LE RISAIE PROSCIUGANO IL MARE

La drammatica situazione dell'Aral, ma in Italia è il contrario: il riso garantisce l'equilibrio idrogeologico
Le immagini satellitari non lasciano adito a dubbi: in meno di trent’anni, i contorni del mare d’Aral, un grande lago salato  tra il Kazakistan a nord e l’Uzbekistan a sud, sono praticamente scomparsi, mentre l’impronta della sabbia bagnata scompare. L’area coinvolta di sviluppa su 66 000 km quadrati.  I ricercatori attribuiscono questa drammatica evoluzione anche alle necessità dell’irrigazione della risaie locali, quasi raddoppiate in qualche decennio, oltre che alla coltura del cotone. Per irrigare, l’uomo ha quasi prosciugato il Syr Darya e l’Amu Darya, i due fiumi che alimentano il Mar d’Aral. Sempre più salato, sempre meno ricco d’acqua, come confermano le rilevazioni satellitari della Nasa. Di conseguenza, nel 1987, era già sceso di 27.000 km2. La sua profondità era scesa da 16 a 14 metri e la sua salinità era raddoppiata. Nel 1990, una lingua di terra lo divideva in due. E nel 2004, la sua parte meridionale aveva perso quattro quinti del suo volume. Le dighe furono costruite per salvare ciò che era rimasto dell’area settentrionale, soprannominato il Piccolo Mare, ma il sud fu abbandonato al suo triste destino. E la situazione, di recente, non è migliorata. Ben diversa è la situazione dell’area risicola in Italia, dove anzi, occorre mantenere un preciso equilibrio tra irrigazione e risaia in modo da garantire una costante fornitura d’acqua a tutta la Pianura Padana durante l’estate. (Nella foto, l’evoluzione del lago di Aral)
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