LE MANI SULLE BORSE: PARLANO I MEDIATORI

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailChiudere le Borse risi e trasferire tutte le contrattazioni a Borsa telematica? L’argomento è caldo. Anzi, bolle. E ribolle il malcontento. Segnaliamo quello dei mediatori, che esprimono la loro...

ImmagineChiudere le Borse risi e trasferire tutte le contrattazioni a Borsa telematica? L’argomento è caldo. Anzi, bolle. E ribolle il malcontento. Segnaliamo quello dei mediatori, che esprimono la loro opinione su Risoitaliano con quest’articolo di Alberto Ferraris, vicepresidente di Medi@rice.  «Oro bianco. Mi è tornata in mente questa copertina dell’Internazionale del 2008. Oggi le attenzioni sulla gestione della commercializzazione del riso italiano sembrano accendere passioni politiche e associative che non vedo su altri prodotti più importanti (inteso come fatturato) del riso. Ma noi non siamo la classica goccia nel mare della risicoltura mondiale? E il riso stesso non è la classica “commodities”? Se così fosse probabilmente neanche Cavour si sarebbe prodigato a realizzare quel capolavoro di ingegneria idraulica che è la nostra rete irrigua.

Andiamo in giro per il mondo impettiti del nostro “made in Italy”, e quando siamo chiamati a difenderlo ci nascondiamo dietro a un laconico “così fan tutti”. Se il nostro riso non è una commodities, lo si deve a quello che è stato fatto dai nostri padri (agricoltori, trasformatori, selezionatori, meccanici, fabbri, mondine e… mediatori). E’ vero: il mondo è progredito. Non ci sono più le mondine (…adesso ci sono i cinesi), gli artigiani chiudono, e i mediatori? I mediatori fanno il loro mestiere: “mediano”. Qualcuno si chiede se serva ancora. Ma la posta in gioco è più alta.La richiesta dell’Airi, appoggiata dalla Coldiretti, di abrogare le Borse Merci avvalendosi per le contrattazioni unicamente della Borsa Telematica pone infatti alcuni quesiti che meritano di essere affrontati. A nostro avviso, la proposta dell’Airi è difficilmente realizzabile nel breve periodo. Il riso è un prodotto che per caratteristiche fisiomorfologiche non può essere trattato come gli altri cereali. Una sua commercializzazione unicamente su piattaforma telematica ne svilirebbe i contenuti qualitativi e quindi una sua valorizzazione commerciale anche in veste made in Italy. A meno che sia nell’interesse dell’Airi ridurre il frutto della risicoltura italiana a vera commodities… A tal fine, allora, avere una sola borsa italiana oltretutto telematica, senza un analisi merceologica e qualitativa completa, potrebbe aiutare la trasformazione.

Non vale la pena dilungarsi sulla posizione della Coldiretti che vede la Borsa Unica «una necessità per rendere più efficienti i rapporti di filiera, svecchiare le strutture obsolete per riformare le istituzioni, il tutto per tutelare la parte agricola» (???). Se abolendo le Borse Merci si ottenessero questi risultati saremmo i primi a farci da parte. Crediamo al contrario che le proposte di Fulco Gallarati Scotti (il responsabile della federazione di prodotto di Confagricoltura ha assunto una posizione critica sulla chiusura delle borse risi; ndr) meritino l’attenzione di tutti i protagonisti della filiera. In una visione moderna della risicoltura quello che può essere migliorato è sicuramente il terzo settore. Una miglior organizzazione, la creazione di piattaforme interconnesse ( borse merci reali, telematiche, ma non bisogna dimenticare le granarie, associazioni private come quella di Milano e Bologna) dove i dati vengono aggiornati in tempo reale.

Tutto questo è possibile senza sconvolgere il tessuto sociale/economico che sono la caratteristica dei nostri territori e permettetemi, sono la nostra ricchezza e certezza. La borsa è vissuta dalle città ospitanti come un punto di ritrovo non solo per la componente agricola. Allontanare o peggio ancora cancellare la Borsa locale potrebbe aumentare quel distacco tra territorio e capoluogo che tante amministrazioni locali hanno già denunciato come fenomeno in progressivo aumento. Le soluzioni ci sono, ma devono coincidere gli interessi. La finalità della Borsa Unica per l’Airi è evitare la volatilità dei prezzi concentrando la domanda e l’offerta, mentre per le Associazioni agricole è la tutela della parte agricola (!!). Personalmente non vedo come una tecnologia (perché di questo si tratta) possa portare entrambi i benefici se non manipolata al fine di… . Se così fosse i veri benefici che la modernità dei mezzi porterebbe (dati in tempo reale, trasparenza, ecc…) verrebbero vanificati da chi controlla il sistema.

Come ultima considerazione vorrei porre l’attenzione sulla Borsa Telematica. La piattaforma è stata voluta dal Governo almeno da un decennio. Le Camere di Commercio vennero obbligate a predisporre una Piattaforma su cui operare telematicamente. Non tutte le C.C.I.A.A. parteciparono perché non tutte avevano una borsa merci. Vennero spesi parecchi soldi pubblici (sarebbe interessante sapere quanti). Il fine era presentarsi per EXPO 2015 con un progetto di Borsa Merci Telematica Europea gestita dall’Italia. L’idea sicuramente valida, da quel che mi risulta, non ha avuto seguito.

Oltretutto si stanno verificando defezioni da parte di importanti C.C.I.A.A. che, di fatto, rendono vacillante il prosieguo stesso del progetto. Oggi, al mondo, ci sono piattaforme dove si possono contrattare qualsiasi tipo di merce. Addirittura San Marino ha predisposto una sua piattaforma di borsa merci internazionale. San Marino? E cosa produce San Marino? Niente. Ma si propone come Borsa virtuale e guadagna su passaggi virtuali. Quante borse telematiche possono nascere? Quali saranno gli effetti? Quali i benefici e chi sono i beneficiari? Oggi siamo in tempi di spending review. Le Camere di Commercio sono sulla graticola. Si parla di accorpamenti, riduzione personale, chiusure. La prima a chiudere i battenti è stata la Borsa Merci di Padova. Non so se la Borsa Merci Telematica è in linea con la Spending review, ma lo Stato, in questo caso, deve essere garante e non croupier». Autore: Alberto Ferraris. (05.06.2015)

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Risicoltura
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