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LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO

da | 7 Apr 2021 | NEWS

Si è parlato del fenomeno delle esternalizzazioni in agricoltura,  degli aspetti giuridici connessi all’appalto dei servizi labour intensive e delle nuove opportunità che si delineano per le imprese, nel corso dell’evento “Le esternalizzazioni in agricoltura: appalto di servizi labour intensive e somministrazione, rischi ed opportunità”, promosso da Confagricoltura con la collaborazione di Umana e Agronetwork.

I dati INPS relativi al numero di giornate denunciate mettono in luce come le imprese cosiddette “senza terra”, cioè quelle che svolgono servizi conto terzi in agricoltura, sono cresciute del 28% nel corso dell’ultimo quinquennio. Anche l’ISTAT conferma che le imprese agricole esternalizzano di più, oltre il 18% nell’ultimo triennio. L’appalto di servizi labour intensive sta prendendo più piede al Nord rispetto al Mezzogiorno, dove vige ancora un’economia agricola diversificata che non avverte questa esigenza.

Esternalizzazioni in agricoltura: parlano Caponi e Giansanti

Roberto Caponi, direttore dell’Area Politiche del Lavoro di Confagricoltura ha approfondito il fenomeno delle esternalizzazioni in agricoltura: «Quello delle esternalizzazioni è un tema delicato che va affrontato a 360 gradi; in realtà non è una novità per il mondo agricolo, il contoterzismo esiste da sempre o almeno da quando esiste la meccanizzazione e da questo punto di vista non sussistono problemi di carattere giuridico. Sta prendendo però piede un altro fenomeno, quello del ricorso ad appalti di servizi cosiddetti labour intensive, cioè ad alta intensità di manodopera occupata con scarsa o addirittura nulla meccanizzazione. Accanto a questa forma di esternalizzazione si sta sviluppando anche un’altra forma di esternalizzazione, cioè il contratto di somministrazione: nell’ultimo triennio, tra le nostre imprese associate, è raddoppiato il numero di imprese che si sono rivolte ad agenzie di somministrazione e il numero di giornate somministrate è cresciuto di più del 50%. In primo luogo le imprese agricole esternalizzano – continua Caponi – perché il settore agricolo richiede sempre più forme di elevata specializzazione ma si riscontra al contempo una generale difficoltà nel reperimento di manodopera professionalizzata, eppure solo il 2% della manodopera nel settore agricolo viene avviata attraverso gli uffici di collocamento: si tratta di un’evidente criticità che non può essere trascurata. Inoltre i servizi conto terzi sono molto efficienti nello svolgere la loro attività e questo consente anche di gestire meglio i picchi di manodopera, dato che le operazioni colturali vanno eseguite in un momento ben preciso dell’anno, quindi da questo punto di vista le aziende presentano una forma di debolezza contrattuale sul mercato del lavoro. Un’altra motivazione è quella di evitare adempimenti sempre più rigidi ed onerosi che come risvolto della medaglia comportano un alto rischio di incorrere in sanzioni. È chiaro che il legislatore non guarda con favore a questo tipo di forme di esternalizzazione e prevede la responsabilità solidale da parte dell’imprenditore committente rispetto all’appaltatore nonché un meccanismo complicatissimo dal punto di vista burocratico per gestire gli appalti e avere la certezza che effettivamente avvengano determinati adempimenti nei confronti del fisco. Nell’ultimo Contratto Collettivo Nazionale abbiamo fissato alcuni paletti che servono alle imprese per evitare di incorrere in appalti non genuini e chiediamo che siano trovate delle soluzioni normative senza zone grigie perché le imprese agricole possano agire in un quadro di legalità e di certezza senza dubbi interpretativi».

A Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, sono state affidate le conclusioni dell’evento: «La nostra Costituzione dice che è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Ovviamente chi ha un’impresa deve saper organizzare i fattori della produzione e certamente in futuro dovremo aumentare la capacità produttiva e competitiva delle imprese preservando le risorse naturali, incontro alle linee guida del Green Deal e tutto ciò sarà possibile solo e solamente se riusciremo ad avere a fianco a noi personale altamente formato ed altamente qualificato. In tutte le imprese agricole grandi, piccole e medie il rapporto che si instaura va oltre il contratto di lavoro, è un vero e proprio rapporto quasi familiare in cui molto spesso noi tutti lavoriamo accanto ai nostri dipendenti. L’anno prossimo ci troveremo a discutere del nuovo Contratto Collettivo Nazionale che andrà rafforzato e dovrà essere a mio avviso rivoluzionario: chi rappresenta gli operai in Italia dovrà avere maggior voce e sarà fondamentale la formazione degli enti bilaterali. La crescita di queste cooperative “senza terra” è una sconfitta per le imprese, per i sindacati dei lavoratori e per tutti noi: certamente si tratta di una strada breve ma non sempre questa permette di raggiungere gli obiettivi che tutti noi ci prefiggiamo. Dobbiamo essere protagonisti del cambiamento, altrimenti non facciamo altro che alimentare strumenti di dumping interno che danneggiano fortemente l’immagine dell’agricoltura. Servono delle logiche e delle leggi che consentano sempre di più alla domanda di incrociare l’offerta nella maniera più semplice e veloce: Agrijob è nato per questo motivo l’anno scorso ed ha permesso ai cittadini che si sono trovati senza lavoro a causa dell’epidemia di trovare un luogo di lavoro sicuro e stabile in tante aziende agricole. Insieme a CGIL CISL e UIL ci aspetta il compito di scrivere l’agricoltura del futuro nel rispetto e nell’orgoglio del valore fondamentale dell’attività di impresa, cioè il grande valore etico dell’attività agricola».

Nel corso dell’evento, moderato da Daniela Bricca, giornalista RAI, sono intervenuti Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana S.p.A., Luisa Todini, presidente di Agronetwork, Emmanuele Massagli, presidente di Adapt – Università Lumsa di Roma, Danilo Papa direttore centrale coordinamento giuridico INL, Giuseppe Venier amministratore delegato di Umana S.p.A, Onofrio Rota, segretario generale della Fai – Cisl, Giovanni Mininni  della Flai-Cgil, Stefano Mantegazza della Uila – Uil. Autore: Milena Zarbà