sono quelli dove l’acqua è meno disponibile e le tessiture più leggere. In quest’area le semine sono state svolte maggiormente in acqua, per lo più a causa dell’ubicazione aziendale, che non si prestava ad altri tipi di scelte, ma anche per il meteo, spesso piovoso, che non ha facilitato le semine in asciutta.

A Santhià

Ecco l’esperienza di Giorgio Greppi, risicoltore della zona tra Santhià e Vercelli, a nord-ovest della  città: «Non ho seminato in asciutta e non ho avuto necessità di risemina, per il momento, ma sto riscontrando problemi nelle emergenze, avvenute in modo scalare, ovviamente a causa del tempo avverso. Confido in un clima più mite prossimamente». Problematiche che non sembrano aver intaccato i terreni gestiti da Giovanni Coppo, situati nelle vicinanze: «Io ho seminato tutto in acqua e per ora, calcolando che ho già iniziato ad asciugare per permettere il radicamento, sono germinati tutti bene nonostante il meteo» ci dice. Della stessa zona, probabilmente la più squisitamente vocata per la risicoltura, sono anche Giacomo Mezza e Luigi Saviolo. Il primo ci riporta un’esperienza lievemente diversa dalle precedenti, con una piccola percentuale di semina in asciutta, circa il 13% della superficie aziendale. Ha preso questa strada a causa delle piogge e senza aver riscontrato problematiche importanti; similmente a Saviolo, che ci racconta di aver «seminato tutto in acqua poiché non sono riuscito a terminare la preparazione dei terreni prima delle piogge, in particolare a causa del livellamento. Per quel che riguarda le nascite mi posso dire soddisfatto, nonostante si siano palesati dei ritardi in seguito alle basse temperature».

Nel Biellese

Procedendo verso nord, Jonathan Giupponi, che lavora nell’azienda di famiglia di Fornace Crocicchio, alle porte del Biellese, spiega: «Abbiamo seminato circa un quaranta percento in asciutta, senza aver riscontrato problematiche. Sono circa 2/3 anni che seminiamo con questa tecnica, nonostante la nostra sia una zona ricca dal punto di vista idrico, e quest’anno non abbiamo riseminato da nessuna parte».

A Caresanablot

Spostandoci più a sud eccoci a Caresanablot, dovei Paolo Bollo ha seguito un’impostazione differente, dedicata all’asciutta anche grazie ad una preparazione del terreno assai precoce: «il 75% della superficie è stata seminata senz’acqua, avendo preparato i terreni, grazie anche alle prove in campo della Fiera, già a febbraio. Non ho riscontrato problemi durante le emergenze» A Vercelli, invece, Piero Renditore dimostra come nella sua zona sia più a discrezione dell’agricoltore la scelta di semina: «Da noi semina in asciutta 0%; siamo tradizionalisti (sorride, ndr) e seminiamo tutto in acqua. Per ora non abbiamo avuto grossi problemi, infatti, facendo gli scongiuri, non dovremmo riseminare nulla».

A Prarolo

Proseguiamo verso Prarolo. Parlando con Mario Ferraris scopriamo che ha seminato «l’85% della superficie in asciutta, ottenendo una buona germinazione. Non abbiamo in programma di riseminare in nessuna camera anche se alcuni problemi di ritardo ci sono stati. Ciò è avvenuto anche a causa della pioggia battente e violenta, capace di creare un crostone superficiale di difficile penetrazione per le piante neonate».

A Casale

Come previsto, verso sud le semine si effettuano più spesso in asciutta, per minor disponibilità idrica, e maggior facilità per le camere di tornare lavorabili. Lo conferma anche Edoardo Greppi, risicoltore di Motta de’ Conti, paese alle porte di Casale Monferrato, che ci spiega: «Ho seminato in asciutta, come la maggior parte dei risicoltori di queste zone, appena precedenti il Po. L’acqua frazionata è un fattore limitante che rende altre tecniche di difficile attuazione, per questo ci si affida a questa impostazione. Stiamo ultimando le semine in questi giorni e abbiamo avuto pochi problemi, a parte l’avvento di un fungo, capace di nutrirsi delle radici, che ha eliminato molte piantine. Fortunatamente pare sia facilmente eliminabile adacquando la camera per pochi giorni».

A Crescentino

Chiudiamo il nostro tour a Crescentino, dove l’acqua non scarseggia, parlando con Alessandro Martinotti, che dice: «Ho seminato tutto in acqua, riscontrando dei piccoli problemi di fitotossicità in capezzagna, dove possono esserci stati accavallamenti nel trattamento pre semina. Il clima non ha aiutato, per questo nei prossimi giorni attuerò una piccola risemina in queste falle». Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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