L’INDUSTRIA HA LA PANCIA PIENA ?

Cerchiamo di capire cosa c'è dietro la bonaccia dei mercati e le pressioni per dare gli aiuti Pac all'indica

L’industria risiera ha la pancia piena, ci dice un risicoltore che giura di non voler vendere il suo riso indica neppure a 32 euro al quintale. Sulle piazze del riso, dopo un avvio di campagna promettente ed alcuni mesi con mercati frizzanti, è improvvisamente arrivata la bonaccia. Potrebbe prolungarsi fino a maggio. Il risone lungo B, che a inizio campagna era partito attorno ai 28 euro ivato,  fino a qualche settimana fa si collocava facilmente a 34 euro al q.le , iva inclusa, con “vista” a 35 e con diversi compratori; poi, da un giorno all’altro, il tonfo, con un minimo addirittura di 31 (solo per pochi giorni, a dire il vero) e soprattutto poca domanda. Non solo di indica naturalmente, ma anche di risi da interno, arrivati nel frattempo a toccare quotazioni elevate, tra i 75 e gli 80 euro. Va ancora peggio ai lunghi A generici da parboiled, che quotano 30 euro (avevano raggiunto i 35) e al Baldo, che è sceso a 35 e si ritrova con pochissimi compratori, dopo che aveva quotato 40. Spera nell’apertura del mercato turco, segnalata nell’articolo http://www.risoitaliano.eu/la-turchia-riprendera-limport-di-riso/ . Nelle ultime sedute, poi, i lunghi B hanno tentato una ripresa, che però ci sembra soffocata sul nascere. Sicuramente, le vendite si sono fermate. Di seguito una tabella che riassume l’andamento delle quotazioni.

 

OO

Cosa sta succedendo? Secondo alcuni analisti, l’industria risiera potrebbe essersi preoccupata per l’impennata che il risone japonica ha fatto registrare nei primi mesi di campagna commerciale  (temendo addirittura ulteriori aumenti)  e probabilmente fatica a collocare l’indica italiano persino a quotazioni popolari come quelle raggiunte nel recente periodo; per questa ragione gli industriali prima avrebbero acquistato a ritmo sostenuto quantitativi importanti e adesso, “con la pancia piena”, si sarebbero seduti sull’argine della risaia ad aspettare che ai risicoltori scarseggino i soldi necessari per pagare sementi, concimi e pesticidi. L’ultima fiammata dell’indica ha portato il prezzo a 32 euro, dove sembra essersi inchiodato: del resto, di indica ne sta arrivando a iosa dall’Asia, ed è quindi perfettamente inutile “strapagarlo”. Semmai, meglio iniziare a pensare a dirottare su quelle varietà la prossima Pac, in modo tale da aumentare il risone lungo in circolazione: è un’idea dell’Airi che circola in queste ore sui tavoli che contano e sulla quale vi abbiamo già ragguagliati nell’articolo http://www.risoitaliano.eu/cia-e-airi-si-interrogano-sullindica/. Un’idea non nuova, del resto, perché nel 2014 l’aveva già avanzata la Coldiretti. Un’idea strategica secondo l’Airi, che ha chiesto la massima riservatezza sui colloqui in corso, tesi a verificare la praticabilità di questa soluzione.

Guardando alle prossime settimane, l’unica speranza concreta, per il mercato dell’indica italiano, è che, a causa della ridotta superficie investita in Italia nelle semine 2015 possa indurre una ripresa dei listini, nonostante la massiccia importazione. La quale prosegue e alimenta le dicerie sull’untore: nei bar della bassa, le voci di bastimenti che attraccherebbero a Savona carichi di Myanmar da 20 euro si rincorrono e agitano gli animi. Sul piano statistico, sappiamo dall’Ente Nazionale Risi che è stato venduto al 2 febbraio il 47,45% del risone disponibile. Più 2% rispetto alla pari data del 2015, quando però c’erano 150mila tonnellate in più e la disponibilità di lungo B era nettamente superiore. Ovviamente, la lettura di questi dati non è univoca: noi ci fidiamo dell’interpretazione dei nostri analisti, che segnalano un’industria apparentemente con “la pancia piena” e per nulla intenzionata a rincorrere i produttori, sia perché avrebbe scorte sufficienti a far girare i propri impianti per almeno un mese; sia perché in vista della primavera deve assolutamente raffreddare i prezzi, particolarmente quelli dei risotti. I risicoltori, dal canto loro, conoscono la regola aurea del mercato dei risoni: mai essere il primo a vendere e mai essere l’ultimo. Tra produttori ed industriali è in atto insomma il solito “braccio di ferro” che si registra spesso sui mercati in momenti come questo: il produttore fa resistenza nelle vendite, aspettando che l’industria smaltisca le scorte e torni a cercare il risone sul mercato, creando come conseguenza un aumento delle quotazioni; l’industria, dal canto suo,  fa resistenza sugli acquisti, sperando che il produttore perda le speranze di aumenti  e venda il proprio prodotto, determinando così una diminuzione dei prezzi. E’  la vecchia legge di tutti i mercati: se prevale la domanda, i prezzi salgono, se invece a prevalere è l’offerta, i prezzi scendono. Aspettando la primavera. Autore: Paolo Accomo, dati statistici forniti dal Servizio Vendita Risone di Mortara (09.02.2016)

Categorie
RisicolturaUncategorized
Avvertenza importante
ATTENZIONE! Usare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto. Si raccomanda inoltre di porre la dovuta attenzione alle frasi ed ai simboli di pericolo che figurano nell'etichetta ministeriale. Prima di utilizzare qualunque tipo di prodotto, accertatevi che sia autorizzato all'uso nel vostro Paese e ricordate che l'unico responsabile del corretto uso dei prodotti e servizi è l'utilizzatore finale, che è tenuto ad attenersi alle indicazioni d'uso riportate sui prodotti e servizi stessi. Le informazioni riportate su questo sito in relazione a qualsiasi prodotto o servizio hanno puramente valore divulgativo e non rappresentano in alcun modo un invito all'acquisto.

ARTICOLI CORRELATI