«QUELLA MEDIA UCCIDE I MOLTIPLICATORI DI SEME»

Giuliano Compagnin, moltiplicatore a Balocco, ripropone la necessità di una rappresentanza

Nei giorni scorsi sono finite le visite in campo da parte di genetisti e sementieri che hanno portato diverse aziende a presentare le cultivar a un mercato saturo e con valori economici vistosamente bassi. rimane la spinosa realtà che alla nostra latitudine (45’parallelo) il seme è stato prodotto sempre e per lo più in Pianura Padana, diversamente da grano, mais e soia, dove esiste la possibilità di trovare in molti Paesi lontani delle sementi adatte al nostro clima e in questo modo cercare di ridurre le spese di produzione.

Nel caso del riso non è possibile e si deve sottostare ad un mercato oligopolistico in cui il prezzo non lo fa l’equilibrio tra domanda e offerta ma solo chi offre la semente. Nella filiera sementiera, come conseguenza, anche il moltiplicatore ha poca forza contrattuale e deve accettare, come compenso del proprio lavoro, la media delle mercuriali con una integrazione di pochissimi euro che non si avvicina minimamente alle spese sostenute per produrre – osservando le specifiche Crea – il seme di riso. Come si sa, il prodotto non ritirato dai sementieri viene commercializzato come risone da pila senza nessuna forma di indennizzo neanche parziale e questa situazione pare che sia immodificabile.

Personalmente, ho tentato di lavorare a un’ipotesi di ricostituzione del Moser, dopo la chiusura nel 2016 di questa rappresentanza dei moltiplicatori. All’atto della premiazione sementieri febbraio 2018 il mio intervento mi è valso una reprimenda (privata) che considero una medaglia e resto convinto che il nostro Piave, come moltiplicatori, sia il riconoscimento del compenso per tutto il lavoro che facciamo, indipendentemente dalla quantità di risone che viene infine ritirato per diventare seme. Un traguardo raggiungibile solo da una rappresentanza organizzata, che ottenga un nuovo contratto, rispettoso dei costi e delle competenze reali che comporta il nostro lavoro e del fatto che produrre un seme certificato – soprattutto ora che l’Ente Risi rilancia l’importanza della tracciabilità con la disciplina per il Classico e con la modulistica per il bio – implica una professionalità che va retribuita, con un nuovo contratto che escluda la voce media delle mercuriali e un incontro a mietitura avvenuta, onde evitare extra produzioni non assorbite dal mercato e senza alcuna retribuzione. Autore: Giuliano Compagnin, moltiplicatore di riso a Balocco (Vercelli)

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Risicoltura
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