L’INDUSTRIA CI STRANGOLA CON 35 NODI

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Ultimo appuntamento di mercato prima della pausa estiva. Le prossime analisi torneranno a ottobre. Le sedute di Milano e Mortara non portano novità rispetto a quanto già visto a inizio settimana in Piemonte (LEGGI). Il tema principale nelle sale di contrattazione è la siccità, con scambi ormai ridotti e prezzi sostanzialmente fermi. Si chiude così una campagna complicata, che termina con molta incertezza sulle disponibilità future, crisi idrica diffusa e remunerazioni sotto costo.

POCHI SCAMBI E SICCITÀ AL CENTRO DEL DIBATTITO

Venerdì mattina, in Lomellina, pochi scambi, complice un clima di attesa e incertezza che accompagna la chiusura della campagna. I prezzi, in questo contesto, mostrano una sola variazione a listino: i similari di Carnaroli si allineano ai 75 €/q lordi già visti nelle altre sedi piemontesi, confermando così un livello ormai consolidato su tutte le piazze. Stabile invece il gruppo Arborio, che si conferma a 60 €/q lordi, valore a cui era tornato martedì a Vercelli dopo la breve parentesi a 65 €/q lordi nei giorni precedenti.

DALL’INDUSTRIA CONTRATTI A 35€/q LORDI

Per il resto, le quotazioni restano invariate rispetto al recente passato. I tondi, non quotati ufficialmente, si scambiano con valutazioni ufficiose che oscillano tra 40 e 45 €/q lordi a seconda della varietà considerata. Il gruppo Baldo si muove in una forchetta tra 35 e 38 €/q lordi. Confermati a 35 €/q lordi i lunghi A da parboiled, il gruppo Roma ed i lunghi B. Proprio per questi ultimi, alla medesima quotazione di 35 €/q lordi, vengono proposti in questi giorni anche contratti di coltivazione per la prossima campagna, con condizioni di ritiro e pagamento ancora da definire. Una proposta che appare una beffa per i risicoltori, trattandosi di un prezzo nettamente in perdita rispetto ai costi di produzione, in un momento di estrema incertezza sulle disponibilità future.

La campagna di commercializzazione, infatti, si chiude con una prospettiva di possibili contrazioni, anche elevate, dell’offerta. A livello nazionale i dati sulle giacenze lasciano dubbi, le semine sono in lieve calo e si acuisce la crisi idrica, con areali colpiti in modo diffuso o a macchia di leopardo. Anche all’estero vi sono difficoltà, tra i problemi produttivi di India e Sud-Est asiatico e l’aumento dei costi di trasporto. Elementi che potrebbero far sperare in futuri aumenti di prezzo, ma che si scontrano nell’animo dei risicoltori con siccità, remunerazioni sotto costo e un quadro politico ancora lontano dalla concretezza.

SICCITÀ E CONTRATTI SOTTO COSTO: LA PREOCCUPAZIONE DI GARBELLI

Antonio Garbelli, rappresentante di Confagricoltura nella commissione della Granaria di Milano, non nasconde la preoccupazione per l’annata che si chiude. «Siamo molto preoccupati» ripete più volte, riferendosi soprattutto alla crisi idrica, con i consorzi che nel milanese lunedì toglieranno definitivamente l’acqua in diverse zone. «Bisogna capire se riusciamo a portare a termine i raccolti. Sulle semine, i dati dimostrano che in linea generale le superfici a riso si sono mosse poco, con uno spostamento interno tra i diversi comparti. Si è verificato l’aumento dei risi da risotto Arborio e Carnaroli e dei tondi ed il calo di lunghi B, Roma-Baldo e Ribe. Tuttavia, capire oggi cosa poi si avrà in termini di disponibilità è impossibile e le prospettive sono davvero preoccupanti. Ciò in quanto il vero nodo resta l’acqua.

Siamo in fase di fioritura, un periodo critico dove carenze idriche possono portare a cali produttivi anche elevati. L’effetto se dovessimo avere contrazioni importanti nei raccolti non può che essere un aumento dei prezzi, come avvenuto nel 2023, ma attualmente, ribadisco, è impossibile fare previsioni. Anche l’estero non offre certezze. Stiamo registrando un continuo aumento dei costi dei noli a cui si aggiungono le difficoltà produttive di alcuni tra i principali Paesi esportatori, come l’India. In sostanza, non c’è un fattore che dia serenità, dobbiamo essere cauti nel prendere decisioni, da entrambe le parti coinvolte. Per quanto riguarda i recenti contratti di coltivazione, ritengo che debbano esserci le condizioni per coprire i costi di produzione. Penso sia impossibile sottoscrivere contratti per il nuovo raccolto a prezzi sottocosto.». Autore: Ezio Bosso

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